Torture

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C’è qualcosa che non torna nelle immagini sulle «torture & sevizie» inflitte dagli americani ai prigionieri irakeni. Mi spiego. Se uno decide di fare l’aguzzino, perché dovrebbe farsi riprendere? Per mostrarle agli amici, poi, a casa?
Può essere.

Ma quelle foto sono centinaia, per cui si deve ammettere che fanno parte di una strategia ben precisa. La quale può essere questa: data la mentalità dei musulmani, gli interrogatori possono essere stati condotti con la minaccia, umiliante, di mostrare le foto a parenti ed amici del prigioniero. Ma, se così, si tratta di un mirato lavoro di intelligence. Allora, perché affidarlo non a militari addestrati, magari dei servizi segreti, ma a riservisti senza arte né parte?

Già, perché i colpevoli erano tutti ex venditori di assicurazioni, cameriere di fast-food o nullatenenti arruolatisi per guadagnare qualcosa in più. E costoro, tutti, hanno testimoniato di non aver fatto altro che eseguire ordini superiori, foto comprese. Si deve pensare, allora, che all’interno dell’amministrazione americana c’è qualcuno che rema contro?

E perché? Per influire sulle elezioni presidenziali? O per far tornare a casa le truppe? Oppure, infine, le cose sono molto più semplici e si tratta solo di imbecillità senza attenuanti?

Mah. Misteri della guerre moderne, che si combattono (e si possono vincere o perdere) anche attraverso i media.


Rino Cammilleri


Antidoti, 21-5-2004
(C) http://www.rinocammilleri.it/

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