Rifugiati palestinesi: ecco i dati dell’ONU

Dal mondo

Quanti sono i rifugiati palestinesi e quanti vivono nei campi profughi


I rifugiati palestinesi, popolo senza dimora, sono oggi dispersi principalmente tra Gaza e la Cisgiordania, la Giordania, il Libano e la Siria, in condizioni di vita molto diverse…


 

Chi sono i rifugiati palestinesi? Nella definizione ufficiale delle Nazioni Unite sono coloro che al momento del primo conflitto arabo-israeliano del 1948 vivevano già da due anni in Palestina, e a causa della guerra hanno perduto la propria casa e i mezzi di sostentamento. Questa triste condizione legittimava a iscriversi, su base volontaria, nei relativi registri dell’Onu, che dal 1950 iniziò a fornire a questi scampati alcuni essenziali servizi sanitari, sociali, scolastici, di formazione professionale e di microcredito.
Ma per il conflitto arabo-israeliano ancora irrisolto, oggi siamo giunti alla quarta generazione di rifugiati.
Le Nazioni Unite sono la fonte più aggiornata dei dati su questo popolo senza dimora, disperso oggi principalmente tra Gaza e la Cisgiordania, la Giordania, il Libano e la Siria, in condizioni di vita molto diverse.
Nel primo censimento del 1950 i rifugiati “ufficiali” erano poco meno di 915mila, attualmente sono oltre 4 milioni e 200mila.
I palestinesi che all’inizio fuggirono in Giordania hanno visto via via riconosciuti i propri diritti come normali cittadini (fatta eccezione per i 100mila palestinesi venuti originariamente da Gaza, allora sotto l’Egitto, e lasciando da parte episodi come il “settembre nero” del 1970). Oggi sono 953mila.
In Siria, dove risiedono 424mila rifugiati, la situazione è stata di progressiva, anche se non piena, integrazione sociale.
In Libano, i rifugiati sono 400mila senza diritti civili né assistenza.
A Gaza appartengono alla categoria dei rifugiati 961mila persone, cioè i tre quarti della popolazione della Striscia.
In Cisgiordania gli oltre 687mila rifugiati residenti scontano in prima persona anche i problemi sorti con il “muro” che li separa da Israele.
Ma le cifre sin qui riportate nascondono una realtà ben più amara, perché tra i rifugiati ci sono quelli che, ancora oggi, vivono esclusivamente nei campi profughi gestiti dall’Onu (a cui dovrebbero aggiungersi i numeri dei cosiddetti campi “non ufficiali”). Ecco i dati, almeno dei campi ufficiali.
In Giordania attualmente i campi profughi sono 10 e ci vivono oltre 280mila persone.
In Siria ci sono 10 campi per circa 112mila rifugiati.
In Libano esistono 12 campi profughi, dove, secondo l’Onu, c’è la più alta concentrazione di persone e povertà, e i 210mila rifugiati che lì vivono sono considerati in stato di “speciale privazione”. Tale è l’isolamento e la frustrazione che agli estranei è sconsigliato di entrare in questi campi. Anche l’ex premier israeliano Ehud Barak si trovò un giorno a confessare che se fosse rimasto così a lungo in un campo profughi sarebbe lui stesso diventato un terrorista.
A Gaza c’è una densità di profughi che è tra le più alte del mondo: 8 campi alloggiano 471mila rifugiati; in uno, Camp Beach, 78mila esseri umani vivono in meno di un chilometro quadrato. E quando il check point di Karni, tra Gaza e Israele, viene chiuso dall’esercito di Israele per motivi di sicurezza, gli aiuti umanitari non passano, e la crisi è immediata.
In Cisgiordania, 181mila rifugiati vivono sparsi in 19 campi.


di Giovanni Cubeddu
30GIORNI – Maggio 2006