Taroccano pure i discorsi dei vescovi

La cappa ideologica

Il partito del non voto tira la veste ai vescovi

La Cei chiede «il bene comune». La sinistra traduce: è per il governo tecnico…

di Renato Farina

 

Meno Gesù, più Marini. Incredibile ma vero. Lo attestano più fonti indipendenti e accreditate. Questo sarebbe il nuovo credo cattolico, sancito persino dal segretario della Conferenza episcopale italiana, monsignor Giuseppe Betori. Il Vangelo canonico? Quello secondo Luca (di Montezemolo). I quotidiani di destra e di sinistra hanno annunciato novità inesorabili: la Santa Chiesa avrebbe rinunciato alle sue eterne battaglie su famiglia, aborto-eutanasia, educazione, e si sarebbe concentrata su una nuova frontiera etica: le larghe intese. Papa Ratzinger avrebbe messo da parte la sua difesa della razionalità della fede e della presenza di Dio nella vita pubblica, e si accontenterebbe del ritorno al proporzionale. Insomma: l\’unica moratoria che ormai interessa alla Conferenza episcopale italiana e ai suoi cocciuti capi sarebbe quella del voto in Italia. Scherziamo un po\’, ma mica tanto. Il paradosso serve a rendere l\’idea. Ormai, qualunque cosa dicano un cardinale, un vescovo e tanto più il Papa, il loro verbo è travestito come al carnevale veneziano con maschere alla moda. Oggi è trendy mettere in bocca ai massimi esponenti della gerarchia cattolica l\’auspicio per un accordo sulle riforme. Una settimana prima il ringraziamento di Ratzinger per la solidarietà all\’Angelus sarebbe stato l\’avallo a Mastella per mollare Prodi, e questo addirittura secondo il ministro della Università, Fabio Mussi. Insomma: interferenze su interferenze, maledette e benedette, vissute come placidi e costruttivi consigli o come odiose e simoniache intromissioni dello straniero, a seconda se giovino o meno alla causa.
INTERFERENZE E CONSIGLI
Di Ratzinger capocorrente dell\’Udeur abbiamo detto. Ora è toccato a Betori, numero 2 della Cei, passare per un fautore del modello elettorale tedesco. È vero o falso? Ovvio. Come si diceva al liceo: sono le palle di fra Giulio. Più che il fastidio, nei Palazzi Apostolici e nella sede della Cei, prevale un senso di impotenza dinanzi a questa deriva per cui ogni frase di eccellenze ed eminenze subisce la deformazione del gioco politico. A proposito di panzane. Basta para- gonare le frasi testuali di Betori pronunciate in conferenza stampa martedì scorso, e il modo come sono state riferite. 1) Ha invitato «tutti i soggetti politici a mettere al primo posto il bene comune rispetto a quelli che sono gli interessi di parte». 2) Ha detto di Napolitano: «I cittadini possono aver fiducia in questo presidente della Repubblica, nella sua capacità di giudizio, nel suo amore per il Paese. Saprà sicuramente operare per il bene comune all\’interno delle possibilità offerte da tutti». «Non sta a me fare scelte che spettano solo al pre- sidente della Repubblica». 3) Soluzioni alla crisi? «La Chiesa non deve e non intende coinvolgersi con alcuna scelta di schieramento politico. Non esprime preferenze per l\’una o l\’altra scelta costituzionale o istituzionale. E in questo contesto anche elettorale. L\’importante è che ogni scelta sia rispettosa della democrazia».
LIBERE INTERPRETAZIONI
Chiaro, no? Betori ha elogiato Napolitano come presidente della Repubblica. Ovvio. Un minimo di rispetto. Per il resto ha detto: bene comune, scelta democratica. Invece la traduzione è stata la seguente. La Stampa: «La Cei preme: "Si trovi un accordo"». Il Messaggero: «I vescovi tifano per l\’ac cordo: è indispensabile la riforma della legge elettorale». Ancora la Stampa: «La Cei: "Meglio la fine del maggioritario"». Corriere della Sera: «La Cei invoca l\’intesa: "Prevalga il bene comune"». In questi titoli è palese l\’equivoco increscioso per cui bene comune è sinonimo di inciucio. Secondo questa visione anche San Tommaso avrebbe vergato la Summa Theologica per favorire l\’esplorazione di Marini. Non parliamo poi di Europa (organo della Margherita): «Imprese, vescovi, sindacati: almeno cambiate la legge». Il Manifesto: «Anche i vescovi benedicono il dialogo». Il Mattino: «"Un accordo per il Paese". I vescovi con Napolitano». Il Sole 24 Ore: «I vescovi: "Soluzione con l\’accordo di tutte le parti"». Anche il Giornale, impazzito, titola: «Vescovi, industriali e sindacati: quell\’asse contro le elezioni». Addirittura l\’Asse, come quello di Roma, Berlino, Tokio. A questo punto che fare? Si sono posti il problema di precisare, smentire, correggere. Ma i vescovi farebbero la figura di quelli contro il bene comune, l\’intesa, il dialogo, contro Marini, e dunque favorevoli all\’elezioni. In realtà si occupano di altro. Ma se lo dicono, titolerebbero: i vescovi se ne fregano.

LIBERO 1 febbraio 2008