Toscana: la Regione dei record

Socialismo

REGIONE TOSCANA: ormoni gratis per chi cambia sesso

Negli ultimi anni la Regione Toscana si è distinta per essere stata la prima a riconoscere nello Statuto regionale le «forme di convivenza» alternative al matrimonio. E le Asl toscane, prime sul territorio nazionale, hanno somministrato la pillola abortiva Ru486 alle loro pazienti senza sperimentazione. Ora ecco il nuovo limite: una delibera di Giunta, la numero 396 approvata il 29 maggio scorso, ha deciso che la Regione si farà carico del «trattamento ormonale dei soggetti affetti da disturbo dell’identità di genere»…

Firenze, 7 giugno 2006 – Ha scatenato molte polemiche la decisione della giunta regionale toscana, anticipata in questi giorni da alcuni giornali, di fornire gratuitamente la terapia ormonale per quanti hanno deciso di cambiare sesso. I farmaci saranno garantiti dal servizio sanitario regionale. A stabilirlo, una delibera approvata nei giorni scorsi in attuazione di una legge nazionale, la 164 del 1982, sulla rettificazione dell’attribuzione di sesso.
Nel 1990 la Regione Lazio aveva stanziato 500 milioni di lire a favore delle persone che avessero chiesto di cambiare sesso proprio in virtù di quella legge.
“La Toscana – ha commentato l’assessore per il Diritto alla salute Enrico Rossi – ha sempre riservato una grande attenzione all’assistenza farmacologica essenziale dovuta alle persone portatrici di patologie e disturbi rari. È una questione di diritti e di civiltà. Ed è proprio il caso anche di coloro che sono soggetti da disturbo della identità di genere”.
Rossi sottolinea che la delibera, oltre che attuare una legge nazionale in vigore, conferma “i principi sanciti nello Statuto regionale e dalla legge regionale contro le discriminazioni determinate dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere. Parlare di una possibile ‘corsa all’ormone’ – sottolinea – o di eventuali ‘sacrifici’ a scapito di altri farmaci è grottesco e senza alcun riscontro con la realtà”.
Secondo la relazione della Commissione terapeutica regionale, sulla cui base si è mossa la decisione della giunta, si tratta di un disturbo assai raro: si stima che in Italia interessi una persona ogni 50mila abitanti, quindi il massimo 70 persone in tutto.
In Toscana, dall’ottobre 2005 ad oggi, sono stati effettuati due interventi chirurgici di questo genere. Attualmente sono in trattamento presso il Servizio Sanitario Regionale 30 persone, 20 a Firenze e 10 a Pisa. Le terapie farmacologiche necessarie costano 10 euro al mese per paziente, 120 euro l’anno, quindi 3600 euro l’anno, lo 0.0003 della spesa farmaceutica regionale.
“Lo Stato italiano – sottolinea l’assessore Rossi – ha regolamentato con la legge del 1982 il diritto delle persone alla cura di questo disturbo e le modalità di accesso all’intervento, che è riconosciuto nei Lea, i Livelli essenziali di assistenza“.
In pratica le persone vengono prese in carico da una equipe di medici, psicologi e psichiatri. Dopo un lungo periodo di colloquio e di terapia, e dopo l’accertamento che il paziente è affetto da questo disturbo cronico e complesso, l’interessato può far richiesta al tribunale per un “adeguamento dei caratteri sessuali da realizzare mediante trattamento medico-chirurgico”, che deve essere autorizzato con sentenza del tribunale stesso. La stessa legge disciplina anche il cambiamento anagrafico.
“Con la delibera – prosegue l’assessore – abbiamo quindi colmato un vuoto di assistenza, quella farmaceutica, che mancava per completare la presa in carico dei pazienti affetti da questo disturbo. Si tratta di persone che hanno diritto alla cura al pari di tutti i cittadini e la cui condizione non deve venire genericamente confusa con quella dei travestiti o dei viados”.
“Ricordo – conclude Rossi – ad esempio, che con una delibera che ha suscitato assai minore scalpore il Servizio sanitario regionale ha pagato 500mila euro per la cura farmacologica di una persona affetta da una patologia rara. Parliamo di atti doverosi e civili. Ben altri sono, in concreto, i problemi del contenimento della spesa farmaceutica, che comunque in Toscana riusciamo a controllare, assicurando più prestazioni, e mantenendone la crescita a un livello nettamente inferiore alla media nazionale: nel 1995 la nostra spesa pro capite era dell’1.1% inferiore alla media nazionale; nel 2005 lo è del 15.2%.
Vladimir Luxuria plaude alla decisione: “Ancora una volta – sostiene il parlamentare ‘transgender’ del Prc – le Regioni italiane dimostrano modernità e vicinanza alle esigenze reali di tutti i cittadini. Dopo l’estensione dei servizi sociali anche alle coppie di fatto la Regione Toscana fornirà gratuitamente le cure ormonali alle persone transessuali che ne hanno bisogno per adeguare il proprio aspetto fisico all’identità di genere. La terapia ormonale considerata come servizio sanitario pubblico è il modo migliore con il quale le istituzioni non rendono obbligatoria la prostituzione per tutte quelle transessuali che devono sopportare dei costi elevati per un adeguamento fisico che possa essere in armonia con la propria interiorità psichica ed emotiva. Mi auguro che questa azione possa essere da esempio anche per le prossime politiche del governo sulla salute”.
Dura, invece, la reazione della Cdl: “Il Servizio Sanitario e Sociale della Toscana pagherà le spese per il cambio di sesso? Se questa è la cura per la sanità italiana, siamo ben oltre l’assoluta disparità di trattamento tra i cittadini”, lo afferma, in una nota, il capogruppo Udc alla Camera, Luca Volonté.
“La sanità toscana è favor-gay – sostiene Volonté – e crea pregiudizio per i ‘normali’. Vista la felicità di Vladimiro Guadagno, ci attendiamo che altre regioni rosse arrivino presto alle ‘misure danesi’ della fecondazione alle lesbiche. In tutto ciò – conclude – dinanzi a questo spreco ingiusto di denaro Padoa Schioppa e la Turco dormono il sonno dei complici”.
“È l’ennesima ‘boutade’ che mette in evidenza come la sanità toscana sia impregnata di ideologia e demagogia – rincara la dose Anna Maria Celesti, consigliera regionale di Forza Italia e vice presidente della commissione sanità – questa delibera è solo un annuncio al quale non seguono fatti concreti: non vengono stanziati i fondi necessari per l’erogazione dei farmaci ai transessuali, demandando ai bilanci delle singole Usl la responsabilità di reperire i soldi attraverso la ‘razionalizzazione’ della spesa”.
“Anche nell’assicurare la gratuità di alcuni farmaci – ha continuato la consigliera regionale di Forza Italia – occorre realizzare scale di priorità. Basti pensare ai pazienti affetti in Toscana delle malattie rare o rarissime che non vedendosi riconosciuta la malattia stessa pagano di tasca propria la maggior parte dei farmaci necessari”.
“Delibere di tal fatta – ha concluso – si possono definire assurde perché se applicate comporterebbero una discriminazione tra chi sceglie il proprio orientamento sessuale e chi invece è colpito involontariamente da una vera e propria malattia”.


RomaOne.it