Scambio di lettere tra Pera e Ratzinger

Parlamento europeo

Laici e cristiani alleati per salvare l’Europa


di RENATO FARINA


Marcello Pera, filosofo laico di matrice empirista, nonché presidente del Senato, e Joseph Ratzinger, cardinale e teologo cattolico per eccellenza. É uscito in questi giorni un loro volume: “Senza radici. Europa, relativismo, cristianesimo, islam “ . Un dramma in quattro tempi…

“Senza radici”. Potrebbe essere il titolo di un libro di botanica. Due giardinieri, di scuole diverse, si avvicinano ad un roseto. Essi amano le rose, vorrebbero fiorissero per rallegrare la vita degli uomini. Ma esse sono pallide, si sfogliano come niente, non hanno profumo, ed altre piante più rigogliose stanno soffocando il cespuglio una volta splendido. I due costatano: questa pianta ha una malattia mortale, non ha radici, è destinata a sparire. E’ finita? Non è detto. Forse, alleandoci, mettendo insieme la nostra passione e la nostra scienza, il roseto guarirà. Si scusi la lunga metafora: quella pianta è l’Europa, intesa non come entità geografica, e neanche come istituzione, ma come la nostra stessa vita comune. Noi, volenti o nolenti, siamo cellule di questo arbusto morente. Esso è sottoposto ad aggressione totale da parte del terrorismo islamista. Eppure lascia fare, è passivo. Ha una debolezza estenuata più pericolosa dell’assalto straniero. Come salvare l’Europa ( e salvarci la vita?). Domenica è intervenuto su Libero Magdi Allam. Ora coinvolgiamo Marcello Pera, filosofo laico di matrice empirista, nonché presidente del Senato, e Joseph Ratzinger, cardinale e teologo cattolico per eccellenza. Ieri è uscito un loro volume da Mondadori. Si intitola Senza radici. Europa, relativismo, cristianesimo, islam (134 pagine, euro 7,70). Trasferiamo le loro tesi sulle nostre pagine. Ciascuno di essi, nel libro, svolge due interventi. Alle due lezioni parallele, segue una lettera di Pera a Ratzinger, con risposta. Un dramma in quattro tempi. Colpisce come alla fine ci sia molta speranza. C’è molto da soffrire, si può soccombere. Ma in fondo quando mai la vita è stata qualcosa di diverso dalla lotta…
1) Pera numero 1. L’Occidente ha una malattia. Si chiama relativismo. Significa questo: non credere si possa attingere alla verità. Non soltanto alla verità assoluta, ma a qualsiasi valore morale oggettivo. Ha scritto Friederich Nietzsche: ” I fatti non ci sono, bensì solo interpretazioni ” . Questa è diventata la legge della cultura europea: chiunque affermi che una cosa è meglio dell’altra, con pretesa di far valere questo giudizio, è condannato in nome del politicamente corretto. Risultato? Se la ragione non può attingere nulla che sia valido in sé, a prescindere dal contesto, ecco che una civiltà vale l’altra. Questa fragilità si palesa come esiziale dinanzi alla guerra dichiarataci dall’Islam fondamentalista. ” Oggi l’Occidente è paralizzato due volte. Perché non ritiene ci siano buone ragioni per dire che esso è migliore dell’Islam. Ed è paralizzato perché ritiene che, se queste ragioni ci fossero, allora dovrebbe combattere l’Islam ” . Non bisogna per forza dar guerra, ma riconoscere che qualcuno ce l’ha dichiarata. E rispondere. C’è un problema ulteriore. Questo relativismo non vince soltanto tra atei e laici, ma anche nella Chiesa cattolica. Anche la Chiesa ha tradito la sua missione. In essa il dialogo non è più inteso come strumento di conversione, ma esibizione di debolezza. Anche Cristo è stato relativizzato, e proprio dai teologi: per essi non è più l’unico salvatore, ma una delle vie attraverso cui si palesa il divino. Il popolo cattolico predilige questa visione riduttiva. Infatti i fedeli, scesi in piazza vivacemente con le bandiere della pace, non hanno poi voluto manifestare perché fossero marcate nella Costituzione le radici cristiane dell’Europa. Un peccato mortale. Da quelle radici origina l’idea d’individuo. Questa nostra civiltà è unica, in fondo superiore grazie a questa eredità: sa correggersi, sa accogliere gli altri, come dice il crocefisso. Lo dico da laico. Non possiamo dimenticare chi siamo. ” Dobbiamo cominciare a stropicciarci gli occhi e a svegliarci ” . Altrimenti? Altrimenti è finita.
2) Ratzinger numero 1. L’Europa non è un concetto geografico, ma spirituale. E’ coincisa con la cultura dell’Impero romano, espandendosi in ogni direzione, fino alla Persia. Poi, in continuità, è stata cristiana. I confini sono stati poi segnati dall’Islam che ha tagliato in due il Mediterraneo. L’Europa ha vissuto il suo momento di crisi radicale con l’Illuminismo, e la contrapposizione tra ragione e fede. Si è creata una spaccatura violenta tra laici e cristiani. La ragione però senza la fede, senza la sua base cristiana, si è sciolta nella assoluta irrazionalità. Il materialismo ateo è ultima espressione di questo processo. Con il comunismo, ” il capovolgimento dei valori che avevano costruito l’Europa è completo ” . Il comunismo infine è crollato: ma non soltanto per la sua debolezza economica, bensì proprio per la rinuncia ” alle certezze primordiali dell’uomo su Dio, su se stessi e sull’universo ” . Invece l’Europa continua su questa strada di autodistruzione. Se si rinuncia ai valori morali intangibili, della persona, della famiglia, è finita. Può risorgere soltanto se ” minoranze creative ” ( come prefigurò Arnold Toynbee) vivendo esperienze umane vere ne impediranno l’annichilimento.
3) Pera numero 2. Caro Ratzinger, dobbiamo allearci. Noi laici non possiamo più contrapporci ai cattolici, dubbio contro dogma. Abbiamo un nemico comune, il relativismo: ci disarma contro l’Islam generando un pacifismo per cui nulla è degno di essere difeso fino al sacrificio. Questa malattia è indotta e propagata da filosofi di matrice laica. ” E la Chiesa e la cultura cristiana, soprattutto il clero, li seguono in questo pacifismo ” . Alleiamoci. Occorre riconoscersi – laici, cattolici, protestanti – in una ” religione cristiana non confessionale ” . In cui, paradossalmente, credano anche i non credenti. Stato e religione devono rimanere separate, certo. Ma è necessario insieme guardare ad alcuni valori fondanti la nostra convivenza ed è bene si riflettano nella legge senza confondere beninteso fede e morale. Ad esempio a proposito di famiglia tradizionale, nella bioetica e nell’ingegneria si possono trovare punti di incontro saldo. Chiedo ai laici l’onesta ammissione che l’embrione è comunque persona, ma ribadisco: in certi casi può essere sacrificato per altre vite. Vedremo che fare. Di certo occorre si affermi in Europa una sorta di religione civile, insieme privata e pubblica. ” L’impresa non è facile. Ma non è impossibile ” .
4) Ratzinger numero 2. Ci sto. Alleiamoci contro il relativismo. Lavoriamo insieme per questa base cristiana della società. Del resto l’America si regge su questa religione civile. Essa non nasce a tavolino, ma dall’incontro tra persone che tengano viva la domanda religiosa, su cui si fonda la stessa democrazia (Alexis de Tocqueville lo dice). Ribadisco però: sulla bioetica la difesa della vita, dell’embrione non è etica della fede ma della ragione. Da lì non ci spostiamo, rivendichiamo in questo il diritto a una “resistenza passiva”. Confidiamo non sia necessario. Del resto solo la testimonianza data da minoranze creative cristiane alla fine impedirà la catastrofe. La speranza dell’Europa sta in questo risorgere della fede in piccoli gruppi, che contamini come lievito la pasta e sani la frattura tra laici e cattolici. Così torneranno per tutti ” vincolanti i grandi principi hanno edificato l’Europa e devono e possono ricostruirla” .
Alleiamoci.


Libero 24 novembre 2004