Svizzera: uccidete pure il bambino, ma non toccate il fiore…

La cappa ideologica

L’eutanasica Svizzera si preoccupa dei diritti e della dignità delle piante

Nel paese che prepara il no morale agli ogm, che certifica l’esistenza della “dignità della pianta” e l’obbligo per chi desidera un animale da compagnia di seguire corsi di formazione ad hoc, è singolare come tanta tutela per i più deboli non coinvolga anche gli esseri umani…

 

Lunga vita all’asparago e guai a chi lo tocca. Per non parlare dei fiorellini di campo che, secondo la Commissione di etica biotecnologica non umana della Confederazione elvetica, non andrebbero mai sradicati mentre crescono liberi e felici tra le barbabietole. Sarebbe, dice l’organismo parlamentare svizzero, “un atto immorale” del contadino. La Commissione ha appena licenziato un documento senza precedenti nel suo genere: “La dignità degli essere viventi e in particolar modo delle piante” è il titolo del rapporto che la Commissione ha appena reso noto. Si tratta di un lavoro commissionato dal Parlamento elvetico all’indomani dell’approvazione – qualche anno fa – di un emendamento alla Costituzione che sanciva l’obbligo per tutti i cittadini “di prendersi cura della dignità del creato in relazione al modo di trattare animali, piante e altri organismi”. L’esempio dei fiori di campo è effettivamente nel documento. Se un agricoltore, tornando verso casa dal suo campo, nota un fiorellino selvatico e lo “decapita”, commette “un atto immorale” sebbene non si capisca “se questa azione sia da condannare perché con il suo gesto l’agricoltore esprime una posizione morale contro altri organismi o se non lo sia per il semplice fatto che stia facendo qualcosa di male ai fiori”. Del caso del rapporto di bioetica floreale si è occupata la rivista Nature, assai favorevole, e il settimanale conservatore americano Weekly Standard, che invece non ha risparmiato le proprie critiche all’idea di sancire diritti positivi per le piante “anche quando le azioni contro di loro non compromettono l’equilibrio o la sopravvivenza di una specie vegetale”, come specifica lo stesso documento svizzero. Il parallelo proposto da Wesley Smith, ricercatore del Discovery Institute di Seattle e collaboratore dello Standard, è quello con l’affermazione, nei decenni passati, dei diritti degli animali, primo passaggio di una cultura che tende a equiparare la dignità dell’uomo con quella degli altri esseri viventi fino a rovesciare la prospettiva, trasformando il genere umano nel principale nemico della natura. La definizione dell’ambientalista oltranzista Paul Watson, leader della Sea Shepherd Conservation Society, secondo il quale “l’uomo è l’Aids della Terra” è l’esempio più calzante di questa tendenza. Per Nature, al contrario, la mossa degli esperti di Berna è soltanto l’inizio di un trend positivo di conservazionismo ambientale che presuppone il rigetto degli organismi geneticamente modificati: “La commissione svizzera mostra efficacemente con pochi esempi concreti quali siano gli interventi ammissibili dell’uomo sulla natura e quali invece costituiscano un vero insulto alla dignità delle piante. La Commissione non cita esplicitamente le modificazioni genetiche degli organismi, ma quel che emerge dalla sua maggioranza è senza dubbio la tendenza a considerare una ‘limitazione dell’indipendenza’ delle piante un intervento che ne distorca il codice genetico, magari per impedirne la riproduzione”. Così, nel paese che prepara il no morale agli ogm, che certifica l’esistenza della “dignità della pianta” e l’obbligo per chi desidera un animale da compagnia di seguire corsi di formazione ad hoc, è singolare come tanta tutela per i più deboli non coinvolga anche gli esseri umani. A cogliere la contraddizione è l’attivista pro life americano Michael Baggott, che sul magazine Lifesitenews. com ricorda come la Svizzera abbia legalizzato l’aborto nel 2002 concedendo ampi margini di discrezionalità nella decisione di sopprimere una vita umana in divenire.

di Alan Patarga
Il Foglio 11 maggio 2008