Saltano i vertici di Unipol e la sinistra finisce nei guai

Socialismo

La sinistra uccisa dai miliardi


Finisce male. Scommettiamo? E molti se lo saranno meritato, specie tra quei moralisti da falce e martello scampati a Tangentopoli per decreto dipietresco. Non piangeremo per questo. Il guaio è che temiamo finirà male non solo per loro, ma per questa povera Italia…


di Renato Farina

Finisce male. Scommettiamo? E molti se lo saranno meritato, specie tra quei moralisti da falce e martello scampati a Tangentopoli per decreto dipietresco. Non piangeremo per questo. Il guaio è che temiamo finirà male non solo per loro, ma per questa povera Italia, e invece si concluderà bene, maledettamente bene, per i soliti gentiluomini dalle alte parcelle e dalle belle chiome. Per loro, anche quando va male a tutti, c’è sempre un bel premio. Non ci sta bene, proprio no. Qui mettiamo giù l’elenco dei fatti notevoli delle ultime 24 ore. Quelli acclarati, ma anche le supposizioni. Poi ci butteremo anche sul futuro.
1) Interrogatori serrati ieri a Milano. Gianpiero Fiorani e altri suoi collaboratori incarcerati con lui faccia a faccia coi pm. Poco prima era toccato a Gianni Consorte, capo della Unipol. Il quale, sconfitto e umiliato dai voltafaccia dei compagni, ha mollato la guida dell’Unipol insieme al suo vice Ivano Sacchetti.
2) Questa nuova ondata di colloqui poco simpatici viene dopo il colloquio liberatorio di Emilio Gnutti (detto Chicco) con il procuratore aggiunto Francesco Greco, avvenuto la vigilia di Natale per decisione spontanea del finanziere bresciano. Perché liberatorio? Deduzione. Uno va poche ore prima della nascita del Bambinello in Tribunale, e proprio dal magistrato più tosto per levarsi una pietra dal petto. Escludo sia per masochismo o per far perdere tempo alla gente con menate varie. Chi ha letto su Libero il racconto della sua vita lo sa. Gnutti non è uomo da poco, aveva dei disegni anche geniali, slanci persino ingenui, aperture politiche a destra e a sinistra, non ha mai fregato la povera gente. Si badi. Oggi torna a Milano, sta preparando una memoria difensiva. Ci saranno novità interessanti.
3) Come avevamo previsto, nei guai è finita la sinistra. Ci è finita nella maniera comica di chi non trova balle decenti e dice che è stato rapito dagli extraterrestri. Così Gianni Consorte, dinanzi alle contestazioni dei pm, ha ammesso: «Ho incassato 50 milioni di euro da Chicco Gnutti, è vero. Non era una plusvalenza, ma una consulenza privata». Tutto il materialismo storico e dialettico, Marx, Engels e Lenin, ha prodotto questa frase da Pierino. Le sue consulenze dovevano essere magiche. Chi crede di essere, Guido Rossi? In realtà è chiaro che ci prende in giro. La prova? Il buon senso. Chi darebbe tutti ‘sti soldi a uno che dice una frase così stupida? Avevamo sentito una difesa simile da parte di Cesare Previti, quando asserì che i soldi avuti dalla famiglia Rovelli erano la parcella di consulenze giuridiche pluriennali (Iva esclusa). Ma lì l’avvocato fu più circostanziato e la cifra miliardaria sì ma assai minore. Nel caso di Consorte, poi, essendoci di mezzo Gnutti, chi poteva dare consulenze era quest’ultimo, e non il contrario. Sarebbe come se Previti avesse detto di avere incassato 50 miliardi in consulenze legali da Perry Mason. Perché Consorte nega fossero plusvalenze? Per chi non l’avesse capito, plusvalenza è il nuovo nome delle tangenti. Funzionava in questo modo. Io ti presto del denaro, tu me lo ridai, io ci compro e vendo azioni in base ad informazioni segrete, ed i guadagni, sicuri come la morte, li lascio a te. Quando si maneggiano miliardi di euro, e i valori si triplicano o decuplicano, 50 milioni di euro sono anche pochi. Vox populi a Palazzo di Giustizia sostiene: sarebbero solo una fetta, diciamo del dieci, venti per cento della torta spettante a Consorte e al suo giro per l’affare Telecom del 1999. Di certo una balla tanto goffa come quella della consulenza privata (ma era compresa l’Iva?) lascia spazio a idee di questo tipo. Nessuno le formula apertamente. Ovvio. Noi saremo incoscienti, ma siccome abbiamo già osato anticipare gli eventi (vedi Libero di giovedì 21 dicembre) mettiamo per iscritto il cinguettio delle redazioni di Corriere e Repubblica: forse quella “consulenza” erano dei buoni uffici presso la presidenza del Consiglio. Il premier era un amico di Consorte, e cioè D’Alema, e il presidente del Consiglio vide bene il lavoro dei «capitani coraggiosi» Gnutti e Colaninno. Da qui la favoleggiata tangente da seicento o mille miliardi. Da allora tutti ne parlano, però senza mai dare a D’Alema l’opportunità di afferrare qualcuno per il bavero e dirgli: fuori le prove. Vero, falso? Noi crediamo a Francesco Cossiga. Il quale ci ha garantito, prima di dedicarsi a più alti colloqui e più difficili transazioni, trattarsi di calunnie. Altrimenti anch’egli avrebbe goduto della sua fetta, in quanto principale alleato di Baffino. Certo che anche D’Alema, lui così intelligente, poteva scegliersi uno più abile nelle balle. Se questi sono i maghi, chissà i poveri pistola cosa inventeranno.
4) A sinistra c’è la resa dei conti, e ci fa un po’ schifo. Preferiamo di gran lunga D’Alema che difende l’amico anche se nei guai. Franco Bassanini sul Sole 24 Ore ha tirato il calcio dell’asino. Bassanini non è nuovo a queste virate. Socialista era passato al Pci, schiaffeggiato per questo dal craxiano Gangi. Ora è pronto per un posto importante nel nuovo Partito democratico. Finge di difendere Fassino e D’Alema e di colpire solo Consorte, poi la sassata è triplice: «Sulla base delle esperienze del passato, dalla conclusione della vicenda Telecom al caso Antonveneta… penso fosse corretta la posizione di chi raccomandava molta cautela nella scelta dei compagni di viaggio». Fassino e D’Alema non l’hanno fatto, dunque… Lo stesso fa Cesare Salvi sul Gazzettino. E Fassino reagisce debolmente sull’Unità parlando di «scorrettezze di singoli per altro non dimostrate», e questo non può invalidare la bontà del legame tra Ds e cooperative. Insomma, chiede il sacrificio del «singolo », meglio che uno muoia per tutti, come disse il Sommo Sacerdote. Insomma: Consorte vattene e salvaci tutti. (Eseguito). Poi butta lì: «Attaccano i Ds per colpire al cuore l’Unione». Insomma, chiede a Prodi e a Rutelli una parolina di difesa. Niente. Brutta storia. Voleranno stracci a sinistra, anzi i cachemire. Lì non si litiga ormai per il pane e neanche per le brioche, ma per il caviale. Detto questo noi preferiamo D’Alema, mille volte D’Alema, a Prodi e a compagnia moraleggiante dentro i ds.
5) Berlusconi e il centrodestra fanno la figura finora di chi non si è accorto di nulla. Possibile? Vengono informati che banche straniere cercano di prendersi Antonveneta e Bnl. Che c’è una alleanza tra Gnutti e Consorte, e si disinteressano? Questo per noi è peggio che mettere i piedi nel piatto. Poi nel vuoto interviene la magistratura. E scopre che i politici di centrodestra come massima espressione di intelligenza politica trattavano sui fidi per le loro mogli, purché non rompessero le scatole. Che pena.
6) Finirà che le banche straniere si prenderanno le nostre. Abn-Amro ha fatto già sua Antonveneta. Ora è assai probabilissimissimo che la Banca nazionale del lavoro finisca alla “Bilbao” eccetera. La nostra certezza viene dal fatto che, dopo l’istituto olandese, anche quello spagnolo ha assunto con la solita meravigliosa parcella Guido Rossi, per farsi assistere legalmente. Rossi uomo della sinistra degli affari puliti è quello che definì Palazzo Chigi al tempo di D’Alema «l’unica merchant bank dove non si parla inglese». Siamo tutti felicissimi che le nostre banche innalzino bandiere poco tricolori? Spazzoleranno i risparmi padani e italioti per investirli dove decidono loro.
7) Finirà che oggi Stefano Draghi diventerà governatore della Banca d’Italia. È lui che ha privatizzato il sistema creditizio dopo Tangentopoli, forse con qualche generosità verso i vecchi ricchi. Ora garantisce benissimo la nostra immagine presso la finanza internazionale: è vicepresidente della Goldman Sachs di Londra.


Libero 29 dicembre 05