Socci: i marziani di Margherita e il Mistero della creazione

Dal mondo

La Hack non crede a niente. Ha fede solo nei marziani


«Quando non si crede più in Dio si rischia di credere a tutto»…

di ANTONIO SOCCI

«Quando non si crede più in Dio si rischia di credere a tutto». La nota battuta di Chesterton mi è venuta in mente leggendo l’intervista a Margherita Hack sulla “Stampa” di mercoledì. L’astrofisica Hack è nota per le sue posizioni atee. Fa parte addirittura del Comitato di presidenza dell’Uaar, quell’Unione atei e agnostici razionalisti (che lancia battaglie come lo “Sbattezzo” o i “Darwin day” o “Scrocifiggiamo l’Italia”. Dunque parlando della possibilità di trovare la vita su qualche pianeta la professoressa fiorentina afferma testualmente: «Che ci sia la vita è indubbio, anche intelligente. Il problema, viste le distanze, è riuscire a entrare in contatto». Parole clamorose se dette da uno scienziato che per di più fa continua professione di razionalismo. Nulla ci sarebbe stato da obiettare se l’astrofisica avesse dichiarato che “è possibile” che vi siano forme di vita nell’universo. Atei e cristiani devono concordare sulla categoria della “possibilità”, cardine della razionalità. Anche se si tratta di possibilità statistiche ridottissime nessuno può affermare con assoluta certezza che non ci sia vita altrove. Ma la Hack non ha detto “è possibile”, ha affermato che «è indubbio che ci sia la vita, anche intelligente» (per il dizionario Zanichelli «indubbio» significa «certo, evidente»). Quindi lei è certa che esistano – in altre regioni dell’universo – degli esseri intelligenti. Da dove ricava questa sicurezza? Non si capisce. Dov’è la prova scientifica? Nessuno l’ha mai fornita. Stando ai presupposti del razionalismo scientista dichiarare sicura l’esistenza di extraterrestri intelligenti, senza la prova scientifica, può essere solo una convinzione metafisica o ideologica o una superstizione o una percezione irrazionale. Ma così decenni di carriera rigorosamente atea-razionalista dell’astrofisica Hack andrebbero in fumo. Come si spiega l’incidente? Cosa può aver provocato questa gaffe della scienziata?

CONSEGUENZE NATURALI

Forse la convinzione – infondata – che l’esistenza eventuale di extraterrestri metterebbe in crisi l’edificio dottrinale della Chiesa. Paul Davies scrisse in “Dio e la nuova fisica” che «se davvero esistessero esseri extraterrestri intelligenti, molte religioni ne risulterebbero sconvolte: verrebbe infatti meno uno dei loro cardini fondamentali, e cioè il rapporto privilegiato tra Dio e gli uomini». Tesi che prova solo la poca informazione dell’autore a proposito di “religioni”. Probabilmente nell’ambiente “ateo-razionalista” si accarezza l’idea dell’esistenza di extraterrestri (trasformata in certezza dalla Hack) per poter dimostrare oggi – mentre ci si accapiglia sul darwinismo – che lo sbocciare della vita è del tutto ovvio nell’universo e quindi che non si deve pensare a nessun “disegno intelligente”, ma solo alla conseguenza naturale e necessaria di fenomeni chimici e fisici. La vita sarebbe un fatto scontato come la pioggia che viene quando ci sono le nuvole e una certa pressione atmosferica. Senonché la scienza dice l’esatto opposto. Prendiamo un simbolo del pensiero laico come lo scienziato Charles Monod. Il suo famoso libro “Il caso e la necessità” – che fece epoca – intendeva spazzar via proprio la fede in Dio come non scientifica, riconducendo la comparsa della vita al gioco del caso e della necessità. Dunque è una voce al di sopra di ogni sospetto. Ebbene Monod afferma che secondo le leggi fisiche la vita «poteva» sbocciare, ma non «doveva», anzi era estremamente inverosimile che si verificasse questa eventualità. La sua probabilità statistica era vicinissima allo zero, cosicché è assai verosimile che un tale “caso” si sia verificato solo una volta, sulla nostra terra. Sentiamo le sue parole: «Se la comparsa della specie umana è stata un avvenimento veramente unico, come forse lo è stata la comparsa della vita stessa, ciò dipende dal fatto che, prima di manifestarsi, le sue possibilità erano quasi nulle. L’universo non stava per partorire la vita, né la biosfera l’uomo. Il nostro numero è uscito alla roulette». Paradossalmente queste espressioni entusiasmarono Joseph Ratzinger che le citò, in un libro sulla Genesi, trovandole in perfetta consonanza con l’idea ebraica e cristiana della libertà e della contingenza dell’uomo: «Io non dovrei essere, ma sono. E Tu, o Dio, mi hai voluto». In effetti sebbene l’emergere della vita dai dati chimici e fisici fosse un evento statisticamente assai improbabile, quella minuscola possibilità sembra sia stata fortissimamente voluta da Qualcuno che ha fatto uscire alla roulette la serie esatta dei numeri della vita, fra miliardi di possibilità negative assai più probabili. Un’équipe di professori di Yale ha appurato che il tempo necessario perché delle reazione chimiche casuali dessero vita a un semplice batterio unicellulare non solo supera l’età della Terra, che ha 4,5 miliardi di anni, ma perfino quella dell’universo (15 miliardi di anni). E stiamo parlando di un semplice batterio unicellulare. Secondo un altro scienziato, Fred Hoyle, credere che la prima cellula possa essersi formata da reazioni chimiche casuali è come credere che «un tornado infuriando in un deposito di sfasciacarrozze abbia messo insieme un Boeing». Infatti una cellula vivente – ha spiegato il professor Bucci – «ha un contenuto di informazioni equivalente a cinquemila volte l’intera Divina Commedia». Se tutto questo vale per un semplice organismo unicellulare, cosa si deve dire di un moscerino che al confronto è un essere immensamente più complesso e strutturato? Inoltre si sono verificate tante incredibili coincidenze per rendere possibile l’esistenza della vita nell’universo. Ne enumero qualcuna. Nel microscopico la grandezza della carica dell’elettrone e i rapporti col protone: «I valori di questi numeri» scrive Hawking «sembrano essere stati esattamente coordinati per rendere possibile lo sviluppo della vita». E poi la velocità di espansione dell’universo: se un secondo dopo il Big Bang fosse stata un pochino superiore o appena inferiore sarebbe accaduta la catastrofe. Diceva Albert Einstein che nelle leggi della natura «si rivela una ragione così superiore che tutta la razionalità del pensiero e degli ordinamenti umani è al confronto un riflesso assolutamente insignificante».

UN PIANETA SU MISURA

Infine consideriamo questo incredibile giardino della vita che è la Terra: «È come se fosse stata fabbricata su ordinazione per ospitare la vita», ha scritto il fisico Gerald Schroeder. Per renderla adatta alla vita si è verificata un’altra stupefacente serie di coincidenze (tutte orientate alla vita) che lascia senza parole. Basti considerare la tempestiva azione del vento solare in una certa fase, la puntuale azione del vulcani che hanno fornito i gas necessari alla biosfera, la collocazione del pianeta alla distanza migliore dal sole per consentire la vita, la perfetta orbita della Terra, la protezione della vita attuata dallo strato di ozono nell’atmosfera e dal campo magnetico dovuto al ferro fuso al centro della terra (viviamo sotto un doppio ombrello). Qui, in questo giardino, si è verificato l’evento più inconcepibile: la comparsa dell’uomo, di un essere intelligente, capace cioè di capire le leggi del cosmo e avere coscienza di sé. Il Nobel per la Medicina Gerald Edelman afferma che «la nostra incapacità come scienziati di fornire una spiegazione della coscienza individuale non è più misteriosa dell’incapacità di spiegare perché c’è qualcosa e non il nulla». Ne conclude che «forse un mistero c’è, ma non è un mistero scientifico». Cioè non può essere la scienza a spiegare l’esistenza della nostra intelligenza e l’esistenza dell’universo, ma il Mistero: Dio. Se altrove esistono creature come noi, l’Autore è lo stesso, il meraviglioso Amante della vita.

LIBERO 27 aprile 2007