Referendum e astensione: evitiamo la barbarie

di Giacomo Samek Lodovici


Quindici ragioni per non tornare alla giungla procreativa


Una parte di questo testo è pubblicata sulla rivista
“il Timone”, http://www.iltimone.org/ – maggio 2005, pp. 10-13;
un’altra sul settimanale “Tempi”, http://www.tempi.it/ – 5 maggio 2005, p. 16

L’embrione è uomo (in atto)



Per chiarire gli aspetti etici della fecondazione artificiale, della clonazione umana, degli interventi di selezione embrionale e di sperimentazione sugli embrioni, bisogna preliminarmente dimostrare che l’embrione è uomo.


Come ci insegna la biologia, fin dalla penetrazione dello spermatozoo nell’ovocita (cioè prima ancora della fusione dei due nuclei dei gameti) siamo in presenza di un’entità nuova, l’embrione, che è distinto dalla madre: si comporta biochimicamente in modo diverso dall’ovocita non fertilizzato, inizia un suo metabolismo distinto rispetto a quello della madre, ha il suo DNA. Ebbene, l’embrione inizia subito uno sviluppo autonomo e continuo, che consente infine di esercitare, a meno che non ci siano delle patologie (handicap), le azioni tipiche dell’uomo.


È autonomo nel senso che è proprio l’embrione a costruire se stesso, a guidare il proprio sviluppo e accrescimento, senza aver bisogno di alcun intervento esterno determinante.


È continuo nel senso che è privo di interruzioni e di salti e non c’è mai nessuno stacco particolare che consenta di dire “qui l’embrione diventa uomo”. Cambia la quantità della sua materia, cambia la complessità della sua organizzazione, ma l’entità che cresce e che diviene più complessa è sempre la stessa. Del resto, l’evoluzione continua anche dopo la nascita, sia sotto l’aspetto fisico, sia sotto l’aspetto psicologico.


Tra centinaia di studi di biologia dello sviluppo posso limitarmi a riportare solo due citazioni di conferma: Scott F. Gilbert, celebre biologo statunitense, nel suo trattato (Developmental Biology, Sinauer, Sunderland MA 2002, cap. 7), che è il manuale di biologia dello sviluppo più diffuso nelle università degli Stati Uniti e che è tradotto in diverse lingue, spiega che: “con la fertilizzazione inizia un nuovo organismo vivente. C’è un unico continuo processo dalla fertilizzazione allo sviluppo embrionale e fetale, alla crescita postnatale, alla senescenza fino alla morte”; la prestigiosa rivista scientifica British Medical Journal, nel suo editoriale del novembre 2000, ha scritto che “l’individuo umano allo stadio di embrione è l’attivo orchestratore del proprio annidamento e della propria vita”.


Alcuni dicono che l’embrione non è realmente autonomo, perché dipende dalla madre. Rispondiamo: il contributo della madre è estrinseco e consiste nella protezione e nel nutrimento, cose che proseguono del resto anche dopo la nascita e per molto tempo. Peraltro, che il contributo della madre allo sviluppo sia estrinseco, lo dimostra proprio la fecondazione artificiale, che attesta che lo zigote può essere concepito e può inizialmente svilupparsi da solo anche senza sua madre: è l’embrione che guida il proprio sviluppo, non sua madre.


Per capire questo punto possiamo confrontare lo sviluppo embrionale con la costruzione di una casa: qui è necessario qualcuno che aggiunge dall’esterno un mattone dopo l’altro; invece l’embrione stesso costituisce e organizza i suoi “mattoni” da solo.


Perciò l’embrione è anche diverso dall’ovulo femminile prima della fecondazione: i mattoni possono aspettare millenni senza diventare casa e l’ovulo può attendere tutta la sua breve vita senza svilupparsi; l’embrione, al contrario, se non viene ostacolato, si sviluppa da solo ad una velocità vertiginosa.


Altri, ancora, dicono che lo sviluppo non è veramente continuo e fissano uno stacco nel momento della fusione dei due nuclei dei gameti all’interno della cellula embrionale (prima di cui parlano di ootide), o nella formazione della stria primitiva dell’embrione, o al momento dell’impianto dell’embrione nell’utero. Ma questo discorso non regge, perché tutti questi momenti sono guidati dall’embrione stesso, sono già programmati fin dall’inizio.


Altri, infine, dicono che fino al 14 o giorno l’embrione ha la capacità di diventare due o più embrioni (gemellanza) e perciò non è ancora un individuo. Ma anche in questo caso si sbagliano, perché nel processo della gemellanza un individuo vivente genera un altro individuo vivente, quindi fin da subito c’è un individuo a cui se ne aggiunge in seguito un altro.


Si può svolgere lo stesso discorso in altri termini, retrocedendo a ritroso dal momento della propria vita che ciascuno di noi sta vivendo. Se osservo le mie fotografie di qualche anno fa mi riconosco: sono sempre io. Eppure la materia che mi costituisce è completamente cambiata ogni 7 anni della mia vita. Sono sempre io anche nelle fotografie anteriori o anche nella foto di quando ero appena nato. Sono sempre io due giorni prima del parto, o un mese, o due mesi, o sei mesi prima. E se dispongo di un’ecografia posso dire che sono sempre io quello che aveva sei settimane di vita. E se avessi un’ecografia del momento del mio concepimento potrei di nuovo dire che sono io quello che, per le sue dimensioni, poteva stare sulla capocchia di uno spillo. Insomma ciascuno di noi è stato embrione e non c’è mai stato nessuno stacco nella nostra evoluzione dal concepimento in poi, non c’è mai stato alcun momento fino a cui sia stato lecito ucciderci.


Del resto, anche se non avessimo dissipato il dubbio sulla continuità del nostro sviluppo, ammesso e non concesso che non avessimo respinto le argomentazioni di coloro che stabiliscono dei salti nello sviluppo, resterebbe pur sempre valido il principio di precauzione: se abbiamo il minimo dubbio che prima di un certo momento l’embrione non sia ancora uomo non possiamo ucciderlo, perché non possiamo correre il rischio di uccidere un uomo: se andando a caccia vedo un cespuglio che si muove, non devo sparare fino a che non so con sicurezza che dietro al cespuglio c’è una lepre e non un uomo.


I bioeticisti che difendono l’aborto e l’eutanasia sostengono talvolta un’equazione, un’identità tra la persona e il suo esercizio in atto di certe attività: secondo loro un essere umano è persona solo quando compie attualmente certe operazioni, ad esempio quelle razionali. In tal modo, essi operano una distinzione tra essere umano e persona, cioè sostengono che l’essere umano diventa gradualmente persona (e lo è pienamente solo quando esplica pienamente attività razionali) e cessa gradualmente di esserlo (quando perde lucidità intellettuale, quando è in coma, ecc.). Partendo da queste premesse, essi deducono che l’embrione e il malato terminale non sono persone, in quanto non esplicano attività razionali. Coerentemente a questa logica, per un bioeticista molto famoso come H.T. Engelhardt anche l’infanticidio è lecito, perché i neonati o i bambini piccoli non esercitano tali attività.


Bisogna però ribattere che, se fosse persona solo chi esercita attualmente operazioni razionali, allora non soltanto sarebbe lecito uccidere i bambini, ma bisognerebbe dire che anche un dormiente o un uomo sotto anestesia non sono persone, giacché non esplicano tali attività, e dunque diventerebbe legittimo sopprimere anche loro e non soltanto gli embrioni, i malati terminali e i bambini.


Insomma, l’uomo è persona anche quando non compie le sue azioni peculiari, dunque l’embrione è uomo in atto fin dal concepimento ed è in potenza solo rispetto al compimento di alcune attività.


Se l’embrione è persona come ognuno di noi, se l’unica differenza tra noi e l’embrione consiste nel fatto che noi esercitiamo in atto le attività razionali, mentre l’embrione no, allora vuol dire che l’embrione merita la stessa e identica tutela che si deve riservare a ciascuno di noi, il che significa anzitutto che la soppressione di un embrione, cioè l’aborto, equivale ad un omicidio. Infatti se l’embrione è persona, egli ha come ogni uomo una dignità incomparabile, un pregio inestimabile, un valore elevatissimo.



 


Illiceità di fivet, clonazione, sperimentazione sugli embrioni, ecc.



Ma se l’embrione è un uomo possiamo anche valutare la fecondazione artificiale (d’ora in poi fivet), la clonazione, ecc., possiamo capire che è sbagliato dire che la fivet è un atto di amore.



1. La fivet comporta la distruzione di moltissimi embrioni, necessari per produrre un bambino. Infatti, per ogni nato si provoca la morte di moltissimi embrioni, si provoca un olocausto di embrioni. Infatti, le percentuali di successo delle tecniche di fivet sono solo del 12-15 % (e secondo alcuni studi sono anche più basse): su 100 embrioni prodotti, almeno 85 sono destinati alla distruzione. È vero che anche dopo un concepimento naturale ci sono embrioni che muoiono, ma in quel caso è la natura che ne provoca la distruzione, non l’uomo, come avviene con la fivet.


2. Abbiamo detto che l’embrione ha una dignità incomparabile, un pregio inestimabile. Kant diceva che le cose hanno un prezzo, mentre l’uomo ha una dignità, proprio per esprimere il fatto che l’uomo è preziosissimo e non ha prezzo, perché la sua dignità è elevatissima. Ora con la fivet (e con la clonazione) l’atto procreativo non è più inserito in una relazione affettiva e di donazione reciproca come dovrebbe essere l’atto sessuale, bensì viene trasformato in un atto puramente chimico. Esso diventa così un’attività di tipo produttivo e l’embrione è ridotto al rango di cosa, trattato come una cosa da produrre, da fabbricare. L’embrione diventa un oggetto e viene privato della sua dignità e del suo valore di essere umano.


Lo si vede già se di tutto il processo che porta alla fabbricazione di un bambino si prende in considerazione anche soltanto il concepimento (tralasciando le motivazioni che hanno mosso la coppia – per es. “realizzarsi” attraverso il figlio, che vuol dire strumentalizzarlo – , l’eventuale affitto dell’utero da parte delle “madri surrogate”, l’eventuale uccisione di quegli embrioni che non sono “di buona qualità”): qual è la dimora adeguata per un essere umano? Gli animali hanno le tane, ma l’uomo può dignitosamente vivere solo in una casa. Allo stesso modo: qual è il luogo di concepimento confacente alla dignità di un essere umano? Solo una persona può essere il luogo adeguato per il concepimento di una persona, non certo una gelida provetta.


3. Si dice che vietando la fivet si nega il diritto al figlio (e la legge 40 consente la fivet omologa, ma vieta quella eterologa). Rispondiamo: il diritto al figlio non esiste, perché non esiste alcun diritto di un uomo su un altro uomo. Ogni uomo è uguale in dignità agli altri e nessuno può essere trattato come mezzo per soddisfare i fini di un altro (Kant): bisogna sempre e tassativamente rispettare la dignità umana e nessuno può essere reso strumento di un altro.


4. Un’altra argomentazione vale per coloro che ritengono che Dio esista (cosa, del resto, che si può dimostrare con la sola ragione). Nell’atto sessuale l’uomo e la donna esprimono la disponibilità alla vita, ma, in definitiva, l’incontro dei gameti e la generazione dipendono da Dio (all’inizio nemmeno la donna sa di essere incinta), che è creatore e signore della vita: l’uomo collabora con Dio creatore, prestandosi ad essere pro-creatore, collaboratore del creatore. In tal modo, il figlio è un dono o, meglio ancora, è il dono di un dono, perché scaturisce come dono divino nel contesto di quel dono che è l’atto sessuale (il quale è donazione reciproca).


Con la fivet (e con la clonazione), invece, l’uomo, inconsapevolmente, o consapevolmente (come avviene per alcuni tecnici della fivet, che lo hanno ammesso), si erge a creatore e padrone della vita, invece di collaborare con Dio, si sostituisce a Lui.


In tal senso e alla luce anche del punto n. 2, possiamo comprendere che l’espressione “procreazione medicalmente assistita” è già una manipolazione linguistica: la fivet non è un semplice aiuto alla procreazione, perché non è una cooperazione alla creazione (dunque non è procreazione) e non consiste in una mera assistenza medica alla fecondazione, bensì è una procedimento ben diverso, è un procedimento di fabbricazione di uomini, in cui il medico diventa il principale protagonista.


5. Le tecniche di fivet sottopongono le coppie, e soprattutto le donne, a procedure molto estenuanti e frustranti, e fanno irrompere il medico nell’intimità coniugale a dettare la frequenza dei rapporti sessuali (dato che la frequenza di questi ultimi incide sulla quantità degli spermatozoi e degli ovociti).


6. Mentre le argomentazioni precedenti riguardano ogni tipo di fivet, ne aggiungo altre che valgono per la fivet eterologa (vietata dalla legge 40), dove, cioè, l’ovulo e/o lo spermatozoo sono di genitori biologici esterni alla coppia, che non saranno dunque i genitori legali del figlio concepito. Ebbene, l’eterologa sceglie deliberatamente di rendere un uomo orfano dalla nascita del suo vero padre e/o della sua vera madre.


Si dice che anche l’adozione fa lo stesso; ma nell’adozione l’orfananza non è prodotta da chi affida/riceve un bambino in adozione, bensì è stata prodotta da altre cause. E solo a quel momento interviene l’adozione per migliorare le condizioni di un bambino; invece con l’eterologa essa è scientemente voluta.


7. Ancora, la fivet eterologa con donatori sconosciuti di gameti lede il diritto di ognuno di sapere quali sono le sue origini, il diritto di sapere chi sono i suoi genitori, di cui porterà per tutta la vita l’aspetto fisico, forse il temperamento e il ritmo di sviluppo psico-fisico, lede il diritto di ognuno di conoscere una parte importante della propria storia sanitaria, il diritto di sapere eventuali informazioni importanti per la propria salute.


8. La fivet eterologa provoca sovente dei problemi relazionali e psicologici.


L’eterologa crea spesso nel genitore giuridico, soprattutto nei padri, un senso di estraneità nei riguardi dei bambini prodotti. Così, negli Usa, (dove l’eterologa è legale) sono già avvenuti numerosi casi di disconoscimenti di paternità, perché i padri giuridici si sono sentiti troppo diversi dal nuovo nato, che è avvertito quasi come un estraneo.


Ad essere precisi, il nato da fivet più che un orfano è un figlio abbandonato dai genitori biologici. E, a tal proposito, è noto che i figli abbandonati patiscono più degli orfani, perché questi possono elaborare il lutto, in quanto il genitore morto rimane vivo, nella memoria propria o altrui. Il figlio abbandonato, invece, sa che, da qualche parte, colui da cui proviene vive indipendentemente da lui, forse nell’indifferenza per il suo destino, forse con altri figli e figlie, che sono suoi fratelli e che gli somigliano.


Lo stesso Flamigni, il padre della fivet in Italia, uno dei più feroci avversari della legge sulla fivet, ha scritto (quando non immaginava che ciò potesse ritorcerglisi contro, cioè quando esisteva il far west procreatico e non c’era ancora la legge 40): i medici “hanno visto troppo spesso” le donatrici sconosciute di ovuli “dopo la nascita del bambino, inserirsi tra lui e la madre, nella ricerca di un rapporto privilegiato, sollecitate da sentimenti che è facile comprendere. La donatrice sconosciuta […] crea fantasmi e paure di ogni genere, alcuni dei quali continuano anche dopo la nascita del bambino”. E la donazione di seme maschile crea problemi ancora più gravi, dalla “maggior frequenza di malattie psicosomatiche” per il figlio, alla crisi di rigetto per il padre “ufficiale” (C. Flamigni, La procreazione assistita, Il Mulino 2002, pp. 100-101).


Inoltre, un famoso psichiatra francese, che si chiama Benoit Bayle, ha rilevato che alcuni nati da fivet patiscono la “sindrome del sopravvissuto”: questa patologia, riscontrata nei sopravvissuti ai campi di concentramento, si manifesta con senso di colpa: “altri sono morti per farmi vivere”; e senso di onnipotenza: “Io ce l’ho fatta perché sono indistruttibile”. Infatti, “i suoi genitori l’hanno desiderato al punto da sacrificare altri bambini per la sua venuta. Se lui è restato in vita, se lui è scelto, non è il segno che vale più degli altri, cioè di quelli che non sono sopravvissuti? Il bambino […] è un bambino onnipotente cui è forse difficile fissare dei limiti. I suoi genitori hanno, prima o dopo di lui, soppresso uno o più “bambini” , in fin dei conti per desiderio di lui, perché lui potesse vivere. Quanto vale dunque, lui per il quale un tale sacrificio è stato consumato?” (B. Bayle, L’embrion sur le divan. Psychopatologie de la conception humaine, Masson, Paris 2003. “L’essere umano concepito può pensare: “perché sono in vita io e non gli altri?”. Inconsciamente, può provare un senso di colpa notevole. Ma può avvertire anche, a seconda delle circostanze, una sensazione di onnipotenza o di megalomania: “Sono più forte degli altri, più forte della morte”, “sono indistruttibile dal momento che sono sopravvissuto…”. Questi sentimenti di colpa e di onnipotenza talora coesistono paradossalmente e si accompagnano a un’esposizione al rischio, diretta (mettersi in situazioni di pericolo) o indiretta (ad esempio, sviluppando malattie psicosomatiche). In ogni caso per sperimentare la sopravvivenza e confrontarsi con la morte” (intervista a B. Bayle, in Avvenire, 22.03.2005).


9. Con l’eterologa avremo figli che non conosceranno i loro genitori biologici, potranno esserci più figli dello stesso padre e/o della stessa madre biologici che non sanno di avere gli stessi genitori, che rischieranno di contrarre matrimonio con dei consanguinei (i loro fratellastri biologici).


10. Per quanto riguarda pratiche letali per l’embrione (vietate dalla legge 40 e che i referendari vogliono ripristinare) come la sperimentazione sugli embrioni, il prelievo da essi di cellule staminali e la clonazione umana per ricavare degli organi al fine di guarire delle malattie, bisogna dire chiaramente che esse sono inaccettabili.


Infatti, anzitutto le cellule staminali ricavate dagli embrioni non hanno dato nessun risultato terapeutico, al contrario delle cellule staminali adulte!; inoltre se l’embrione è come noi, allora questi interventi ammazzano uno di noi per strappargli degli organi per i trapianti e praticano su di lui esperimenti letali per far progredire la medicina: cose che facevano già i nazisti e che fanno rabbrividire. Guarire una persona è un fine buono, ma un fine buono non giustifica dei mezzi cattivi.


11. La fivet comporta molti pericoli (alcuni li ha ammessi anche Flamigni) per la salute del nascituro e delle donne (talvolta addirittura la morte), come dimostrano studi di prestigiose riviste scientifiche internazionali, che riporto in uno dei box.


12. Si dice che se resta questa legge le coppie dovranno andare all’estero. Risposta: se una cosa sbagliata (la fivet) viene fatta all’estero, non c’è alcun motivo per farla anche in Italia (se in Svizzera fosse legale la tortura, non sarebbe un buon motivo per introdurla in Italia).


13. Si dice che questa legge sfavorisce i poveri, che non possono permettersi di andare all’estero. Risposta: oltre a quanto abbiamo appena detto, bisogna sapere che ogni intervento di fivet costa (a seconda dei centri) dai 3.000 ai 10.000 €, in media circa 6.500 €. Inoltre per avere il 95 % di probabilità di fabbricare un bambino bisogna sottoporsi alla fivet circa 13-15 volte, con una spesa di quasi 90.000 €. Insomma,


queste pratiche sono accessibili solo ai ricchi e dietro ai referendari ci sono interessi finanziari enormi. Questo è il motivo per cui sono stati quasi accantonati gli studi per curare l’infertilità e si è puntato quasi tutto sulla fivet. In Italia ci sono tanti centri per la fivet quanti ce ne sono nei ben più grandi Stati Uniti.


14. Si dice che questa legge limita la ricerca scientifica. Risposta: la ricerca dev’essere limitata quando è contraria alla dignità umana, altrimenti dovremmo lodare i nazisti per i loro esperimenti su cavie umane.


15. Si dice che la legge sulla fivet è una legge cattolica, che non si può imporre a chi non è credente; ma ciò è falso, perché le considerazioni fatte finora sono puramente razionali, e non richiedono (eccetto la n. 4) di accettare l’esistenza di Dio (lo dimostrano anche le affermazioni di vari atei che riporto nel box di quest’articolo). Anzi, questa legge consente la fivet omologa, la produzione di 3 embrioni per ogni ciclo di fivet e altre cose, che la ragione (come abbiamo visto) e la morale cattolica non approvano.



Prima obiezione generale: “non si può impedire alle coppie di essere felici”.


Risposta. Anzitutto le coppie che si sottopongono alla fivet sono sovente infelici: esse subiscono spesso delle cocenti e frustranti delusioni (in quanto il procedimento di fabbricazione di bambini funziona solo 15 volte su 100), si ritrovano a volte con dei figli che hanno malattie molte gravi, a volte avvertono il bambino concepito con l’eterologa come un corpo estraneo, magari debbono gestire dei ragazzi che hanno la “sindrome del sopravvisssuto”, inoltre le donne si sentono umiliate perché inserite in una catena di montaggio, deprivate del loro corpo e a volte corrono dei gravi rischi (persino mortali) per la loro salute, ecc. Tutte cose che rendono infelici.


Ma, soprattutto, non è giusto essere felici sulla pelle altrui, distruggendo 85 embrioni su cento, mercificando l’embrione, trattandolo come una cosa da fabbricare, facendo nascere degli uomini in un modo che li espone a gravi patologie (per es. malformazioni cerebrali), rendendo una persona orfana alla nascita, ecc.



Seconda obiezione generale: “io non voglio ricorrere a queste pratiche, ma non voglio nemmeno impedire agli altri di farlo”. Risposta: lasciare agli altri la possibilità di accedere a queste pratiche significa lasciar loro la possibilità di provocare la distruzione di 85 embrioni su 100 prodotti, di ridurre l’embrione a cosa, di fabbricare figli orfani e malati, ecc. (cfr. i 15 punti che abbiamo sviluppato). È simile a dire: “io non voglio assassinare nessuno, ma non voglio impedire agli altri di farlo”.



Terza obiezione generale: “su queste materie non ci devono essere leggi”


Per questa ragione è assurdo dire che su materie di questo genere bisogna lasciare la scelta alla coscienza del singolo e non fare leggi: le pratiche di cui abbiamo parlato ledono gravemente i nascituri, e provocano un olocausto di embrioni, quindi devono essere regolate dalla legge, che deve tutelare i deboli e gli indifesi.



 


Legittimità e doverosità dell’astensione


Alcuni considerano la scelta dell’astensione illegittima, tuttavia si sbagliano per almeno 4 ragioni.



a) Dal punto di vista etico ogni cittadino è tenuto a contribuire al bene comune, a configurare una società moralmente buona. Abdicare a questo contributo è una forma di disimpegno grave. Questo dovere di produrre una società buona determina il dovere di votare se e quando col voto si può contribuire al bene comune; ma comporta altresì il dovere di non votare quando il proprio voto (quale che sia) rende una società più ingiusta.


Perciò, quando l’astensione dal voto è motivata, quando è frutto di una riflessione e di una ponderazione, e quando costituisce proprio il mezzo per configurare una società buona o meno ingiusta di quella che si determinerebbe votando, essa non rappresenta una forma di disimpegno e di abdicazione dalla propria responsabilità, bensì è proprio la scelta moralmente migliore, anzi doverosa se consente di evitare un aumento di ingiustizia.


Ora, dato che la maggior parte dei mezzi di comunicazione sta compiendo mistificazioni continue e sta ingannando gli italiani, è altamente probabile che in caso di raggiungimento del quorum prevarranno i nemici della vita, gli assassini degli embrioni, i sacerdoti della giungla procreativa; mentre se il quorum non sarà raggiunto rimarrà in vigore la legge 40. Pertanto, al prossimo referendum l’astensione è il mezzo per evitare il ritorno alla situazione precedente alla legge 40, quando era possibile fare le cose più ignobili in materia procreativa: dunque l’astensione è la scelta moralmente migliore. Anzi, è una scelta doverosa, perché chi andrà a votare contribuirà con il suo voto (quale che sia) a ripristinare delle pratiche gravemente ingiuste (l’assassinio degli embrioni, la riduzione dell’embrione a cosa, la fabbricazione di figli orfani dalla nascita, di bambini che hanno un consistente possibilità di avere gravissime malattie, ecc). Facciamo un esempio: siamo in Germania e c’è un referendum che vuole reintrodurre in Germania il nazismo. Gli orientamenti di voto fanno prevedere che in caso di raggiungimento del quorum prevarranno i sostenitori del nazismo, che potranno dunque reintrodurlo, mentre se il quorum non sarà raggiunto il referendum fallirà e la Germania non ripiomberà nel nazismo: è chiaro che, in questa situazione, chi va votare, quale che sia il suo voto, provoca la rinascita del nazismo, perché contribuisce al raggiungimento del quorum. Dunque chi va a votare commette una colpa morale gravissima, perché contribuisce al ritorno del nazismo. Ebbene, una situazione analoga si configura oggi in Italia in occasione del referendum sulla fivet: chi va a votare commette una colpa gravissima, perché provoca il ritorno ad una società dove vengono perpetrate tutte le cose che abbiamo visto nei 15 punti precedenti. Il paragone col nazismo non è tanto fuori luogo, visto che la fivet comporta un olocausto gigantesco di embrioni (al posto dell’olocausto degli ebrei) e visto che gli esperimenti su cavie umane e la selezione eugenetica delle persone (con la fivet gli embrioni fabbricati vengono scartati se non sono di “buona qualità”, si può scegliere se fabbricare un figlio biondo o bruno, alto o basso, ecc.) erano proprio pratiche naziste.



b) Non ha senso l’appello al popolo mediante un referendum su tematiche tecnicamente complesse e che richiedono una speciale competenza, come nel caso della fivet, della ricerca sulla cellule staminali, del ricorso alla diagnosi prenatale, ecc.


Oltretutto in questa campagna referendaria i cittadini non sono aiutati a formarsi un giudizio, perché essa non si svolge ad armi pari, visto che la stragrande maggioranza dei mezzi di comunicazione ha scelto di non articolare un dibattito, bensì di dare voce quasi ad un monologo, cioè ha scelto di far parlare solo i sostenitori della fivet. E, nei pochi dibattiti che ci sono, l’arbitro è quasi sempre partigiano.


c) Nel caso specifico, inoltre, questi referendum chiedono di votare “sì” all’abrogazione della legge 40. Il che significa che chi vota “no” vota contro l’abrogazione della legge, cioè esprime il suo apprezzamento per la legge. Ora, è vero che questa legge vieta molte pratiche eticamente inaccettabili, ma, come abbiamo già detto, ne consente tuttavia ancora alcune che sono immorali (cfr. punto 15). Pertanto, votare “no” equivale ad esprimere la volontà di mantenere una legge che invece esige dei miglioramenti.


Qualcuno, al riguardo, dice che bisognerebbe votare per abrogare la legge, proprio perché si tratta di una legge che consente pratiche sbagliate; ma in questa situazione politica è pura utopia sperare che l’abrogazione della legge 40 consenta oggi di emanare una nuova legge che sia migliore. Inoltre, poiché i quesiti referendari sono stati proposti da coloro che vogliono la totale assenza di qualsivoglia limite, che avversano ferocemente qualsiasi limitazione delle pratiche di uccisione degli embrioni, di fivet, clonazione, sperimentazione sugli embrioni, ecc., cioè da coloro che non vogliono per nulla il miglioramento della legge, una maggioranza di “no” sarebbe una manifestazione di consenso verso coloro che non vogliono nessuna legge sulle tecniche di fivet, clonazione, ecc., verso coloro che hanno proposto il referendum proprio con questo scopo.


Tra l’altro, se il quorum verrà raggiunto, che prevalgano i “sì” o i “no” non fa differenza, i promotori del referendum riceveranno dallo Stato, cioè dal contribuente, cioè da tutti noi, una somma di circa due miliardi delle vecchie lire, come rimborso-compenso per aver mobilitato il 50 % + 1 degli aventi diritto. E, poiché nei comitati promotori dei referendum ci sono molti politici che già ricevono vari rimborsi elettorali, non è da escludere che essi siano pronti a rinunciare a favore dei radicali, i quali, non avendo parlamentari, non ricevono questi rimborsi. Chi vota al referendum provocherà anche questo introito in favore dei referendari.


d) È vero che l’art. 48 della Costituzione precisa che l’esercizio del diritto di voto è un dovere civico, ma questo articolo non si riferisce anche ai referendum abrogativi, che sono disciplinati dall’art. 75, il quale fissa un doppio quorum per un referendum, nel senso che la proposta soggetta a referendum è approvata “se è raggiunta la maggioranza dei voti, ma a condizione che abbia partecipato alla votazione la maggioranza degli aventi diritto”. Dunque è proprio la Costituzione ad ammettere che l’elettore possa legittimamente non partecipare alla votazione: votare al referendum non è un dovere, visto che lo stesso legislatore ha fissato un quorum. Altrimenti vorrebbe dire che la Costituzione autorizza un comportamento che pur considera inaccettabile.


Del resto, anche se la Costituzione considerasse un dovere morale votare alle consultazioni referendarie, non bisognerebbe dimenticare che la Costituzione, per quanto autorevole, non è infallibile e dunque può contenere concezioni morali sbagliate. Per es. nella storia molte Costituzioni hanno negato i più basilari diritti umani. Perciò, anche se la Costituzione biasimasse l’astensione, questo fatto non potrebbe prevalere sulle ragioni esposte ai punti a), b) e c).



Le penultime parole famose



È interessante notare che Piero Fassino, leader dei Ds, cioè il maggiore partito tra quelli che cercano di abrogare la legge 40 e che attualmente denunciano l’immoralità dell’astensione, nel 2003 aveva avanzato simili giustificazioni dell’astensione. Infatti, in occasione del referendum del 15-16 giugno 2003 (sull’estensione dell’articolo 18 alle piccole aziende) Fassino aveva invitato i suoi sostenitori proprio ad astenersi: “Se il referendum è sbagliato non possiamo che augurarci il suo insuccesso. Non vogliamo che vincano i sì a un referendum sbagliato […]. È un referendum dannoso e bisogna renderlo inutile, vanificarlo, sterilizzarlo, considerando al contempo il no inadeguato” (L’Unità, 30 aprile 2003). E poiché Bertinotti criticava la Quercia appunto perché aveva indicato di astenersi, Fassino rispondeva che lo stesso Bertinotti aveva dato la medesima indicazione in occasione del referendum del 18 aprile 1999 per l’abolizione del proporzionale: “Bertinotti che critica la scelta di non votare, invitò al non voto in occasione del referendum che riguardava l’abolizione del proporzionale”. Il messaggio di Fassino era chiaro: se astenersi era legittimo allora, “perché non dovrebbe esserlo oggi?”. In effetti, proseguiva Fassino, “se un referendum è sbagliato, bisogna ridurne i danni, far mancare il quorum in modo da non pregiudicare misure legislative che affrontino la materia”. Astenersi dal voto, insomma, perché “anche questo atteggiamento esprime una volontà precisa prevista dalla Costituzione”, che, infatti, “richiede un quorum per rendere efficace il referendum” (L’Unità, 14 giugno 2003).


Morale: quando l’astensione fa comodo è una pratica buona e giusta, quando invece contrasta con i propri scopi diventa un inaccettabile sotterfugio, con buona pace della coerenza.


E dato che i Ds sono il partito a favore del referendum numericamente più consistente, può essere utile rileggersi alcune dichiarazioni di suoi illustri esponenti.


“Non ho esitazioni quando parlo di cura e promozione della vita nell’esprimere la mia personale convinzione che sia necessario tutelare l’embrione da irresponsabili manipolazioni. Esiste un limite nella manipolazione dell’embrione: nell’embrione c’è un progetto di vita e anche nella dimensione più elementare di vita c’è un principio di umanità che va tutelato e difeso”, Massimo D’Alema, (Famiglia cristiana, 8 novembre 1998).


“L’embrione non è una cosa, è la radice di un essere umano e va considerato coerentemente con questa premessa . Sono contrario alle contrapposizioni ideologiche, ma non tutto quello che si può tecnicamente fare si può eticamente fare. Per la procreazione assistita bovini ed equini sono più garantiti dell’essere umano”, Luciano Violante (Corriere della Sera, 28 febbraio 1997).


 


 


Strategia per il 13 giugno giugno



Qualcuno potrebbe dire: “non si può sapere se il movimento per l’astensione riuscirà ad evitare il raggiungimento del quorum, perciò è meglio andare a votare “no”, affinché non prevalgano i “sì””.


In realtà è quasi sicuro che se si raggiungerà il quorum prevarranno proprio coloro che vogliono abrogare la legge. In ogni caso, suggerisco una strategia: lunedì 13 giugno le urne verranno chiuse alle 15:00, perciò quel giorno basta guardare alla televisione i dati del Ministero degli Interni (e fidarsi solo di questi dati, non di quelli che pubblicheranno i giornali nei giorni precedenti al referendum e negli stessi giorni in cui sono aperte le urne) sull’affluenza verso le 13:00. A quel punto si deve valutare: 1) se il quorum è già stato raggiunto o è già vicino al 50 % si deve andare a votare “no”; 2) se il quorum è lontano è un dovere astenersi. In questo secondo caso chi va a votare commette la colpa gravissima di contribuire col suo voto al quorum e provocare il ritorno della giungla procreativa.



 


 


 


Rischi per la salute causati dalla fivet


Rischi per i nascituri


“Bambini che hanno basso peso alla nascita sono a rischio per disabilità e morte. La fivet aumenta i bambini con basso peso alla nascita […]”, [L.A. Schieve, Low and very low birth weight in infants conceived with use of assisted reproductive technology, in “N Engl J Med” (2002)].


“I bambini nati da fivet hanno un aumentato rischio di sviluppare problemi cerebrali, in particolare paralisi cerebrale” [B. Stromberg et al, Neurological sequelae in children born after in-vitro fertilisation, in “Lancet”, 359 (2002), pp. 461-5].


“I bambini concepiti con l’uso di […] fivet hanno un rischio doppio rispetto alla popolazione generale di avere un difetto alla nascita” [M. Hansen et al, The risk of major birth defects after intracytoplasmic sperm injection and in vitro fertilisation, in “N Engl J Med”, 346 (2002), pp. 725-30].


“[…] i bambini nati da fivet hanno più frequentemente bisogno dei centri di riabilitazione rispetto alla popolazione normale e il rischio di paralisi cerebrale è di 3,7 […]. In uno studio australiano l’8,6% dei bambini nati da fivet aveva difetti maggiori alla nascita” [G. Koren, Adverse effects of assisted reproductive technology and pregnancy outcome, in “Ped Res” (2002)].


Il rischio di avere un figlio con handicap è circa l’11% dopo fivet, rispetto al 5% dopo concepimento normale (NN, Neurological sequelae and major birth defects in children born after in-vitro fertilization or intracytoplasmic sperm injection, in “Eur J Pediatr”, (2003), pp. 162-164).


La fivet induce un aumento della sindrome di Beckwith-Wiedeman (una rara malattia che causa malformazioni fisiche e tumori), la cui incidenza di solito è dello 0,8%, mentre sale al 4,6% tra i concepiti con fivet [M.R. De Baun, E.L. Niemitz, A.P. Feinberg, Association of in vitro fertilization with Beckwith-Wiedemann syndrome and epigenetic alterations of LIT1 and H19, in “American Journal of Human Genetics”, 72 (2003), pp. 156-160].


Più di recente, 5 bambini olandesi concepiti con fivet hanno presentato retinoblastoma, un cancro della retina che compare di norma in 1 nato su 17.000 [K. Powell, Fertility Treatments: Seeds of doubt, in “Nature”, 422 (2003), pp. 656-658].


Rischi per le donne


Ogni donna che si sottopone alle tecniche di fivet deve assumere dosi massicce di ormoni e ciò può provocare: ingrossamento abnorme delle ovaie, alterazione della respirazione e viscosità del sangue, che poi può causare trombi letali, patologie neurotiche e persino la morte. Inoltre questo trattamento ormonale aumenta anche il tasso di tumore alla mammella, all’utero e alle ovaie e la tecnica di recupero degli ovuli comporta, talvolta, la rottura dell’utero oppure la rottura della tuba [AA. VV., Amputazione dell’arto superiore a seguito di stimolazione ovarica nell’ambito di un programma di fivet, in “Medicina e morale” (2000), pp. 505-523]. Cfr. Flamigni: l’iperstimolazione ovarica “è una sindrome pericolosa persino per la vita”, e “si possono determinare trombosi e tromboflebiti”, (C. Flamigni, La procreazione assistita, cit., pp. 29, 63-64).


 


Atei contro la fivet


La condanna di fivet, clonazione umana, selezione degli embrioni ecc., non dipende dalla fede, perché basta usare la ragione per pronunciarla, tanto è vero che essa è condivisa da vari atei e agnostici.


Daniel Callahan (USA), ateo, è uno dei pionieri della bioetica e ha fondato l’Hasting Center, che è uno dei più importanti pensatoi in materia. Dice che “come una persona, gli embrioni sono degni della nostra considerazione, come hanno stabilito tre commissioni americane. Non esiste […] rispetto per la vita compatibile con l’uccisione degli embrioni”. Inoltre, “al momento non esiste una ragione medica per intraprendere la strada della sperimentazione sulle staminali embrionali”. Ancora, “se un embrione venisse rifiutato per ragioni genetiche, queste non potrebbero fornire motivi certi che quel figlio avrebbe avuto una vita miserabile”. E la fivet? “Bisogna porre limiti precisi […]. Si tratta di una scelta dolorosa, ma la medicina non ha il dovere né l’obbligo di intervenire in tutti i casi” (Il Foglio, 29.01.05, p. 2).


Angelo Vescovi è un luminare della ricerca sulle cellule staminali del S. Raffaele di Milano. A dispetto del suo cognome, è agnostico, e dice che “clonare esseri umani per poi distruggerli è un delirio”, perché “la vita nasce all’atto della formazione dello zigote”. E prosegue: “sono del tutto agnostico. E la mia analisi non si basa su una logica religiosa. Eppure a me, scienziato illuminista, la ragione dice due cose: che gli embrioni sono esseri umani e che crearli per poi distruggerli è una sconfitta”. Ancora: “la scienza è assoggettabile agli stessi limiti che si pone la società in cui essa vive. Altrimenti è barbarie” (L’Espresso n. 34, 2004).


Judi Norsigian è una femminista americana storica, eppure è contraria alla produzione di embrioni a scopo di ricerca e alla clonazione e diffida della fivet. Dice che sperimentare sugli embrioni è “un rischio, un grande rischio”, ed è una violenza, perché il corpo della donna diviene puro veicolo produttore. Tenta di proteggere le donne dalla “pressione sociale per la donazione degli ovociti” e dai rischi per la salute delle tecniche di prelievo degli ovuli: “la stimolazione ovarica può causare nell’8 % dei casi la sindrome da iper stimolazione […] fino al rischio della vita” (Il Foglio, 12.03.05, p. 2).


Pietro Barcellona, ateo, ex deputato del Pci, insegna Filosofia del diritto a Catania e spiega: “l’uomo non deve consentire che tutto ciò che è tecnicamente fattibile diventi lecito”. Invece “c’è il tentativo dell’uomo di realizzare un vecchio sogno delirante di onnipotenza, quello cioè di autogenerarsi”. Inoltre la fivet “è un tecnica che dà alla donna spesso una sensazione di deprivazione del corpo […]. Moltissime donne subiscono questa pratica come un trauma profondo della propria femminilità perché hanno la sensazione di essere trattate come fossero messe in fila in una catena di montaggio”. Infine, la posta in gioco “non è uno scontro tra laici e cattolici, è una questione che riguarda la visione dell’uomo” (Avvenire, 26.02.05, p. 19).


L’appassionata battaglia dell’ateo Giuliano Ferrara in difesa dell’embrione è ben nota e tra i tanti articoli ne possiamo qui trascegliere uno. “I figli non sono un diritto”, dice Ferrara, “non sono come esigibili per legge o fabbricabili a piacimento […], sono una possibilità dell’amore” e non si possono uccidere embrioni “con dosi massicce di disprezzo per il diritto, quello si un diritto, alla vita”. Ancora: “non è in questione la religione […]. È in questione un’elementare riflessione civile sul mondo e sull’umanità” (Il Foglio, 5.12.2003).



Bibliografia minima


Sullo status di persona dell’embrione
E. Sgreccia, Manuale di bioetica, Vita e Pensiero 1994.
G. M. Carbone, L’embrione umano: qualcosa o qualcuno? ESD 2005.
http://www.disf.org/Voci/56.asp
V. Possenti, L’embrione è persona? in Idem, Approssimazioni all’essere, Il poligrafo 1995, pp. 111-129.
Pontificia Academia Pro Vita, Identità e statuto dell’embrione umano, Lev 1998.
C. Vigna – F. Botturi – E. Agazzi – A. Corradini – E. Berti – H. Seidl, Bioetica e persona, “Per la filosofia”, 25 (1992).
F. Turoldo, Bioetica e persona, in “Religione & scuola”, 2 (1988), pp. 66-72.


Sul web c’è un impressionante filmato: un’immagine a ultrasuoni di un bambino che subisce l’aborto nel grembo di sua madre, cfr. www.kattoliko.it/leggendanera/bioetica/urlosilenzioso.htm. Per comprendere che cosa sia veramente l’aborto.



Sulla fivet
G. M. Carbone, La fecondazione extracorporea, ESD 2005.
C. Navarini, Procreazione assistita? Le sfide culturali: selezione umano o difesa della vita, Portalupi 2005.
M. Rhonheimer, Etica della procreazione, Mursia 2000.
E. Sgreccia, Manuale di bioetica, Vita e Pensiero 1994.
M.L Di Pietro – E. Sgreccia, Procreazione assistita e fecondazione artificiale tra scienza, bioetica e diritto, La Scuola 1999.