‘Strategie Nazionali e Internazionali nella lotta alla droga’

Famiglia: politiche familiari

“Altro problema delicatissimo, in rapporto non solo alla salute ma alla formazione delle persone, è quello della droga, a proposito del quale rincresce di dover constatare come persone investite di pubbliche responsabilità [si riferisce all’ex Ministro della Sanità del Governo Amato 2, Umberto Veronesi, NdR] si esprimano in termini tali da consentire, quantomeno, interpretazioni “permissiviste” che certo non aiutano a sviluppare col necessario vigore quell’opera anzitutto educativa e preventiva, oltre che di autentico ricupero delle vittime della droga, che è un preciso dovere dello Stato come dell’intera società civile”.
+ Camillo Card. Ruini, Prolusione al CONSIGLIO PERMANENTE della Conferenza Episcopale Italiana. Roma, 22-25 gennaio 2001
http://www.chiesacattolica.it/cci_new/documenti_cei/2001-01/23-18/Prolusione.rtf

Convegno “Strategie Nazionali e Internazionali nella lotta alla droga” 48ª Commission on Narcotic Drugs




Intervento del Capo della Delegazione Italiana Sottosegretario di Stato dell’Interno On. Alfredo Mantovano

Vienna 7 marzo 2005






 




Il bilancio relativo alle problematiche della droga in Italia nel 2004 fa emergere due dati: da un lato le notevoli dimensioni del fenomeno, sicuramente non in fase recessiva, e in profonda trasformazione, dall’altro un deciso sforzo di contrasto.

Nel 2004 in Italia sono stati sequestrati circa 26.000 kg di sostanze stupefacenti e denunciati oltre 31.000 trafficanti. Della droga sequestrata circa 3.600 kg erano di cocaina e circa 2.500 kg di eroina. Fra le sostanze sequestrate ci sono le cosiddette “nuove droghe”: circa 380.000 dosi di anfetaminici, con un incremento di oltre il 60% rispetto al 2003. Ciò mette in evidenza una preoccupante svolta nella tipologia del consumo e la necessità di rivedere i parametri di valutazione dell’intero fenomeno, in tutti i suoi risvolti, non ultimo quello delle corretta individuazione delle cause di tanti incidenti stradali, altrimenti inspiegabili.

Si è intensificato lo scambio di informazioni con i Servizi antidroga di altri Stati e sono stati incrementati gli incontri di cooperazione. Nel 2004 se ne sono svolti complessivamente 44 in Italia e 27 in altri paesi, spesso con la diretta partecipazione dell’Autorità Giudiziaria: il che ha consentito di raccordare la prosecuzione delle indagini. Per incentivare i contatti bilaterali, il Governo italiano ha aperto l’Ufficio di esperto antidroga all’Ambasciata d’Italia a Teheran (Iran) e a Tashkent (Uzbekistan).

Si sono così determinate condizioni favorevoli per lo sviluppo di indagini realizzate con strumenti evoluti, quali le consegne controllate nazionali ed internazionali e gli agenti sotto copertura. In concreto, nel 2004, le forze di polizia, col supporto della Direzione Centrale per i Servizi Antidroga, hanno portato a termine complessivamente 59 consegne controllate, tra nazionali e internazionali.

Come risultato di queste intense attività desidero citare, fra i tanti, un solo esempio: l’operazione “Decollo” del ROS Carabinieri, coordinata dalla DCSA. Questa indagine, avviata nel 2000, ha portato nel solo 2004 all’arresto di 110 persone in Italia e di 46 in Colombia, Spagna e Olanda, con il sequestro di un totale di circa 5.850 Kg di cocaina, dei quali 850 in Italia.

Lo scambio di esperienze e la condivisione di best practices nel settore della formazione e dell’addestramento finalizzati al contrasto del traffico di droga, è stato l’obiettivo di numerosi corsi organizzati nel 2004 a favore di rappresentanti delle polizia di Romania, Cuba e Libia. Inoltre, sempre per il 2005 è stata già programmata un’attività di formazione da svolgere in Iran, Afghanistan, Pakistan. Va inoltre segnalato che nel 2004 si è tenuto in Italia un corso riservato alle Forze di Polizia italiane per “agenti sotto copertura”, al quale ha partecipato un ufficiale del Comando Centrale Antidroga della Polizia del Montenegro.

Queste attività di contrasto e di addestramento sono ancora più importanti se si considera che il traffico internazionale di stupefacenti, oltre ad essere una delle attività criminali più lucrose, è anche uno strumento di finanziamento del terrorismo, come emerge da quanto si è potuto verificare, per esempio, nel teatro afgano: il governo dei Talebani, che dava supporto ed accoglienza ad Al Qaeda, si finanziava con il fiorente mercato dell’oppio, di cui l’Afghanistan deteneva circa il 70% della produzione mondiale. Ancora oggi, nelle parti del territorio ancora non sotto il controllo completo delle forze del nuovo governo eletto con elezioni democratiche, parte del fiorente mercato continua ad alimentare (anche se solo indirettamente) aree legate al terrorismo islamico.

Quello appena sintetizzato è però il versante repressivo di una strategia di contrasto, che deve essere molto più articolata. Il problema droga va infatti affrontato in modo globale per avere risultati tangibili e duraturi. Perciò è necessario presidiare contemporaneamente tutti gli altri aspetti nei quali lo possiamo scomporre. Bisogna tenere presente infatti la prevenzione, orientata ad evidenziare i danni e i pericoli connessi all’uso di stupefacenti; assumere droga è più rischioso che fumare delle normali sigarette: quest’uso merita di essere combattuto con energia proporzionata alla sua pericolosità; si stanno diffondendo a livello mondiale legislazioni antifumo restrittive e vengono attivate massicce campagne di sensibilizzazione, ed è auspicabile che si orientino risorse simili sul fronte, ben più devastante, delle droghe (in applicazione peraltro delle vigenti convenzioni internazionali). È importante garantire una corretta comunicazione, che confuti in modo documentato e convincente teorie ricorrenti sulla sostanziale innocuità di certe sostanze che con troppa leggerezza vengono ancora definite “leggere”.

Un altro punto fondamentale per qualificare una valida strategia antidroga è quello del recupero dei soggetti che fanno uso di droghe: è un’attività che richiede un visione ben chiara dell’obiettivo. Non si tratta semplicemente di “ridurre il danno”, fornendo siringhe disinfettate o sostanze di buona qualità; si tratta di tendere con decisione alla liberazione dei tossicomani dalla loro dipendenza, restituendo loro una condizione di salute vera. Questo esige un presupposto culturale purtroppo non ancora sufficientemente condiviso, ossia il chiaro riconoscimento che il consumo di droga e la disponibilità di essa sul mercato non costituiscono libertà da tutelare. Vendere, comprare e consumare sostanze stupefacenti non è un diritto, ma un danno alla salute di tutta la comunità, dal quale essa ha il dovere di difendersi. Il rapporto INCB del 2004, reso pubblico a Vienna pochi giorni fa, conferma peraltro che la sensibilità su questo punto è in positiva evoluzione, anche in paesi che avevano in passato un approccio particolarmente lassista; in Olanda, per es., si è arrivati all’affermazione della “non innocuità” della cannabis e della necessità di contrarre il numero dei coffee-shop.

A monte di tutto questo vi è il nodo centrale dell’intero problema droga, sul quale si impernia la questione della riduzione della domanda. Lo stesso rapporto INCB mette in evidenza la sostanziale “inestricabilità” nel mondo reale fra domanda e offerta; ogni distinzione fra questi due ambiti è valida solo in teoria, ma poi ci si deve confrontare con un contesto nel quale esistono zone grigie di sovrapposizione. Lo stesso rapporto sottolinea chiaramente che l’attività repressiva è efficace nel breve termine, ma nel lungo termine la droga si sconfigge facendo in modo che nessuno la veda più come soluzione, sia pure residuale, dei propri problemi. Va promossa – nella scuola, fra le famiglie, nei luoghi di ritrovo – una cultura che proponga modelli adeguati ed escluda la ricerca di esperienze psichedeliche: in Italia si sta lavorando in tale direzione; va promossa, in particolare, una cultura che non accetti passivamente l’esaltazione della droga fra i giovani con strumenti di influenza di particolare efficacia, come i testi di talune canzoni e i modi di vita dei loro interpreti. Non si tratta di avviare nessuna “caccia alle streghe”, ma di avere coscienza di un fenomeno di manipolazione che non va sottovalutato. In tal senso negli Stati Uniti si sta affermando una esemplare attenzione alla problematica, che merita di essere studiata e presa in considerazione.

Basandosi su queste analisi e avendo presenti gli obiettivi prima enunciati, l’Italia continua a sostenere – ed in modo visibile e noto a tutti i Paesi membri delle Nazioni Unite – con forza l’impegno dell’UNODC, nella prospettiva di contribuire alla costruzione di un mondo libero dal terrorismo, dalla criminalità e dalla schiavitù della droga.


http://www.mantovano.org/intervento_7_3_05.htm