SOCCI e il mistero di Cacciari invitato in Vaticano (2)

Dal mondo

LE TRAME CHE PORTANO
CACCIARI IN VATICANO


Chi ha invitato il filosofo a parlare del volume del Papa finirà per creare nuove divisioni nella Chiesa. Riportiamo anche l’intervista con «l’Anticristo» pubblicata sul Foglio


di ANTONIO SOCCI

Cacciari l’Anticristo? Ma no, semmai l’Antipatico per i suoi compagni di partito. A me è simpatico. Non sono certo io – come scriveva ieri il Foglio – ad avergli attribuito quel titolo. È lui che si è baloccato per anni con l’Anticristo, con il Katechon, con il Filius perditionis, con l'”Angelo necessario” (che poi sembra il Maligno). Ed è poi Ratzinger ad aver citato anni fa – come vedremo – gli “anticristi” della Lettera di san Giovanni in riferimento agli “intellettuali”. Forse l'”Angelo necessario” a Cacciari potrebbe essere l’Angelo Scola, che il Papa ha nominato Patriarca di Venezia. Potrebbe impartirgli qualche lezione di catechismo per evitargli eresie o cantonate come quella sulla “reincarnazione”. Ma chissà che non sia proprio per far dispetto al Patriarca di Venezia che qualcuno in Vaticano ha chiamato il sindaco di quella città a presentare il libro di Ratzinger su Gesù. Questo qualcuno si dice sia il Segretario di Stato cardinal Bertone che da quando si è insediato sembra in guerra contro tutti: dal predecessore a Ruini, da Bagnasco a Scola. In effetti invitare in Vaticano a pontificare uno che fa il politico come Cacciari è del tutto irrituale per la Santa Sede. Oltretutto uno che ha scritto quel che ha scritto su Ratzinger, che ha attaccato duramente il cardinal Ruini sui Dico, un sindaco che solo poche settimane fa si è trovato in urto frontale con la diocesi di Venezia per la campagna del Comune intitolata “L’amore secondo noi”. Con tutti i gravi problemi di Venezia, Cacciari non ha trovato di meglio che lanciare una serie di manifesti sull’ omosessualità (ad esempio: «La mia campagna di banco è lesbica. E allora?»). Il settimanale diocesano “Gente Veneta” lo ha aspramente contestato: «finisce per porre sullo stesso piano omosessualità ed eterosessualità». Secondo il giornale cattolico «questi messaggi generano confusione, sono fortemente diseducativi e possono avere un esito devastante tra i giovanissimi, che spesso vivono con fatica la scoperta del proprio orientamento sessuale». In questa campagna si coglie «un pregiudizio ideologico, che si fonda su un concetto parziale di libertà… Stupisce, e un poco anche scandalizza conclude l’editoriale del direttore – il modo superficiale con il quale la campagna promossa dal Comune affronta temi che richiederebbero invece grande discrezione e un imponente sforzo educativo». Secondo il giornale della Chiesa l’amministrazione Cacciari si attribuisce «un ruolo educativo che non le spetta, lanciando ai giovani messaggi opposti a quelli che una larga parte di famiglie che abitano nel territorio del Comune, con fatica e con convinzione, cercano di trasmettere ai propri figli. A noi pare che questa sia discriminazione!». Pochi giorni dopo questo scontro, Cacciari è invitato addirittura a commentare il libro del Papa in Vaticano. Incredibile, no? L’ultimo testo che Cacciari aveva pubblicamente chiosato – con un certo pathos – era stata la lettera di Veronica Berlusconi al marito, uscita sulla Repubblica. Un commento finito subito fra i gossip di Dagospia. Era proprio necessario chiamarlo – dopo l’esegesi di Veronica – a fare quella di Ratzinger? Non è uno sgarbo al Papa? Il cardinal Bertone sembra da settimane impegnato ad ammiccare al centrosinistra e a far la guerra agli altri cardinali. Prima cercò di “bypassare” Ruini accordandosi con Prodi sui Dico. Dovette intervenire il Papa per ribadire che la linea era quella di Ruini. Sandro Magister, vaticanista dell’Espresso, segnala che il 27 marzo Bertone «ne ha fatta un’altra delle sue». Ha reso nota una lettera al nuovo presidente della Cei, Bagnasco, dove gli “intima” di farsi da parte sulla politica italiana perché ci pensa lui. Il vescovo di Genova citando il papa gli ha risposto picche. Dalla conclusione, nota Magister, «si direbbe che Benedetto XVI abbia dato ragione più alla Cei che al suo effervescente segretario di stato». Altro scontro si è verificato sul “Family Day” del 12 maggio prossimo. Fra Bertone e i prodiani il feeling è evidente (il prelato ha pure presentato un libro del “margherito” Bobba). Ora la soprendente scelta del sindaco di Venezia, altro margherito, per quel delicato compito “teologico”. Ieri il geniale Giuliano Ferrara sul Foglio ha dedicato al “prescelto” Cacciari una monumentale paginata, apparentemente per rispondere al mio articolo, ma in realtà per far dispetto a Marcello Pera (pure lui teocon e amico personale del Papa). Ma questa intervista, dove Cacciari «spiega il suo rapporto con il cristianesimo», appare devastante. Come ha scritto tempo fa don Antonio Livi, teologo dell’Opus Dei e decano della Lateranense, solo degli «sprovveduti» possono ritenere Cacciari «vicino al cristianesimo». L’intervista al Foglio è un’insalata di parole che dice tutta la tristezza dell’intellettualismo. Cacciari pensa davvero che il cristianesimo sia questione di «conoscenza» e di cultura (in fondo condivide con Ferrara le tesi dell’idealismo tedesco). Sembra non accorgersi minimamente che per “capire” qualcosa di Cristo bisogna andare – come fece l’intellettuale Agostino d’Ippona – a scuola dai semplici, dalle “analfabete” Bernadette Soubirous e Caterina da Siena. O da santi come Padre Pio che porta impressa nella carne la passione di Gesù, per farlo scoprire vivente oggi. Davanti agli intellettuali del suo tempo (e mi metto anche io in questa sciagurata categoria) un giorno Gesù, felice, prese a lodare il Padre ad alta voce: «perché hai nascosto queste cose ai dotti e ai sapienti e le hai rivelate ai piccoli». San Paolo scriveva: «Dio ha scelto ciò che per il mondo è stolto per confondere i sapienti». Chi in Vaticano ha chiamato Cacciari dovrebbe leggersi una memorabile omelia del cardinal Ratzinger nella quale affermava che «compito del magistero» è proprio «difendere la fede dall’elitaria presunzione degli intellettuali». Ratzinger partiva dalla prima Lettera di Giovanni: «di fatto ora molti anticristi sono apparsi». E commentava: «La fede cristiana che all’inizio era stata la religione dei poveri e dei semplici, aveva affascinato nel frattempo anche spiriti di grande ingegno. Ma le sue affermazioni li interessavano solo come simboli. Accettare che veramente questo Gesù vissuto in Palestina fosse stato il Figlio di Dio e che la Sua Croce avesse redento il mondo, sembrava a costoro una ingenuità impossibile a pretendersi. No, queste semplici affermazioni della professione di fede erano per loro immagini di cose superiori e solo come tali erano interessanti e preziose. Così» continua Ratzinger «essi cominciarono a costruire il loro cristianesimo “superiore”, e i poveri fedeli che semplicemente accettavano la lettera erano per costoro degli “psichici”, cioè uomini in uno stadio preliminare rispetto allo spirito più elevato». Queste dottrine scossero la Chiesa dalle fondamenta ed è «a questo vilipendio della fede semplice da parte degli intellettuali e ai loro artifici interpretativi che san Giovanni si oppone», spiegando che «non sono i dotti a determinare ciò che è vero della fede battesimale, bensì è la fede battesimale che determina ciò che c’è di valido nelle interpretazioni dotte. Non sono gli intellettuali a misurare i semplici, bensì i semplici misurano gli intellettuali». Il compito del magistero ecclesiale, affermava Ratzinger, è «difendere la fede dei semplici contro il potere degli intellettuali». E ribadiva: «Il magistero ecclesiale protegge la fede dei semplici, di coloro che non scrivono libri, che non parlano in televisione e non possono scrivere editoriali nei giornali: questo è il suo compito democratico. Esso deve dare voce a quelli che non hanno voce». Per questo chiamare a pontificare Cacciari in Vaticano è una scelta infelice che può confondere tanti cristiani.
www.antoniosocci.it


LIBERO 8 aprile 2007


INTERVISTA CON L’ANTICRISTO
Così l’ha definito Antonio Socci. Qui Massimo Cacciari spiega il suo rapporto con il cristianesimo,
le sue critiche alla chiesa, il suo interesse per gli angeli, i suoi teologi preferiti, il suo Gesù dell’amore


IL FOGLIO  Sabato 7 APRILE 2007