Ratzinger: ciò che si può fabbricare, si può poi distruggere

Vita: politiche di bioetica

In un dibattito tenuto a Roma presso il Centro di Orientamento Politico


Ratzinger critica in maniera decisa ogni progetto di clonazione umana


Si è svolto a Roma il 25 ottobre un dibattito tra il cardinale Joseph Ratzinger, Prefetto della Congregazione della Dottrina della fede, ed il professor Ernesto Galli della Loggia, docente di storia delle dottrine politiche ed editorialista del “Corriere della Sera”.

ROMA, martedì, 26 ottobre 2004 (ZENIT.org).- L’incontro è stato organizzato dal Centro di Orientamento Politico fondato nell’autunno del 1999 su iniziativa di Gaetano Rebecchini, consigliere dello Stato della Città del Vaticano. Obbiettivo del Centro è quello di stimolare la riflessione e l’approfondimento culturale su diversi grandi temi che caratterizzano il dibattito contemporaneo: etica e democrazia, comunicazione e globalizzazione, multiculturalità e identità cristiana, democrazia e mercato, processo di unificazione europea e rapporti con gli Stati Uniti.

Ratzinger ha criticato in maniera decisa ogni progetto di clonazione umana: “L’uomo è capace di produrre in laboratorio un altro uomo che dunque non è più dono di Dio, o della natura. Si può fabbricare, e così come si fabbrica, si può distruggere”.

Il porporato ha spiegato che se questo è il potere dell’uomo allora “sta diventando una minaccia più pericolosa delle armi di distruzione di massa”.

Il cardinal Ratzinger ha espresso giudizi severi anche nei confronti di un laicismo totalitario affermando che “il puro positivismo dei diritti umani è forse sufficiente per una Costituzione, ma non lo è per il nostro dibattito culturale”.

Poichè si tratta di un positivismo che porta al relativismo. E se quest’ultimo “diventa un assoluto, diventa contraddittorio in se stesso e distrugge l’agire umano”.

“Si è detto che la Costituzione europea non poteva parlare delle radici giudaico-cristiane per non offendere l’Islam. Ma ciò che offende l’Islam è il disprezzo di Dio, l’arroganza della ragione che provoca il fondamentalismo”, ha aggiunto.

L’Europa è il continente dei lumi, della forza della ragione, – ha ricordato il cardinale – “ed è un dono che va difeso. Ma anche i laici dovrebbero saper accettare la spina dorsale della loro carne”.

Secondo quanto riportato dal quotidiano “Avvenire”, Ratzinger ha fatto una distinzione tra laicismo e ragione: “Il laicismo, è un’ideologia parziale, che non può rispondere alle sfide decisive per l’uomo. Basti pensare ai danni prodotti dal comunismo o dallo sradicamento del tessuto morale degli antenati per i popoli africani, preda di guerre e Aids”.

E “la ragione non è nemica della fede, anzi. Il problema sussiste quando c’è disprezzo di Dio e del sacro”.

Sulla libertà Ratzinger ha affermato che oggi è intesa in senso individualista, mentre “l’uomo è creato per convivere. C’è una libertà condivisa che garantisce per tutti la libertà contro l’assolutizzazione della stessa”.

Galli della Loggia ha condiviso le preoccupazione di Ratzinger sulla strada intrapresa dall’Europa.
Secondo lo storico la mancata attenzione europea alle radici cristiane deriva da una “ostilità al cattolicesimo”.

In merito alla libertà condivisa, Galli della Loggia ha sottolineato che “non ci si può fermare a una libertà delimitata dal solo neminem laedere, anzi nel discorso pubblico occorre una tensione alla verità, una discussione sulle cose, su ciò che è vero e giusto che non comporta necessariamente che si debba adottare per legge una delle opinioni messe sul tappeto”.

All’incontro erano presenti tra gli altri: il cardinale Giovanni Battista Re, prefetto della Congregazione per i Vescovi, monsignor Rino Fisichella, rettore della Pontificia Università del Laterano, monsignor Angelo Amato e padre Joseph Augustine Di Noia, rispettivamente segretario e sottosegretario della Congregazione per la Dottrina della Fede, insieme al direttore della Sala Stampa Vaticana Joaquín Navarro-Valls.

Folta anche la rappresentanza politica che contava su Gianni Letta, sottosegretario della Presidenza del Consiglio, Gianfranco Fini, vice presidente del Consiglio, Domenico Fisichella vicepresidente del Senato e Francesco Storace, governatore del Lazio. Tra gli intellettuali laici figurava anche Paolo Mieli, giornalista e divulgatore di Storia.