Umbria: i vescovi non ci stanno

La cappa ideologica

MONSIGNOR PAGLIA (TERNI): RACCOLTA DI FIRME PER INTRODURRE I SANTI FRANCESCO E BENEDETTO NELLO STATUTO REGIONALE.
Statuto dell’Umbria, monsignor Chiaretti: falsa l’accusa di interferenza lanciata dal Prc. L’arcivescovo di Perugia: gli interventi sono stati pubblici, nessuna pressione sul governo per impugnare la carta della Regione.

Una firma per dare un’anima allo Statuto dell’Umbria. È quanto intende promuovere il vescovo di Terni, monsignor Vincenzo Paglia. Una raccolta di firme in tutta l’Umbria, spiega il presule, per «dare un’anima e uno spirito al nuovo Statuto regionale». «È assolutamente necessario – ha spiegato monsignor Paglia parlando con i giornalisti a margine della conferenza stampa per la presentazione della campagna di educazione regionale “La mia scuola per la pace”, organizzata in Curia, assieme alla tavola della pace e alla commissione giustizia e pace della Conferenza episcopale, in collaborazione con l’ufficio scolastico regionale – che nell’articolo 2 dello Statuto dell’Umbria si ricordassero almeno san Francesco d’Assisi e san Benedetto, questi due grandi testimoni di pace che sono tutt’ora fonte di ispirazione per tanti nel mondo, ma che non vedono la giusta valorizzazione nella loro terra». Il vescovo di Terni l’ha definita «un’iniziativa significativa» per far comprendere che non dobbiamo vergognarci di questi due «Padri di Pace», ma anzi dobbiamo esserne orgogliosi e seguendo il loro esempio, dobbiamo promuovere – ha concluso facendo riferimento ai tragici fatti di Beslan in Ossezia, nel primo giorno del nuovo anno scolastico, che ha visto massacrare decine di studenti e adulti – ed insegnare la pace a più gente possibile».


Affermazioni farneticanti, che devono essere formalmente smentite». È il duro commento dell’arcivescovo di Perugia, monsignor Giuseppe Chiaretti, alle dichiarazioni rilasciate domenica scorsa ad un quotidiano locale umbro dal segretario regionale di Rifondazione comunista Stefano Vinti a proposito dello Statuto regionale dell’Umbria, recentemente impugnato dal governo. E proprio su questa decisione l’esponente politico del Prc ha accusato l’arcivescovo di Perugia di «aver fatto leva su Alleanza Nazionale per far impugnare dal governo la carta umbra». Secca e sdegnata la nota della curia arcivescovile, che definisce «totale falsità» tali affermazioni e invita l’autore a una netta smentita riservandosi di intraprendere anche un’azione legale.
«Non l’ho nemmeno pensato – ha replicato l’arcivescovo –, perché non ho bisogno di ricorrere agli intrallazzi degli uomini del potere in ambienti che non conosco e che non frequento». Inoltre, ha auspicato monsignor Chiaretti, che questa «farneticante affermazione, mascherata, come è d’uso di ambiguità, venga formalmente smentita» ed ha ribadito che il suo interesse è «da sempre la famiglia, non la carta umbra». Del resto si fa notare che il comportamento dell’arcivescovo di Perugia è sempre stato improntato a prese di posizioni pubbliche e chiare, lontano da ogni forma di interferenza diretta o indiretta, secondo uno stile di lealtà verso le Istituzioni pubbliche e di sincerità nel dichiarare, in qualità di pastore della Chiesa, il proprio pensiero nella difesa dei valori fondamentali della società, in particolare della famiglia fondata sul matrimonio».


(C) Avvenire, 14-9-2004