Ultima follia dell’uomo moderno: fare figli senza padri!?!

Famiglia: politiche familiari

L’ULTIMA FRONTIERA: FAR FIGLI SENZA IL PADRE

È stata la prima, ed è tuttora fra le più permissive, delle leggi sulla fecondazione assistita in Europa. Ma la Human and Fertilisation and Embriology Act è del 1990, e per il governo inglese è superata. Il ministro per la Salute Caroline Flint ha dunque presentato una proposta di riforma che sta facendo rumore soprattutto per l’apertura all’ipotesi di consentire l’ibridazione in vitro fra embrioni umani e animali. Benché solo a fini scientifici, «per facilitare la ricerca sulle cellule staminali». Approvata la riforma, dunque, in Gran Bretagna si potrebbero produrre embrioni-chimera, mezzi uomini e mezzi mucca, o cane. Non che si intenda farli nascere: servono semplicemente per farli a pezzi: insomma a nobili fini di studio.


Ma se l’apertura alle chimere è la più vistosa – e sinistra – novità, altri punti della bozza presentata meritano di essere sottolineati. Il più significativo è che non ci sarà più bisogno di una figura paterna per accedere a un trattamento di fertilità. Madri singole e unioni gay equiparate dunque a quelle eterosessuali. Due donne, due uomini o una donna sola, nel progetto inglese equivalgono a quelle coppie che osiamo definire “normali” – cioè composte da un uomo e una donna. L’unico punto su cui il progetto, a questo proposito, dice di no è la possibilità di produrre un embrione in vitro con il materiale genetico di due donne, combinazione ormai possibile nell’avanzare trionfante del progresso scientifico. Ma, per il resto, a chi domanderà a un medico di avere un figlio grazie alle provette, non si chiederà più dov’è il futuro padre. Chi ha detto che una figura paterna è necessaria? Si cresce benissimo anche senza, dice il ministro della Salute del governo Blair.

È l’ulteriore passo avanti, questa riforma inglese, di una cultura che da decenni tende all’eliminazione del padre. Già da tempo psicologi e sociologi osservano l’emarginazione dalla famiglia della figura maschile – prima attaccata dal femminismo, poi svuotata dalla carat teristica economica di “capofamiglia” dal lavoro femminile – e un crescente “maternage”, o prevalenza della madre, nel rapporto con i figli. L’avvento della fecondazione assistita, riducendo l’apporto del padre a una provetta – e a volte proveniente da uno sconosciuto – aveva inflitto un nuovo colpo alla significanza del padre nell’immaginario collettivo. Il progetto inglese conclude l’operazione: nemmeno in vista dell’educazione del bambino la presenza di un padre è ritenuta utile.

Qualunque formula, tra le possibilità infinite delle “nuove” famiglie, va bene per crescere un figlio, senza bisogno alcuno di ricorrere a quella vetusta figura maschile. Il fatto che le ricerche svolte negli Usa e in Gran Bretagna affermino che la maggior parte dei comportamenti devianti giovanili vengano da ragazzi cresciuti in famiglie senza padre, dev’essere per il governo Blair un puro caso. Il padre, nell’analisi che della famiglia fece Freud, simboleggiava l’autorità, quello che stabiliva un limite fra ciò che era giusto, e sbagliato. Ma, in quella cultura iniziata nel 1968 a Parigi al grido “vietato vietare”, e poi fiorita in un attacco radicale alla famiglia e alla procreazione, era chiaro che per il padre – quello che stabilisce il limite – si preparavano tempi duri.

Già lo avevano ridotto a una provetta. Ora non se ne richiede più nemmeno la presenza in casa. Espulso, come un vecchio mobile inutile. Quel divieto di far figli con materiale genetico solo femminile, dice che la tentazione c’è già. E dimostra come la fecondazione artificiale veramente abbia aperto la porta a una impressionante mutazione antropologica.


(C) AVVENIRE – 15 dicembre 2006 – http://www.db. avvenire. it/avvenire/ edizione_ 2006_12_15/ articolo_ 709692.html