Riflessione sull’umano “migliorato” dalla tecnica…

Vita: politiche di bioetica

La riflessione sulla fabbricazione di un umano “migliorato” dalla tecnica…


Una “lettera al direttore” di Claudi Risé, psicoterapeuta e docente di Sociologia della Comunicazione e membro dell’Istituto di Studi Superiori Gerolamo Cardano all’Università dell’Insubria…

Al direttore 


La riflessione sulla fabbricazione di un umano “migliorato” dalla tecnica, tramite soppressione dello stesso nella sua versione naturale (di questo si tratta nel prossimo referendum), attraversa anche un’altra questione, non a caso apparsa in significativi interventi negli ultimi numeri del Foglio.


Si tratta dell’espulsione del padre come figura dotata di parola nel processo riproduttivo.


 Essa è stata realizzata attraverso il suo forzato ammutolimento nella vicenda dell’aborto, imposto dalla legge 194, che gli impedisce di far sentire in qualsiasi sede la sua voce sulla soppressione del figlio che ha generato.


 E’ tutto da vedere se davvero negli anni Settanta l’aborto fosse un piacere per i maschi padri.


Oggi, comunque le dichiarazioni degli uomini per poter riscattare la vita dei loro figli, assumendosene costi, e responsabilità, segnano il campo maschile.


In Italia, ad esempio, oltre ad alcuni eclatanti casi di cronaca, e molto più frequenti, e silenziose, tragedie private, note solo ad analisti, preti, e gruppi amicali, è su Internet da tempo il “Documento per il padre”, un testo firmato inizialmente, oltre che da me, da Stefano Zecchi, Giuseppe Sermonti, Claudio Bonvecchio, Giulio Maria Chiodi e numerosi altri, e da allora sottoscritto da centinaia di uomini e donne, con motivazioni e storie di vita che smentiscono la polverosa rappresentazione di maschile e femminile nella tragedia dell’aborto, ancora manieristicamente riproposta in molti dibattiti in materia, senza darsi la pena di verificarla. 



Claudio Risé, via Internet 
 
http://www.ilfoglio.it/lettere.php