Sul Duomo di Milano un’altro cartellone volgare

Dal mondo

NON C’È DUE SENZA TRE…?


Nuovo mega spot indecente sul Duomo di Milano


Dopo il mega cartellone pubblicitario con «madonna» ora, sul lato nord del Duomo arriva anche la «scosciata» che pubblicizza un marchio high tech. E nello sdegno generale la Veneranda Fabbrica del Duomo e la Curia milanese, vergognosamente, continuano a tacere


«TOGLIETELO SUBITO!»


 

Dopo la pubblicità di madonna, quella di un marchio high tech scatena le polemiche dei fedeli. Don Rigoldi: malcostume


Dopo Madonna, la modella. Trucco e sguardo seducenti, la gonna che si solleva a mostrare qualche metro di gamba (viste le dimensioni del poster), da qualche giorno ha preso il posto della popstar sul lato nord del Duomo, ancora “impacchettato” per i lavori di ristrutturazione. Se madonna pubblicizzava una nota marca di abbigliamento giovanile, la sventola sul Duomo brandisce come un’esca una macchina fotografica digitale di marca giapponese, secondo uno degli stereotipi pubblicitari oggi più diffusi: donne e tecnologia (che poi è la versione al passo coi tempi del binomio donne-motori). Evidentemente, le polemiche suscitate dalla pubblicità che in quello stesso punto della chiesa vedeva protagonista durante l’estate madonna non hanno più di tanto toccato la Veneranda Fabbrica del Duomo. In quei giorni la popstar, durante un concerto a Roma, aveva simulato sul palco la sua crocifissione. Per questo, la sua comparsa sul Duomo era stata giudicata quantomeno inappropriata, se non blasfema. Passata qualche settimana, ecco la ragazza scosciata. La gente che passa sotto la sua gigantografia non sembra, per la verità, farvi troppo caso: ci sono turisti che scattano fotografie, tamarri che puntano le ragazzine e tanti milanesi che procedono con passo spedito verso il metrò. E poi, sui muri ormai c’è di tutto, anche se quello non è proprio un muro come gli altri. «Ancora? Non gli sono bastate le polemiche causate da madonna?» dice sorpresa una signora a passeggio col marito, alla quale indichiamo il poster. «Per me – prosegue – usare un luogo religioso per la pubblicità non ha giustificazioni, qualunque sia la pubblicità. Figuriamoci questa». Due signori di mezza età commentano che «è uno schifo», mentre un terzo, più pragmaticamente, spiega che «certo, potevano scegliere un’altra pubblicità, ma evidentemente questa ha pagato di più». E chi ne approfitta per un confronto tra religioni: «Non credo proprio che su una moschea in ristrutturazione metterebbero una cosa del genere. E poi si lamentano della secolarizzazione dilagante» dice un altro passante. Orlando Chiari, proprietario dello storico Bar Zucca che sta proprio di fronte alla gigantografia, la prende con filosofia: «Se vado ragionando secondo la mia età (ha 73 anni, ndr) è una cosa che non capisco. Ma è che i tempi sono cambiati, e in peggio. Trent’anni fa, un poster così avrebbe suscitato scandalo, mentre oggi sono in pochi a farci caso. Ricordo che monsignor Manganini disse che gli spot sul Duomo servivano a portare a casa i soldi. Io dico che se guardiamo al fine ha ragione lui, se pensiamo anche ad altro, forse no». Giudizi tutt’altro che generosi arrivano anche da due preti “di strada” ai quali il senso pratico pur non è mai mancato: per don Gino Rigoldi, cappellano del Beccaria, «usare le donne scosciate per vendere auto o altri prodotti è un malcostume che andrebbe evitato su un simbolo religioso importante qual è il Duomo», mentre don Antonio Mazzi, fondatore della comunità Exodus, scherza quando dice che «evidentemente i vescovi possono fare cose che sarebbero proibite ai preti», ma dice di non capire «perchè la Fabbrica si presti a queste cose. Io sono un povero prete pieno di debiti, ma il Duomo e la Diocesi non ci vengano a raccontare di non avere i soldi per pagarsi il restauro di tasca loro». Non bastasse come provocazione, il critico d’arte ed ex assessore Philippe Daverio la butta sul biblico, ricordando il brano del Vangelo in cui «Gesù cacciò i mercanti dal tempio. Oggi – dice Daverio – non so come la metterebbe coi mercanti che sul tempio hanno messo la pubblicità».


di Matteo Legnani
LIBERO 7 ottobre 06


 


Per saperne di più:



– La «Madonnina» dei milanesi imbrattata da «madonna»…



– Guarda il megaposter di “madonna” sul Duomo di Milano