Turismo procreativo? La legge 40 non c’entra

Vita: politiche di bioetica

L’associazione «L’altra cicogna» accusa: «Le coppie espatriano»
Boioni Dedé: «Dati manipolati a sostegno di tesi liberiste»


(C) Avvenire, 13/4/2005

da Roma Pier Luigi Fornari


Dopo la vittoria nelle Regionali Piero Fassino cerca di spaccare il centrodestra sul referendum contro la procreazione medicalmente assistita (Pma), sostenendo che nelle ultime elezioni le donne avrebbero mostrato disaffezione verso la CdL per la posizione assunta sulla legge 40.
Intanto l’Altra Cicogna, associazione costituita da coppie con problemi di sterilità, in collaborazione con il “comitato per il no alla legge 40” e alcuni specialisti, ha organizzato ieri un seminario a Roma. A giudizio di Laura Pisano, presidente dell’associazione, a un anno dall’approvazione della legge il “turismo procreativo” sarebbe cresciuto del 20% e il tasso di gravidanza si sarebbe ridotto, mediamente, di un terzo. E secondo Monica Soldano, presidente dell’associazione Madre Provetta, ingenti flussi procreativi dovrebbero verificarsi verso la Gran Bretagna. «Non è certo una legge 40 meno severa che può risolvere il problema del cosiddetto turismo procreativo – ribatte però Medua Boioni Dedé, presidente della Confederazione italiana dei Centri per la regolazione naturale della fertilità e firmataria del “Manifesto di “Scienza & vita” -: sono dati manipolati a sostegno delle tesi liberiste». Dall’alto di una grande esperienza nell’accompagnamento di coppie che desiderano un figlio, dichiara un’«enorme falsità» la tesi per cui «la riduzione del numero degli embrioni a tre sarebbe la causa di una minor efficacia delle tecniche. Studi molto seri hanno dimostrato come, al contrario, questa riduzione offra maggiori possibilità di successo legate a una minore percentuale di parti plurigemellari. Addirittura sembra che l’introduzione di un solo embrione offra un ottimo successo finale».
Il dottor Antonino Guglielmino, responsabile dell’Istituto di medicina e biologia della riproduzione, si è occupato della diagnosi preimpianto, come alternativa alla diagnosi prenatale. Il ricercatore ha sostenuto che «nel primo caso la scelta di interrompere la gravidanza viene fatta dalla coppia durante la gestazione» (una scelta sbilanciata), mentre con la diagnosi preimpianto si tratterebbe di una scelta bilanciata perché, mentre si scarta un embrione, si decide di impiantarne altri. Ma la lista dei figli salvati può bilanciare quelli “inevitabilmente” soppressi secondo la mentalità del figlio senza malattie?
Paolo Gasparini, ordinario di genetica dell’Università di Napoli, ha affrontato il problema delle cellule staminali. Ha riconosciuto che a fine anni ’90 alcuni studi hanno introdotto il concetto di «plasticità» delle cellule staminali adulte, fino a quel momento ritenute solo «unipotenti» a differenza delle embrionali «totipotenti». Si è scoperto cioè che cellule staminali neurali possono dare origine a cellule del sangue, muscolari, scheletriche. Altrettanto può avvenire con cellule staminali del midollo osseo, e anche con cellule staminali adulte di altri tessuti. Ha riferito però che «una serie di studi aveva come scopo mantenere la supremazia delle cellule embrionali, giustificando quindi norme e finanziamenti a loro favore». Il genetista infine ritiene giusto lavorare su ambedue le linee di ricerca. Eppure molti scienziati hanno espresso la convinzione che le molteplici direzioni di utilizzo delle staminali adulte permettano di evitare l’uso delle embrionali.