Se la legislatura finisce in anticipo i parlamentari perdono la pensione

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LA POLIZZA DI PRODI


Elezioni anticipate. Sono 400 i parlamentari che perderebbero la pensione in caso di scioglimento delle camere. La legislatura deve durare almeno 30 mesi perché i neoeletti acquisiscano il diritto al vitalizio minimo, pari a 2.797 euro lordi. Se si va alle urne ci rimettono anche i veterani…

 


Piero Fassino è stato chiaro: se il governo Prodi cade si va al voto. Una prospettiva che ha un suo costo, elevato.
Un costo che sarebbe innanzitutto politico per l’Unione, staccata di almeno 4 punti, nei sondaggi, dal centrodestra. Ci sarebbe però anche un prezzo economico, e varrebbe per tutti: se davvero la legislatura finisse con così largo anticipo nessuno dei parlamentari al primo mandato maturerebbe il diritto alla pensione. Servono infatti almeno 30 mesi da deputato o da senatore per assicurarsi il minimo del vitalizio: 2297 euro mensili lordi, pari al 25 per cento dell’indennità (11.190 euro comprese le trattenute). È una rinuncia che riguarderebbe un numero molto ampio di parlamentari: quelli al primo mandato, infatti, sono 275 a Montecitorio e 114 a Palazzo Madama. In entrambi casi il numero delle matricole supera quello dei componenti del gruppo ulivista, il più folto in entrambe le Camere. La distribuzione dei neoeletti è peraltro un po’ squilibrata in favore della maggioranza: i deputati di centrosinistra alla prima nomina sono 191, oltre il doppio di quelli dell’opposizione (84). Proporzione appena meno sbilanciata tra i senatori: 74 per l’Unione, 40 per la Casa delle libertà.
La faccenda non interessa soltanto gli esordienti. l’eventuale fine della legislatura prima della fatidica soglia dei 30 mesi, 2 anni e mezzo, costituirebbe un danno economico anche per chi ha già alle spalle almeno un mandato parlamentare. Per comprenderne l’entità, bisogna tenere presente il regolamento sui vitalizi in vigore sia alla Camera che al Senato. L’ammontare della pensione aumenta infatti del 3 per cento per ogni anno di mandato, quindi di 335 euro lordi mensili. A chi è già stato eletto almeno un’altra volta, sarebbe bastato comunque che questa legislatura fosse durata anche una sola settimana per ottenere un altro particolare privilegio: versare di tasca propria il contributo relativo al vitalizio per ciascuno dei mesi mancanti al completamento della naturale durata della legislatura. La trattenuta è di 960 euro al mese. Se si andasse a nuove elezioni, per esempio, nel prossimo mese di aprile, bisognerebbe pagare la cifra per le 20 mensilità rimanenti all raggiungimento dei 5 anni di mandato per ottenere un consistente aumento dell’assegno: dai 2797 euro del vitalizio minimo si arriverebbe a oltre 4400 euro mensili. Il diritto a riscuoterli scatta al compimento del 65esimo anno di età per chi è stato parlamentare una volta sola, mentre la soglia scende di un anno per ciascun eventuale altro mandato fino al limite dei 60 anni.
Naturalmente la posizione più delicata resta quella dei neoeletti. Tra i quali ci sono comunque anche componenti del precedente governo, come l’ex ministro per le Infrastrutture Pietro Lunardi, l’ex titolare dell’innovazione tecnologica Lucio Stanca (eletti con Forza Italia) e l’ex viceministro all’Economia Mario Baldassarri (An). C’è persino una capogruppo, tra le matricole: è Manuela Palermi, dei Comunisti italiani, che guida la delegazione unificata di Pdci e Verdi a Palazzo Madama. È alla prima nomina un senatore che si attribuisce un ruolo da avanguardia in vista di un esecutivo di larghe intese, Sergio De Gregorio. Figura invece tra i veterani di Palazzo Madama uno dei segretari d’aula, Salvatore Ladu della Margherita. Nelle ultime sedute si è distinto per l’implacabile severità con cui ha arginato i cosiddetti pianisti. Racconta Cosimo Ventucci, forzista, anche lui senatore- segretario: «Durante le sedute siamo sempre in due ad affiancare il presidente, e le coppie sono fisse: a me tocca appunto assumere le funzioni sempre insieme con Salvatore Ladu. Il quale nelle ultime occasioni si è più di una volta arrampicato sugli scranni per impedire personalmente a esponenti del centrodestra di infilare la tesera di un altro collega nel lettore elettronico. Spesso chi è assente è magari semplicemente alla toilette, e qui a Palazzo Madama è inevitabile che capiti spesso. In ogni caso interventi come quelli del mio collega della Margherita dovrebbero spettare ai commessi».
L’aula presieduta da Franco Marini è destinata ad essere ancora teatro di sedute agitate. Anche se,denunciano negli ultimi giorni soprattutto i senatori della Lega, si assiste ormai tra i banchi dell’opposizione a defezioni sistematiche, calcolate tra le 6 e le 10 unità. «L’ultima votazione che ha visto il governo andare sotto, quella sul decreto per gli sfratti, è stata un’eccezione, resa possibile dall’alacre lavoro svolto dai pianisti». Con censori severi come il dielle Ladu l’eventualità potrebbe non ripetersi facilmente. E per quanto possa essere fisiologico il venir meno di un certo numero di senatori d’opposizione, è difficile allontanare il sospetto che le cose andranno avanti così fino al compimento del trentesimo mese della legislatura.


L’INDIPENDENTE 3 novembre 2006