Slovacchia: cade il governo per disaccordo su obiezione di coscienza

La cappa ideologica

Slovacchia, il governo si spacca
Il Premier boccia la «clausola di coscienza» da inserire nel trattato con il Vaticano. Tre ministri cattolici lasciano l’esecutivo

Crisi di governo in Slovacchia: il presidente Ivan Gasparovic ha accettato le dimissioni di tutti e tre i ministri del Movimento cristiano-democratico (Kdh): Vladimir Palko (Interno), Daniel Lipsic (Giustizia) e Martin Fronc (Istruzione). Il Kdh fa parte della coalizione di centro-destra del premier Mikulas Dzurinda capo di un altro partito di ispirazione cristiana, ma più “laico”, l’Unione cristiana e democratica slovacca (Sdku). Le dimissioni sono state provocate dal fatto che Dzurinda ha rifiutato di sottoporre all’approvazione del governo una «clausola di coscienza» da includere nel trattato col Vaticano del 24 novembre 2000. Tale clausola, formulata dal dimissionario Lipsic, prevede il diritto di astenersi da prestazioni professionali in contrasto con la propria convinzione religiosa: per esempio essa consente ai medici credenti di rifiutare di praticare l’aborto e agli insegnanti di non insegnare l’educazione sessuale. Secondo Dzurinda l’approvazione della clausola avrebbe «coinvolto la Chiesa in questioni laiche». Ricordiamo che alla Chiesa cattolica aderiscono in Slovacchia più di due terzi dei 5,4 milioni di abitanti. Dopo l’uscita del Kdh dal governo, la coalizione di Dzurinda è formata ora solo da due partiti: l’Sdku e la Coalizione ungherese (Smk). Adesso il governo dispone in Parlamento (monocamerale) di 53 voti contro i 74 dell’opposizione, il resto (23) sono deputati indipendenti. La crisi di governo ha indotto Dzurinda a proporre elezioni anticipate che potrebbero svolgersi a giugno, cioè tre mesi prima della scadenza normale. Le elezioni anticipate possono svolgersi solo se la proposta viene approvata dal Parlamento (è in agenda per oggi) con una maggioranza di almeno 90 deputati su 150. Dei quattro partiti di destra e centrodestra, che avevano formato una coalizione europeista dopo la loro vittoria nel settembre 2002, ne restano soltanto due ad appoggiare Dzurinda.


di Giovanni Bensi
Avvenire 8 febbraio 06