Soppressione legale dell’«inutile»

Vita: politiche di bioetica


Caso Usa, più di eutanasia


Marina Corradi
Avvenire 23 marzo 2005



Il giudice James Whittemore si è dichiarato non competente. Bob e Mary Schindler correranno a bussare alla porta di un’altra Corte, ad Atlanta. Da quasi cento ore, nel momento in cui scriviamo, Terri Schiavo è senz’acqua e cibo.

A meno di un’altra sentenza di segno opposto – e purché arrivi in tempo – le restano pochi giorni, nell’agonia della consunzione. Per il 66% degli americani, dicono i sondaggi, è giusto così. Evidentemente il giudice Whittemore e gli altri magistrati di ogni ordine e grado, vincitori di questo braccio di ferro con il potere esecutivo, incarnano un sentire popolare. Tutta la potenza del presidente degli Stati Uniti e del Congresso si è fermata davanti a un piccolo giudice. Grande democrazia di un grande Paese, ma quale storia ci racconta oggi.


Tampa, Florida. Pro-vita e pro-morte s’affrontano a slogan, e schiere di giornalisti, e falangi di telecamere e riflettori in una frenesia impazzita. Dentro una camera della clinica quella donna in un letto, ignara, sempre più esangue, solo il respiro ancora regolare. Il “suo” respiro. Non c’è, come ripetono molti media con espressione equivoca, nessuna spina da staccare, nessuna macchina tiene in vita da 15 anni la Schiavo. Nessun accanimento terapeutico. Quel tubo per la terza volta, negli anni, staccato, porta solo acqua e cibo – ciò che non si nega a nessun malato.


L’altro equivoco è la stessa parola “eutanasia”. Questa donna non ha lasciato espressa alcuna volontà. Il marito la vuole far morire, i genitori, disperatamente, la vogliono viva. In assenza di una volontà si è al di fuori della sfera dell’eutanasia così come è ammessa in Occidente, dove la scelta espressa dal malato è essenziale. Piuttosto, questa storia sembra configurare qualcosa di ancora peggiore. Se Terri Schiavo, in stato neurovegetativo da 15 anni, quindi in modo persistente priva di coscienza, e tuttavia con funzioni vitali autonome, può essere lasciata morire sospendendole acqua e cibo, non è eutanasia, ma soppressione legale dell'”inutile” – del presunto tale. Soppressione ratificata dalla magistratura americana nonostante tutti i tentativi del presidente, e una legge approvata in extremis anche con un buon numero di voti democratici.


Ma, se in quella camera Terri Schiavo morirà, l’eugenetica dell’inutile, aperto uno spiraglio attraverso i buoni sentimenti e la “pietà” per chi non tollera la sofferenza, potrebbe in progressione facilmente allargarsi. Quanti sono, negli istituti per handicappati, quei ricoverati con lesioni così gravi da poter essere solo nutriti, senza dare un cenno di coscienza? Quanti vecchi vivono i loro ultimi anni persi nella demenza senile, a tutto assenti? Quel tubo staccato senza alcuna volontà espressa dalla malata, senza alcuna macchina da bloccare – quel brusco, semplice dire: basta cibo, e acqua, sono un passo sinistro.


E una lenta, penosa agonia. “Dolce”, morire di disidratazione? E in questa settimana di fine marzo. Un giudice pilatesco ha detto: io, non c’entro – come un altro, molto tempo fa. Gli americani sono ormai impegnati a fare la spesa per il pic-nic di Pasqua. Per l’appello di Bob e Mary Schindler, c’è davvero poco tempo. In una camera d’ospedale a Tampa passano le ore, senza una goccia d’acqua da giorni la figura immobile nel letto. Cento telecamere sotto la finestra – ma quel calvario è indescrivibile e muto.


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