Spagna: forti e immediate reazioni di protesta ai matrimoni gay

Famiglia: coppie di fatto

Spagna:
approvato il “matrimonio” gay, l’episcopato chiede di opporsi con “tutti i mezzi legittimi”


Nel giorno in cui la Camera dei Deputati approvava in modo definitivo il “matrimonio” tra persone dello stesso sesso, la Conferenza Episcopale Spagnola ha chiesto ai cittadini di opporsi a queste leggi ingiuste con tutti i mezzi legittimi…

Madrid – Nel giorno in cui la Camera dei Deputati approvava in modo definitivo il “matrimonio” tra persone dello stesso sesso, la Conferenza Episcopale Spagnola ha chiesto ai cittadini di opporsi a queste leggi ingiuste con tutti i mezzi legittimi.
Il “matrimonio” omosessuale è stato approvato con 187 voti a favore, 147 contrari e quattro astensioni.
La legge entrerà in vigore il giorno successivo alla sua pubblicazione sul Bollettino Ufficiale dello Stato, adeguandosi in questo modo a quelle già adottate in materia da Belgio e Olanda. Anche il Senato del Canada dibatterà una legge simile, che sembra possa contare sul sostegno necessario per la sua approvazione il mese prossimo.
“Oggi sono state eliminate sistematicamente dal Codice le parole ‘marito’ e ‘moglie’, di modo che il matrimonio, in quanto unione di un uomo e una donna, non è più contemplato dalle nostre leggi”, afferma una nota pubblicata dalla Conferenza Episcopale Spagnola.
Dall’altro lato, questo mercoledì la Camera dei Deputati ha approvato definitivamente la riforma del Codice Civile in materia di separazione e divorzio, che permette l’acceso diretto al divorzio senza bisogno di separazione previa e senza motivazioni.
Basterà, quindi, che uno degli sposi non voglia portare avanti il matrimonio per poter chiedere il divorzio, a patto che siano trascorsi tre mesi dalla sua celebrazione. Per questa ragione, tra i mezzi di comunicazione la misura è stata chiamata “divorzio espresso”.
La nota episcopale menziona anche questa misura, sostenendo che con essa l’istituzione del matrimonio perde “la sua caratteristica di stabilità legale” e che viene “ridotta ad un contratto di poco peso che una qualunque delle parti può rescindere in virtù della sua mera volontà tre mesi dopo averlo stipulato”.
In questo modo, le leggi spagnole che regolano il matrimonio sono diventate radicalmente ingiuste”, affermano i rappresentanti episcopali.
Non riconoscono la realtà antropologica e sociale dell’unione dell’uomo e della donna nella sua specificità e nel suo insostituibile valore per il bene comune, concretamente per la realizzazione personale dei coniugi e per la procreazione e l’educazione dei figli”, spiegano.
Le nostre leggi hanno quindi smesso di tutelare adeguatamente i diritti dei genitori, dei bambini e degli educatori”, aggiunge la nota dei Vescovi. “Dall’altro lato, lasciando praticamente all’arbitrio della libertà individuale la continuità del patto coniugale, lasciano anche privo di protezione il vincolo matrimonale ed aperta la strada legale alla conculcazione dei diritti dell’altro coniuge e dei figli”.
E’ necessario opporsi a queste leggi inguiste con tutti i mezzi legittimi che lo Stato di diritto pone a disposizione dei cittadini”, hanno concluso i presuli.

Zenit, 30 giugno 2005

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La condanna del Vaticano: imbroglio contro la famiglia
Il cardinale Martino: un’aberrazione dei principi naturali
Il teologo Cottier: mette in discussione la creazione di Dio
ROMA – Per il cardinale Renato Raffaele Martino «si tratta di un’aberrazione dei principi che provengono dalla natura». Per il cardinale svizzero Georges Cottier, il teologo del papa, il matrimonio tra omosessuali è «un imbroglio». L’ Osservatore Romano parla di nuovi, violenti attacchi contro la famiglia e «benedice» le azioni di piazza annunciate da parte della Chiesa in molte città spagnole. Sono tutte dello stesso segno le reazioni dal Vaticano dopo l’approvazione da parte del parlamento spagnolo della legge che modifica il codice civile assicurando anche agli omosessuali il diritto a sposarsi e ad adottare dei figli.
CRITICHE – «La natura dice che il matrimonio esiste tra donna e uomo e questo è quello che apprendiamo dalla natura e da tutta la circostanza del mondo che ci circonda» è il primo indignato commento del cardinale Martino, presidente del Pontificio consiglio per la giustizia e la pace. Che poi precisa: «Queste cose che vogliono far passare per un matrimonio, non lo sono affatto. Le chiamassero come vogliono, ma non sono un matrimonio. Per non parlare poi dell’adozione dei figli: in questo modo si fa un torto ai bambini, che hanno bisogno di un padre e di una madre». Il cardinale, poi, avanza forti dubbi sul gradimento della legge da parte della maggioranza degli spagnoli: «Penso che questo sia un attacco ai principi che la maggioranza del popolo spagnolo professa e nei quali crede. Abbiamo visto con quanta intensità e impegno i vescovi spagnoli hanno marciato e gridato contro questa decisione. Mi chiedo, e pongo a tutti la domanda, è rispecchiata in questa legge la volontà del popolo spagnolo? Ne dubito fortemente!».
ATTACCHI ALLA FAMIGLIA – «Nuovi, violenti attacchi contro la famiglia», è il titolo di pagina due dell’ Osservatore Romano dedicato alle leggi che in Spagna e Canada equiparano al matrimonio le unioni tra omosessuali. Il quotidiano denuncia tutti «gli attacchi alla famiglia naturale, quella fondata sull’unione tra uomo e donna che continuano a giungere da alcune parti del mondo». Li definisce «violenti e mirati». E ricorda come la Camera canadese abbia approvato martedì scorso «una discussa e discutibile» proposta di legge federale, «nonostante la viva opposizione di molti settori della società».
LA BIBBIA – Il cardinale Georges Cottier è il teologo della Casa pontificia. Lo è stato con Giovanni Paolo II e lo è ora ufficialmente con Benedetto XVI, con il quale ha collaborato per moltissimi anni alla redazione dei principali documenti dottrinali firmati o preparati dalla congregazione per la dottrina della fede del cardinale Ratzinger. A suo avviso il matrimonio gay può essere considerato come «un imbroglio».
«Il matrimonio fra omosessuali – attacca – suggerisce una qualche identificazione con il matrimonio voluto da Dio fra un uomo e la donna per fondare in modo permanente una famiglia. E’ un imbroglio che tocca la percezione della realtà umana. E’ un problema di antropologia biblica. Voglio dire che è l’antropologia biblica a essere messa in questione». Cottier tiene poi a precisare che «non si tratta di disprezzo o di negazione dei diritti di persone che hanno il problema dell’omosessualità, ma si tratta della difesa del matrimonio come fondamento della famiglia che è voluta da Dio». Per quanto riguarda possibili contromisure da parte del Vaticano il teologo ritiene che «la responsabilità di prendere delle iniziative concrete tocchi ai vescovi spagnoli».

di Bruno Bartoloni

Corriere della Sera, 1 luglio 2005


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«Siamo milioni di famiglie pronte a fermare lo strappo»
«Abbiamo chiesto con urgenza un incontro con il premier, ma sinora nessuna risposta In ogni caso continueremo con la resistenza passiva L’autunno sarà molto caldo»
Il Foro della famiglia ha deciso di andare avanti. Nonostante l’approvazione definitiva della riforma del Codice civile, la piattaforma che riunisce le associazioni in difesa della famiglia – la stessa che ha organizzato la manifestazione del 18 giugno – continua ad attivarsi contro l’equiparazione del matrimonio omosessuale a quello eterosessuale. Altra priorità, spiega Ignacio Garcia Juliá, portavoce del Foro, è un incontro con il premier Zapatero.
Fra le vostre ultime iniziative c’è la richiesta di un referendum: un’opzione possibile?
In Spagna il referendum è uno strumento che può essere convocato solo dal presidente del governo con l’approvazione del Parlamento. La popolazione non può chiederlo direttamente. Ma continueremo con la via della pressione mediatica e dell’opinione pubblica. La prima cosa che faremo, la prossima settimana, sarà presentare un ricorso per incostituzionalità presso il Tribunale costituzionale. Per quest’iniziativa servono le firme di almeno 50 senatori o 50 deputati.
Le avete già? Vi sostengono solo politici del Partito popolare o di altri gruppi?
Abbiamo già gli appoggi sufficienti, ma non posso assicurare che vengano soltanto dal Pp. Non voglio anticiparlo, ma ci sono anche rappresentanti di altre forze politiche interessati a quest’iniziativa.
Avete presentato un milione di firme per un'”iniziativa legislativa popolare”: con quale obiettivo?
Bastavano 500.000 firme, ma ne abbiamo presentate di più. Ora verranno convalidate, e poi la proposta di legge – perché è una vera e propria proposta – verrà inserita nel calendario dei lavori parlamentari del prossimo autunno. La modifica che proponiamo (il matrimonio dovrebbe essere riconosciuto nel Codice esclusivamente come unione di uomo e donna e a quest’istituzione sarebbe vincolata l’adozione, ndr) verrà dibattuta e votata in Parlamento. Non è uno strumento comune in Spagna, nella storia della nostra democrazia sarebbe la terza volta.
Avete chiesto una riunione al premier: ci sono risposte?
Nessuna, non ancora. Abbiamo anche mandato una lettera al presidente del governo. Temiamo che abbia fatto tanti discorsi sul dialogo, ma… La vicepremier ha accennato alla stampa la possibilità di incontrarci, ma noi non abbiamo ricevuto nessuna proposta formale. In qualsiasi caso noi continueremo con l’obiezione di coscienza e altre iniziative. L’autunno, indubbiamente, sarà caldo.
C’è chi vi accusa di «omofobia»: state negando la possibilità di riconoscere i diritti civili delle coppie omosessuali?
Noi del Foro abbiamo sempre detto che la giustizia vuole che cose distinte siano normate in modo differente. Le coppie omosessuali hanno uguale dignità delle eterosessuali, ma c’è una differenza. Devono essere regolarizzate in modo diverso, serve una legge specifica come hanno fatto altri Paesi, ad esempio la Svizzera. Quanto all’accusa di omofobia, mi sembra che sia una chiara manipolazione: stanno cercando di creare uno scontro fra famiglie e omosessuali. Ma qui non ci sono nemici. La preoccupazione del Foro della famiglia riguarda anche altri fronti. Ora si parla tanto del matrimonio omosessuale, c’è stata la manifestazione e così via. Ma a noi preoccupa molto anche la nuova riforma educativa e l’ipotesi di eutanasia. La preoccupazione del Foro, che rappresenta circa 4 milioni di famiglie, riguarda tutti questi temi in generale: argomenti di cui qualche anno fa non si parlava affatto.
Un sondaggio del Centro ricerche sociologiche dice che l’assoluta maggioranza degli spagnoli sarebbero a favore delle nozze gay…
Noi chiediamo il referendum proprio per avere gli stessi mezzi, per spiegare bene anche le nostre posizioni. Non vogliamo che esista una sola voce, com’è accaduto qui in Spagna con il sì al referendum sulla Costituzione Ue.

di Michela Coricelli

Avvenire, 1 luglio 2005