Secolarizzazione qualitativa e pratica religiosa in Italia

Mass media


Stando all’autorevole ricerca de «Il Mulino», il nostro è il Paese dei «secondo me» anche in Chiesa

Anticipata parzialmente dal Corriere della Sera nell’ottobre 2003 e commentata ad opera di alcuni autori dei contributi che compongono il volume riportante i dati e i commenti agli stessi sul n. 5/2003 della rivista il Mulino, un’indagine sociologica, condotta all’interno di un più ampio progetto internazionale di ricerca sul pluralismo morale e religioso, analizza gli atteggiamenti e le credenze degli italiani in una società multietnica, sul fronte della pratica e dell’appartenenza religiosa.


Dall’indagine emerge che solo il 27% degli intervistati sottoscrive l’unicità delle religione cattolica, mentre il 60% del campione dichiara di essere convinto che nel futuro si creerà una sorta di «mix pluri-confessionale».


La pratica alla Messa domenicale – qualora si leggano accuratamente le tabelle, cosa che alcuni interpreti dell’indagine non hanno fatto – è del 32,86%, sostanzialmente in linea con altre inchieste e conferma una non trascurabile ripresa rispetto agli anni 1980. Un dato interessante è invece legato all’alta propensione dimostrata dagli italiani nel considerare il cattolicesimo come l’ultima sede di identità unitaria del nostro Paese. In quest’ottica allora comprendiamo perché ben l’84% degli italiani (incrociando i dati, anche i non credenti, e la raccolta dei dati è stata condotta negli anni 1999-2000, ben prima del caso di Ofena) si dichiarino favorevoli a mantenere il crocifisso nelle scuole, con buona pace di chi vorrebbe il contrario o impedisce al vescovo di visitare gli istituti scolastici, come è accaduto recentemente ad Agliè.


A fronte di queste cifre ha ancora ragione Benedetto Croce (1866-1952) che il 20 novembre 1942 pubblicò sulla sua famosa rivista La critica il saggio Perché non possiamo non dirci «cristiani»? Dal punto di vista culturale – lo stesso di Croce – certamente sì, ma possiamo rilevare in accordo con i teorici dell’economia religiosa (cfr. Rodney Stark – Massimo Introvigne, Dio è tornato. La rivincita di Dio in Occidente, Piemme, Casale Monferrato [Alessandria] 2003) – e i dati in tal senso ci confortano – che se la secolarizzazione di tipo quantitativo è inesistente, nel nostro tempo è invece viva e vegeta la secolarizzazione qualitativa: il cattolicesimo, pur praticato, non ispira in maniera sostanziale le scelte sociali, morali, politiche e culturali degli italiani.


I risultati dell’indagine infatti portano, in linea generale, alla constatazione del fatto che, nonostante dalla ricerca emerga una maggioranza di adesioni al cattolicesimo, la fede nella Chiesa cattolica diviene sempre più incerta ed individuale e caratterizzata da un crescente pluralismo interno. In ultima analisi, mentre persiste una forte domanda religiosa, come peraltro ampiamente dimostrato ancora in base ai moderni e pertinenti postulati della teoria sociologica dell’economia religiosa, si rafforza pure la propensione dell’individuo a costituirsi come ultimo criterio di validità di ciò in cui crede; è questo atteggiamento che alimenta il diffuso relativismo che, in termini popolari assume la formula del «credo, a modo mio».


Franco Garelli – Enzo Pace – Gustavo Guizzardi (a cura di), Un singolare pluralismo. Indagine sul pluralismo morale e religioso degli italiani, Il Mulino, Bologna 2003.


Andrea Menegotto


© il Domenicale, anno 3, numero 14, 3 aprile 2004