Sull’aborto il ministro della Sanità Usa frena l’Unesco troppo liberal

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(il Foglio) Gli USA frenano la campagna abortista dell’UNESCO: EDUCAZIONE E DEMOGRAFIA, IL DOCUMENTO RITIRATO. Sull’aborto il ministro della Sanità Usa frena l’Unesco troppo liberal

Milano. Risale al 2 gennaio – ma la notizia sta girando solo adesso – il rimprovero per via epistolare indirizzato dal ministro della Sanità americana Tommy G. Thompson al direttore generale dell’Unesco, Koichiro Matsuura.


Gli Stati Uniti sono rientrati nell’organizzazione educativa, scientifica e culturale delle Nazioni Unite il 1° ottobre scorso: ne mancavano dal 31 dicembre 1984, nel momento del passaggio dal primo al secondo mandato presidenziale di Ronald Reagan, giacché (così viene detto ufficialmente) i valori difesi dall’Unesco erano opposti a quelli difesi da Washington. Appena tornati, però, gli Stati Uniti hanno avuto a che ridire. Oggetto del contendere è il documento “Unwanted Pregnancy and Unsafe Abortion”, pubblicato nel 2002 dal Rechpec, l’ufficio regionale thailandese dell’Unesco, che a Bangkok si occupa di demografia, educazione e comunicazione, accompagnato da un secondo testo, “Review of International Standards for Rights of the Child and Adolescent Rights”. Ovvero l’aborto come diritto alla salute riproduttiva degli adolescenti.


Nella lettera a Matsuura, Thompson afferma che “a nostro avviso il rapporto si mostra favorevole all’aborto, promuovendolo fra gli adolescenti senza il minimo coinvolgimento dei genitori e delle famiglie”, e così facendo “rispecchia l’indirizzo filoabortista invece di quelle misure atte a migliorare la salute riproduttiva che si basano sulla scienza e sui fatti”. Infatti, “con nostro disappunto, il documento ignora tutti i metodi oramai comprovati per prevenire le gravidanze indesiderate, specialmente quelli fondati sulla promozione di scelte comportamentali e sanitarie responsabili.


Allo scopo di migliorare lo stato di salute delle popolazioni a cui prestiamo i nostri servigi, è necessario offrire la possibilità di operare scelte e di osservare comportamenti sani, privilegiando il valore dell’astinenza e quello della procrastinazione del primo rapporto sessuale fra gli adolescenti, il ruolo essenziale e la responsabilità dei genitori, nonché il coinvolgimento critico delle famiglie nella vita dei giovani”.


Thompson, secondo il quale il documento dell’Unesco prescrive di fatto che “i governi rendano l’aborto legale, sicuro e accessibile”, prosegue la lettera a Matsuura affermando: “La esorto a riconsiderare la lista delle raccomandazioni contenuta nel documento”, giacché quella relativa all’aborto si spinge “oltre la missione di guida e l’expertise che l’Unesco ha nello sviluppare programmi finalizzati a promuovere e a sostenere l’educazione, la scienza e la cultura della comunità globale”.


Il secondo documento, infatti, indica la possibilità di ritenere gli Stati che non favoriscano la liberalizzazione dell’aborto colpevoli di violazione di diritti umani di fronte all’Alto Commissariato dell’Onu per i diritti umani e al Comitato per l’eliminazione di ogni forma di discriminazione contro le donne (Cedaw).


Ora, dei due documenti dell’Unesco gira voce almeno dal 31 ottobre scorso. A darne notizia fu Douglas A. Sylva, vicepresidente di C-Fam, il Catholic Family & Human Rights Institute di New York, al quale si prese immediatamente la briga di rispondere una portavoce di Koichiro Matsuura. Descrivendo il documento come frutto della lunga e proficua collaborazione instaurata fra l’Unfpa, il Fondo delle Nazioni Unite sulla popolazione, e l’ufficio di Bangkok dell’Unesco, ha attribuito i contenuti solo alla mancanza di “sufficiente controllo editoriale”.


Fatto sta che Matsuura (così ha detto la sua portavoce) ha deciso “di fermare quel tipo di pubblicazioni”.


Marco Respinti
Il Foglio 28-1-2004

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