Realismo cristiano tra pericoli e speranze

Dal mondo

L’INCOMBERE DI UNA DEFLAGRAZIONE NUCLEARE…


Una minaccia incombe sul mondo. Se ne parla poco e si conosce ancora meno: si tratta di un possibile conflitto nucleare. Sembra una mitologia da anni Sessanta o al più si pensa (con poco interesse) alla controversia in corso sul nucleare iraniano, credendo che riguardi “solo” la sicurezza dei Paesi vicini (Israele per primo). Invece non è così. La minaccia riguarda tutti ed è oggi più incombente che mai. Oggi più di dieci anni fa. A paventare (in questo inizio del 2007) una “possibile catastrofe atomica” non è un qualche opinionista apocalittico, un allarmista di professione, ma una persona pacata e razionale, l’uomo più saggio e illuminato che calca la scena mondiale…


di ANTONIO SOCCI

Saddam Hussein è stato eliminato, ma la minaccia che incombe sul mondo no. Anzi, potrebbe perfino accrescere la sua pericolosità. Se ne parla poco e si conosce ancora meno: si tratta di un possibile conflitto nucleare. Sembra una mitologia da anni Sessanta o al più si pensa (con poco interesse) alla controversia in corso sul nucleare iraniano, credendo che riguardi “solo” la sicurezza dei Paesi vicini (Israele per primo). Invece non è così. La minaccia riguarda tutti ed è oggi più incombente che mai. Oggi più di dieci anni fa. A paventare (in questo inizio del 2007) una “possibile catastrofe atomica” non è un qualche opinionista apocalittico, un allarmista di professione, ma una persona pacata e razionale, l’uomo più saggio e illuminato che calca la scena mondiale: Benedetto XVI. Nel suo Messaggio per la Giornata mondiale della pace, che la Chiesa celebra il 1° gennaio 2007, esprime la sua «grande inquietudine» per «la volontà, manifestata di recente da alcuni Stati, di dotarsi di armi nucleari». Ed ecco la «aura per una possibile catastrofe atomica. Ciò riporta gli animi indietro nel tempo», osserva il Papa, «alle ansie logoranti del periodo della cosiddetta guerra fredda. Dopo di allora si sperava che il pericolo atomico fosse definitivamente scongiurato e che l’umanità potesse finalmente tirare un durevole sospiro di sollievo. Purtroppo», prosegue il Santo Padre, «ombre minacciose continuano ad addensarsi all’orizzonte dell’umanità».
L’ALLARME DI RATZINGER PASSA INOSSERVATO
Il Pontefice esorta dunque a stipulare nuovi accordi internazionali per «la non proliferazione delle armi nucleari» e chiede un serio impegno per arrivare alla loro «diminuzione e al loro definitivo smantellamento». Tuttavia, mentre lancia il suo appello accorato («niente si lasci di intentato»), è ben consapevole del rischio imminente: «È in gioco il destino dell’intera famiglia umana!». È incredibile che un così autorevole allarme sia passato e passi pressoché inosservato. A parte gli addetti ai lavori, che sanno come stanno le cose e sono estremamente preoccupati, i mass media e la gente sembrano non rendersi conto. Anche il cupo segnale del maggio 2005 è stato del tutto snobbato: il fallimento a New York della settima Conferenza di revisione del Trattato di Non Proliferazione Nucleare (è l’appuntamento che ogni cinque anni, dal 1970, si tiene per vigilare sull’osservanza dell’impegno sottoscritto dai Grandi di ridurre ed eliminare le armi nucleari). Il motivo del fallimento è molto semplice (e lo abbiamo già scritto su queste colonne): la situazione è fuori controllo. Gli esperti ormai rimpiangono il vecchio “equilibrio del terrore”. Oggi lo scenario è peggiore. Si è scatenata negli ultimi anni una corsa al nucleare che non ha eguali nei 50 anni precedenti. Secondo documenti ufficiali dell’Onu sono circa 40 i Paesi che già dispongono di “capacità nucleare” e fra quelli che da tempo posseggono armi nucleari vi sono Stati come l’India e il Pakistan che sono da sempre a rischio di conflitto armato. Gli Stati Uniti – dopo l’11 settembre 2001, con la convinzione di una minaccia inedita alla propria popolazione civile – hanno preso a investire cifre gigantesche nel riarmo. Gli altri hanno seguito. Questa corsa planetaria alle armi nucleari si somma alla scarsa manutenzione e all’insicurezza di tanti arsenali (soprattutto dell’Est europeo), all’esistenza di organizzazioni terroristiche internazionali capaci di tutto e al commercio clandestino di ordigni atomici. L’ex segretario alla Difesa degli Stati Uniti, William J. Perry di recente ha dichiarato: «Non ho mai avuto tanta paura come ora di un conflitto nucleare. Esiste una probabilità di un attacco rivolto contro obiettivi Usa nei prossimi dieci anni superiore al 50 per cento». Non è un caso se la Russia e gli Stati Uniti hanno cominciato a teorizzare un possibile uso “limitato” di armi atomiche.
NEL MONDO CI SONO 30MILA ORDIGNI ATOMICI
Ritengono di poterlo fare perché dispongono di nuovi ordigni dagli effetti “controllabili” che potrebbero servire a distruggere armi atomiche in costruzione da parte di regimi pericolosi, ma questo passo resta un salto nel buio. Che potrebbe avere effetti incalcolabili. Viviamo su una polveriera. Gli scenari più allarmistici parlano di 30 mila ordigni nucleari di cui 17.500 operativi: più che sufficienti per distruggere migliaia di volte il pianeta. Ma anche se consideriamo lo scenario “meno scioccante” le cose non cambiano. I dati ufficiali dicono che gli Stati Uniti dispongono circa di 4.500 testate nucleari strategiche offensive, la Russia 3.800, infine Gran Bretagna, Francia e Cina fra 200 e 400 ciascuno (senza considerare quelle degli altri Paesi dotati di qualche centinaio di bombe nucleari). Anche se arrivassimo ad avere “solo” 3.200 testate (come sarebbe previsto dagli accordi russo-americani per il 2012) avremmo una capacità distruttiva pari a 65 mila volte (ripeto: sessantacinquemila volte) quello della bomba di Hiroshima dove morirono 200 mila persone. Ciò che rende purtroppo possibile un grande botto della polveriera chiamata “Terra”, non è neanche il divampare di un conflitto fra Stati (sempre possibile) o un attacco terroristico, ma il caso. Sì, la casualità, l’errore, l’incidente involontario, l’equivoco. Ho già ricordato su “Libero” l’intervento dell’anno scorso su “Foreign Policy” di Robert McNamara (fu segretario alla Difesa degli Stati Uniti dal 1961 al 1968, con Kennedy e con Johnson ed è uno dei maggiori esperti mondiali di armi nucleari). Ebbene McNamara sostiene che il rischio più terribile è proprio quello: un errore nei sistemi di controllo computerizzato, un guasto a una macchina e tutto salta per aria. Impossibile? Niente affatto. Possibilissimo. C’è un’ampia e agghiacciante casistica di incidenti già accaduti nel corso dei quali la catastrofe è stata scongiurata per un soffio. Si sa che il presidente americano e quello russo – quando ricevono l’allarme di un possibile attacco atomico – devono decidere la risposta nell’arco di 20 minuti. Un pugno di uomini hanno solo pochi secondi per capire se si tratta di un falso allarme. È addirittura miracoloso che fino ad ora – con la quantità di incidenti accaduti – sia stato sempre evitato il peggio. Ma possiamo continuare così? Il pericolo è concreto ma la gente chiude gli occhi McNamara definisce ormai “inaccettabile” questo rischio perché «comunque sia, gli esseri umani possono sbagliare. E un errore commesso in simili circostanze avrebbe condotto alla distruzione delle nazioni. La combinazione di fallibilità umana e armi nucleari comporta un rischio elevatissimo di catastrofe nucleare» (per non dire della quantità di ordigni nucleari “persi”, per incidenti vari, nei mari). La soluzione a cui viene da pensare è una progressiva riduzione degli arsenali atomici, ma, secondo McNamara, anche sostanziose riduzioni di armi nucleari non cambierebbero nulla perché «la testata statunitense media», spiega, «ha un potenziale distruttivo 20 volte superiore a quello della bomba di Hiroshima». Dunque c’è una sola strada. Obbligata. La totale cancellazione di armi nucleari dalla Terra. Ma oggi pare impossibile e si sta facendo l’opposto. «Siamo in un momento critico per la storia dell’umanità», ha concluso McNamara. Il Papa grida il suo allarme, ma la gente è distratta. Una spensieratezza collettiva che deve ricordare al Santo Padre l’inquietante profezia di Gesù nel Vangelo di Luca: «Come avvenne ai tempi di Noè, così sarà nei giorni del Figlio dell’uomo: mangiavano, bevevano si sposavano, fino al giorno in cui Noè entrò nell’Arca e venne il diluvio e li fece perire tutti. Come avvenne anche al tempo di Lot: mangiavano, bevevano, compravano, vendevano, piantavano, costruivano…».

LIBERO 31 dic. 2006



Cosa ci aspetta nel 2007 ?
Meglio ascoltare la Madonna che leggere gli oroscopi: guardiamo a Fatima (e a Medjugorje…)


  Giorni fa ho partecipato al programma di libri di Rai 1 (quello presentato da Gigi Marzullo). Mi avevano chiesto di presentare il mio ultimo volume, “Il quarto segreto di Fatima”. Naturalmente dei critici letterari presenti – chiamati a commentare le opere proposte – quasi nessuno aveva letto il mio libro. E’ stato abbastanza deprimente, anche perché alla non-lettura del libro si acconpagna la consueta ignoranza del cristianesimo e della Chiesa. Ancora maggiore dunque era l’ignoranza di Fatima. Eppure il “caso Fatima” resta – almeno per noi cattolici – qualcosa di enorme su cui continuiamo a non riflettere.  Continuiamo a essere sordi e ciechi. Che la Madre di Dio sia scesa dal Cielo all’inizio del Novecento per consegnare all’umanità e alla Chiesa – in vista di un secolo apocalittico – un messaggio di vitale importanza per la salvezza terrena e per quella eterna del genere umano, è un avvenimento così enorme che non può essere relegato nel “settore devozionale”, non può essere consegnato a chi riteniamo interessato alle apparizioni. Riguarda tutti !!! Chiunque abbia a cuore almeno se stesso o i propri figli !!!
In sostanza: o è vero o è falso ! Non ci sono vie di mezzo. E siccome la Chiesa – notoriamente molto prudente e guardinga – ha ufficialmente riconosciuto quell’apparizione, con una solennità senza eguali, ciò che la Santa Vergine ci raccomanda deve essere assolutamente e urgentemente preso sul serio. A meno che non vogliamo essere sordi come lo furono i cristiani negli anni Venti e Trenta che – non avendoLe creduto – videro verificarsi tutte le sue terribili profezie (l’avvento del comunismo, la seconda guerra mondiale, popoli interi massacrati, orrende persecuzioni alla Chiesa…).
Ad oggi deve ancora verificarsi la terza parte del Segreto: quella della visione rivelata dalla Chiesa nel 2000 (la città in rovina cosparsa di cadaveri, il martirio di un Papa con tanti vescovi e fedeli). Che quella visione terrificante (che fa pensare a uno scenario da guerra mondiale) non corrisponda all’attentato al Papa del 1981 possiamo dirlo in quanto il card. Ratzinger dichiarò che la Chiesa non ne dava nessuna interpretazione ufficiale. Possiamo dirlo inoltre perché una montagna di indizi inducono a pensarlo (li ho esposti nel mio libro). Infine perché la stessa suor Lucia nella lettera al Papa del 1982 (l’anno dopo l’attentato) scriveva esplicitamente “se non constatiamo ancora la consumazione completa del finale di questa profezia, vediamo che vi siamo incamminati a poco a poco a larghi passi”. A questo si aggiunga la parte del terzo segreto non ancora rivelata (la cui esistenza documento nel libro) che dovrebbe essere ancora più scioccante.
L’anno che si apre – il 2007 – è il 90° anniversario delle apparizioni di Fatima. Forse è il caso di tornare all’accorato appello della Madonna e al suo invito ad affidarsi al Suo Cuore Immacolato. Gli eventi di questi mesi infatti inducono a pensare che sia l’unico rifugio sicuro…
Un augurio a tutti che questo anno ci faccia accorgere della presenza di Lei fra noi…Infatti la Vergine stessa disse, apparendo nel 1830 a santa Caterina Labouré: “Il momento verrà, il pericolo sarà grande, si crederà tutto perduto. Allora io sarò con voi”
Antonio Socci
P.S. Tutto quello che abbiamo detto trova conferma a Medjugorje
che sembra l’estrema prova di appello che la Vergine ha ottenuto per salvare l’umanità…
www.antoniosocci.it


 


Vedi anche:   Socci e Fatima: c’è un «quarto segreto» da rivelare