Senato: passa l’indulto col silenzio complice di Amato

Partecipazione del cittadino

Liberi in 20mila e Amato se ne lava le mani


Secondo calcoli più realistici, i condannati in uscita sarebbero almeno il doppio di quelli annunciati ufficialmente. La legge è stata approvata senza che il ministro dell’Interno abbia mai voluto relazionare sui rischi che corre il Paese. Parla il senatore Alfredo Mantovano…


 


Roma – Sarebbero più di 20mila i detenuti che potrebbero godere dell’indulto. C’è ancora incertezza sui dati, ma il ministro dell’Interno Giuliano Amato si è guardato bene dal presentarsi in Aula al Senato per spiegare esattamente quante persone avrebbero beneficiato del provvedimento di indulto, o anche per spiegare quale era la portata del provvedimento e soprattutto per rassicurare, se possibile, i cittadini sull’accresciuto livello di pericolosità della loro vita dopo che dalle carceri sarebbero usciti migliaia di delinquenti. Non si è vista traccia al Senato di ministri del Governo di Romano Prodi, che si è tenuto ben lontano dall’entrare direttamente nel contendere, se non la presenza del ministro della Giustizia Clemente Mastella. Presenza peraltro poco significativa, visto che si è basata soltanto sulla necessità di chiarire la sua posizione nei confronti degli attacchi, quelli si chiari e diretti, a cui lo ha sottoposto il ministro per le Infrastrutture Antonio Di Pietro.
«Amato non ha precisato nulla e non ha mandato nessun sottosegretario», spiega Alfredo Mantovano, senatore di Alleanza nazionale, magistrato, membro del Comitato servizi di sicurezza e della Commissione Affari Costituzionali di Palazzo Madama. «Amato ha dimostrato un sovrano disinteresse nei confronti della sicurezza pubblica, nonostante questa ricada direttamente nelle sue competenze». Adesso, quando accadrà qualcosa, prosegue Mantovano, «un pluripregiudicato condannato per rapina aggravata ritorna in libertà e torna a commettere reati, per esempio, saranno affari delle vittime ma anche del ministro Amato».
La “latitanza” di Amato è singolare sia per la mancanza di rispetto nei confronti del Parlamento, ma anche nei confronti della sua stessa persona. E se i numeri dei condannati che beneficeranno del l’indulto il ministro Amato si è guardato bene dal fornirli ufficialmente, Mantovano fornisce una chiave di lettura inquietante. «Sono andato a vedere il sito del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria e alla data del 22 giugno 2006 risulta che i detenuti per una pena residua di 3 anni di reclusione, dunque quelli che rientrano nel testo approvato, sono 24.004. Precisamente 11.346 con residuo pena 1 anno, 7.276 con residuo pena da 1 a 2 anni e 5.382 con residuo pena da 2 a tre anni. Facendo la somma arriviamo a oltre 24 mila». E’ vero che l’indulto contiene delle esclusioni per titoli di reato, «ma a stare larghi si arriva a 2 mila unità», prosegue il senatore di An, «quindi usciranno oltre 20 mila detenuti».
Dunque, cosa aspetta agli italiani? «Non sono soltanto questi i numeri da considerare, ma anche altri: c’è un’area di oltre 50 mila persone che dovrebbero stare in carcere e invece in virtù dei benefici dell’ordinamento penitenziario sono in semilibertà, affidamento, eccetera. L’indulto si applica anche a costoro, dunque non solo 22 mila condannati ma occorre aggiungere anche 50 mila di queste persone. Vanno aggiunti anche tutti coloro che saranno condannati in primo grado e che godranno comunque di un bonus di tre anni».
Non era la sinistra che si autoriconosceva il titolo di garante della sicurezza del cittadini e del riconoscimento della certezza della pena? Come faranno ora i “professionisti dell’antimafia” che affollano il centrosinistra ad andare nelle scuole e parlare agli studenti di lotta alla criminalità organizzata? Anche a questo il ministro Amato si è guardato bene dal dare una risposta reale.


di Toni Mirabile
La Padania [Data pubblicazione: 30/07/2006]