Sgreccia sulla dichiarazione dell’ONU contro la clonazione

Dal mondo

Intervista con il vescovo Elio Sgreccia



“No” dell’ONU ad ogni tipo di clonazione umana: soddisfazione della Santa Sede ma anche forti perplessità sull’efficacia di una dichiarazione non vincolante per i Paesi



Ci sono voluti quattro anni di dibattito acceso per arrivare ad un soluzione di compromesso: l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha approvato ieri una Dichiarazione che impegna i Paesi a proibire tutte le forme di clonazione umana, compresa la clonazione di embrioni per la ricerca sulle cellule staminali a scopo terapeutico.


Un testo comunque non vincolante, approvato con 84 voti a favore, tra questi gli Stati Uniti e l’Italia, 34 voti contrari, tra cui Gran Bretagna, Belgio, Cina e Singapore e 37 astensioni. Un testo che qualcuno ha definito di portata storica, che chiede agli Stati di adottare in tempi rapidi misure legislative necessarie “a proteggere adeguatamente la vita umana nell’applicazione delle scienze umane” e a “proibire il ricorso a tecniche di ingegneria genetica che possono essere contrarie alla dignità umana”. Si tratta però di un passo indietro rispetto alla richiesta di un bando totale di ogni tipo di clonazione che era stata avanzata dagli Stati Uniti, con il sostegno anche della Santa Sede. Questo apre forti perplessità sull’efficacia di tale Dichiarazione, come spiega il vescovo Elio Sgreccia, presidente della Pontificia Accademia per la Vita, intervistato da Roberta Gisotti:


R. – Questo fatto rischia di fare di questa Dichiarazione un po’ come un pronunciamento formale, come le ‘grida manzoniane’, che poi i Paesi più spregiudicati non osservano. E’ questo un sintomo grave, e cioè l’Assemblea generale delle Nazioni Unite non ha la forza, il coraggio di far valere certi principi di umanità che sono essenziali. E di fronte a questo ingresso, però, del denaro, del brevetto, dello sfruttamento dell’essere umano per farne una medicina che, per giunta, è una falsa illusione – per ora, almeno, è così – non c’è stata la forza di dire un “no” se non così, formale, non obbligante.


D. – Quali passi giuridici dovrà fare, ad esempio, l’Italia, tra i Paesi che hanno votato a favore della Risoluzione?


R. – L’Italia ha già nella legge 40 sulla procreazione artificiale un divieto obbligante, un divieto totale di ogni forma di clonazione. L’importante sarà che non insorgano forze qui dentro, sul cattivo esempio di altre Nazioni, per scardinare quel divieto lì …


D. – Lei crede che questo orientamento etico, che ha avuto comunque la maggioranza nel consesso delle Nazioni Unite, potrà interferire con il dibattito aperto in Italia in vista del prossimo referendum sulla fecondazione assistita?


R. – Dico anzitutto che è un pronunciamento che fa sentire un’onda di pensiero etico che rimane un fatto positivo, perché significa che la maggioranza delle Nazioni che sono all’ONU sente la clonazione come una minaccia all’essere umano, alla sua dignità e alla sua vita. Adesso, direttamente sul nostro dibattito, credo che non aggiunga molto, però è un rinforzo a considerare le cose che riguardano l’essere umano, le sue manipolazioni, l’intervento sull’embrione creato artificialmente, tutto questo a trattarlo con estrema serietà. Non sono questioni politicamente irrilevanti.


D. – Se si rispetta, appunto, il divieto della clonazione a cosiddetto scopo terapeutico, quali altre speranze apre la ricerca scientifica?


R. – La ricerca scientifica sta ottenendo meravigliosi successi sulle cellule staminali somatiche, cioè quelle che provengono dal cordone ombelicale o dai vari distretti del corpo dell’adulto; e si possono reinserire in organi di un paziente che hanno bisogno di essere rigenerati. Molti scienziati, anche recentemente, si sono pronunciati per questa linea: quindi non c’è bisogno di andare a ‘pescare’ sulle cellule dell’embrione che non solo finora non hanno dimostrato successi, e non sono state sperimentate sugli animali – come sarebbe stato doveroso – ma alcuni scienziati seri affermano che sono pericolose, possono produrre – trasferendole in un corpo malato – dei tumori, piuttosto che guarire. Però, c’è questa pervicace volontà di utilizzare l’embrione per farne tutto quello che si vuole, ma qui sotto c’è una battaglia ideologica per avere a disposizione gli embrioni umani, quelli avanzati nei congelatori dalle pratiche di procreazione artificiale, o quelli anche fatti apposta, per poter disporre dell’essere umano, concepito artificialmente, come se non fosse un essere umano, cosa che naturalmente ripugna sia alla scienza, sia all’etica, sia alla ragione.


RADIO VATICANARadiogiornale – 9 marzo 2005  –