Se son rose sfioriranno

Vita: altri temi

Divorzio fra Margherita e Ds? Aborto della lista unitaria ulivesca? Per il momento è scoppiata una dirompente guerra ideologica. Ieri infatti Europa – il quotidiano del partito di Prodi – definiva impietosamente i diessini come “i discendenti del Partito comunista”. Il cui vizio antico è “qualificare come incostituzionale qualsiasi soluzione legislativa adottata secondo procedure democratiche che non corrisponda alla propria visione del mondo”. Implicito riferimento alla convergenza fra i cattolici della Margherita e la CdL nel voto parlamentare sulla fecondazione assistita e in altri casi analoghi. Certo, sullo sfondo della polemica c’è pure il dissidio sulla leadership Prodi per il 2006 (ritenuta a Sinistra una minestra riscaldata). Ma a provocare la durissima polemica di Europa, firmata dall’editorialista Marco Olivetti, intellettuale cattolico vicino alla Cei (cosa che rende l’editoriale ancora più “pesante”), è la decisione dei Ds di sottoscrivere la richiesta radicale di referendum abrogativo di quella legge sulla procreazione assistita.


La legge – lo ricordo – non riflette affatto le posizioni della Chiesa, come mentendo affermano alcuni, ma rappresenta un punto di laico compromesso per porre delle regole all’anarchia. Però la Quercia – che ritenne allora intollerabile l’ “insubordinazione” dei cattolici-margheriti – oggi aderisce al referendum radicale che punta ad annullare quelle norme e a ricreare il far west precedente. Secondo Europa “è un atto politico di notevole rilevanza”, come scelta “culturale”, “ma anche per il volto futuro dell’alleanza di centrosinistra e dell’Ulivo”.


Olivetti nota che i Ds avrebbero potuto percorrere varie strade per arrivare, nel tempo, a una modifica di questa legge, ma la via che hanno scelto è la più estrema e lacerante: è “la contrapposizione frontale”, dice Olivetti, con l’adesione a uno strumento manicheo e demagogico – il referendum – che proprio i Ds avevano criticato “con argomenti politici” quando a proporlo (sul “lodo Berlusconi”) era stato Di Pietro.


Dunque da Europa un’accusa di incoerenza politica, di irresponsabilità e di massimalismo contro i Ds. E “se ci si interroga sul perché di questa scelta”, osserva Europa, “emergono interrogativi molto preoccupanti”. Olivetti è implacabile. Parla infatti di “appiattimento dei Ds su posizioni pannelliane” cosicché la Sinistra si evolve “verso il modello del partito radicale di massa” che appare ai cattolici della Margherita il peggio assoluto. Oltretutto i Ds, osserva Olivetti, peccano di ipocrisia, non traendo “tutte le conseguenze delle premesse individualistiche” di quella scelta.


“I radicali infatti” spiega Europa “sostengono – erroneamente, ma non senza coerenza – una concezione del mondo radicalmente liberale e liberista, tanto nelle politiche economiche e sociali, quanto nelle questioni di disciplina della vita e della famiglia”. Mentre i Ds – che tuonano contro il darwinismo economico e sociale – poi, incoerentemente, “abbracciano con fervore più che religioso il darwinismo e il liberismo etico, quasi aspirando a diventare la casa delle rivendicazioni più radicali ed estreme” dei movimenti femministi e omosessuali.


In sostanza l’editoriale di Europa mette il dito su una contraddizione clamorosa della Sinistra, che condanna le politiche economiche darwiniste (dove prevale il più forte), che pretende regole su tutto e condanna il “far west” liberista, che sempre rifiuta l’individualismo e predica la solidarietà col più debole, ma poi abbraccia queste stesse concezioni condannate quando si parla di procreazione assistita e di diritti di chi non ha voce.


La Sinistra va nei cortei noglobal per scomunicare il dispotismo della Tecnologia capitalistica, ma poi si inginocchia davanti alla pretesa tecnocratica più spaventosa: quella di fabbricare e selezionare l’uomo in provetta, trasformandolo in un “prodotto” eugenetico del mercato globale.


La stessa Sinistra si erge in difesa della Natura contro le “sataniche” biotecnologie che migliorano il Dna dei pomodori, ma poi esalta la Tecnocrazia quando pretende di manipolare l’uomo. Invoca il “principio di precauzione” per vietare tecnologie ormai sicure sugli ortaggi, ma non di fronte a una tecnica dalle conseguenze davvero inquietanti sulla vita e la salute umana. 


E’ davvero una colossale contraddizione e giustamente Olivetti pone “la domanda politica sulle conseguenze del liberismo etico diessino all’interno dell’Ulivo”, poiché “la maggioranza degli elettori della Margherita non condivide l’opzione dei Ds”.


Europa infatti – dopo aver condannato “la visione imperialistica dei diritti individuali” dei socialisti europei, come mostra “l’infausto cammino” del “governo Zapatero” in Spagna – spiega che il centrosinistra italiano “non è omologabile alle sinistre europee”. Perché ci sono i cattolici. E senza questi cattolici la Sinistra in Italia non potrà vincere mai.


Così i Ds sono avvertiti: il referendum sarebbe dirompente. I radicali infatti – per trovare spazio politico – puntano a isolare i cattolici come accadde al tempo dell’aborto. Di fatto però ricompattantoli, perché l’eventuale referendum costringerebbe i cattolici del centrosinistra a votare contro, trovandosi di nuovo insieme al centrodestra. E l’Ulivo andrebbe in pezzi.


L’unico aspetto su cui l’articolo importante e intelligente di Olivetti sbaglia è il senso di questa convergenza con la Casa delle libertà che già si produsse in Parlamento. A un certo punto del suo articolo arriva addirittura ad accusare i Ds di essere culturalmente “berlusconiani” a causa del loro “darwinismo etico”.


Ma su questa materia è stata proprio la Margherita – e Olivetti lo sa – a essere tacciata di “berlusconismo” dai Ds a causa di quella convergenza parlamentare. Cos’è dunque il “berlusconismo”? Se la CdL su temi così delicati ha saputo trovare soluzioni che mettono d’accordo laici e cattolici è proprio perché non è culturalmente “darwinista”, come i pannelliani, ma è liberale come Sturzo ed Einaudi.


La CdL – fra mille pecche – ha dei meriti storici: Come l’aver saputo esprimere, per la prima volta nella storia d’Italia, un partito liberale di massa non laicista e non anticattolico. Del resto – sul piano filosofico – già la “Scuola austriaca” aveva svincolato la cultura liberale dal relativismo etico e così accade – sul piano politico – negli Stati Uniti con le presidenze repubblicane di Reagan e Bush jr.


Sarebbe stato serio – da parte di Olivetti – riconoscerlo, ma è ovvio che questo significherebbe riabilitare il cosiddetto “berlusconismo”  e ammettere che, per i cattolici, la scelta migliore – di fronte allo sbando nichilista della Sinistra – è la Casa delle libertà.


Alla quale non si può rimproverare neanche il darwinismo sociale ed economico, ma semmai il contrario, un’eccessiva prudenza riformatrice in un Paese corporativo e conservatore, che avrebbe decisamente bisogno di più meritocrazia e di più competizione. Di più modernità.


Europa conclude con un avvertimento minaccioso: “se le concezioni antropologiche presenti nei Ds diventano la bandiera di quel partito, ciò non può non avere riflessi sulla solidità della coalizione”.


Così sia. Come diceva Montanelli, se son rose sfioriranno.


Il Giornale 23.7.004


Antonio Socci