Radici cristiane: un’iniziativa esemplare per tutti le associazioni

Parlamento europeo

Nel più totale silenzio mediatico, nell’imminenza della approvazione della Costituzione dell’Unione Europea, un’iniziativa davvero controcorrente: il Centro Culturale Enrico Manfredini di Bologna ha organizzato lapresentazione del libro “Un’Europa cristiana” (Rizzoli 2004).

Joseph H. H. Weiler
Un’Europa cristiana
(Rizzoli 2004)


“Consapevole della propria responsabilità davanti a Dio e agli uomini, animato dalla volontà di servire la pace nel mondo quale membro, a parità di diritti, di un’Europa unita, il popolo tedesco si è dato questa legge fondamentale in forza del proprio potere costituente”.


Così inizia il Preambolo della Costituzione tedesca. Con un palese, importante, definitivo riferimento a Dio. Leggiamo adesso l’incipit del Preambolo della Costituzione irlandese:


“Nel nome della Santissima Trinità, dalla Quale origina ogni autorità e alla Quale si devono ispirare, quale nostro fine ultimo, tutti gli atti sia degli uomini sia degli Stati, Noi, il popolo dell’Eire, riconoscendo con umiltà tutti i nostri doveri nei confronti del nostro Divino Signore, Gesù Cristo, che ha sorretto i nostri Padri nel corso dei secoli, ricordando con riconoscenza la loro eroica e assidua lotta per riconquistare la giusta indipendenza della nostra Nazione, e cercando di favorire il bene comune…”


Probabilmente il lettore sarà stupito da questo esplicito e sostanziale richiamo alla Santissima Trinità che caratterizza, sostiene e pone le fondamenta della Costituzione che si è data il popolo dell’Eire. Ma andiamo avanti, e leggiamo alcuni articoli, per esempio, della Costituzione di Malta:


“1) La religione di Malta è la Religione Cattolica Apostolica Romana. 2) Le autorità della Chiesa Cattolica Apostolica Romana hanno il dovere e il diritto di insegnare quali principi sono giusti e quali sbagliati. 3) L’insegnamento religioso della fede Cattolica Apostolica Romana è impartito in tutte le scuole statali come parte dell’istruzione obbligatoria”.


Si può dunque andare ancora più lontano, e prevedere una Chiesa di Stato nazionale, ufficiale, istituzionale. E Malta non è l’unico esempio: si veda la Costituzione danese Art. 4: “La Chiesa evangelica luterana è la Chiesa nazionale danese ed è, in quanto tale, sovvenzionata dallo Stato”, e la Costituzione Greca, con il più lungo e articolato Art. 3, che istituisce la Chiesa greco-ortodossa come religione ufficiale greca.


Finiamo il nostro excursus con il mirabile Preambolo della Costituzione polacca:


“Avendo riguardo per l’esistenza e per il futuro della nostra Patria, che ha recuperato nel 1989 la possibilità di una determinazione sovrana e democratica del proprio destino, Noi, la Nazione polacca, tutti i cittadini della Repubblica, sia quelli che credono in Dio, come fonte di verità, giustizia, bene e bellezza, sia quelli che non condividono questa fede ma rispettano quei valori universali come derivanti da altre fonti, uguali in diritti e obblighi nei confronti del bene comune – la Polonia, grati ai nostri antenati per i loro sforzi, per la loro lotta per l’indipendenza conquistata a prezzo di grande sacrificio, per la nostra cultura radicata nel patrimonio cristiano della Nazione e nei valori umani universali…”



Se dunque fanno parte integrante della tradizione costituzionale europea Stati membri che, non solo menzionano esplicitamente Dio nella loro Costituzione, non solo fanno riferimento alla Santissima Trinità nel fondare i principi su cui si ispira tutto l’agire umano della Nazione, ma addirittura prevedono una Chiesa di Stato nazionale, ufficiale, istituzionale, perché lo stupefacente, “assordante” silenzio su Dio e il cristianesimo nel Preambolo della Costituzione Europea? Perché censurare la storia dell’Europa, senza la quale essa non può avere nessuna identità, nessuna narrazione intorno a cui raccogliersi, nessun ethos (morale) e nessun telos (scopo)? L’Europa presenta diversità non solo nelle sue lingue e nelle sua culture, ma anche nelle sue culture costituzionali e politiche: in che modo una Costituzione europea può costruire integrazione dei popoli semplicemente e arbitrariamente cancellando la loro identità e la loro volontà costituzionale? E perché non considerare una formulazione costituzionale così riuscita come quella polacca, la cui intonazione è pluralista e rispettosa sia dal punto di vista laico sia di quello religioso?


Nella questione religiosa, diritto positivo significa garantire la libertà di religione e dalla religione. Si può credere nel Dio che si vuole, o si è liberi di non credere. Ma il Preambolo della Costituzione europea esprime una grave mancanza: perché, se la Costituzione tedesca, irlandese e polacca citano Dio e le radici cristiane, il testo elaborato dalla Convenzione riflette solo il modello laico francese? Non è possibile predicare il pluralismo e praticare l’imperialismo costituzionale: che fine fanno le Costituzioni dei paesi che contengono rimandi a Dio?


A questi importanti interrogativi risponde con arguzia e vera competenza tutta la prima parte del libro Un’Europa cristiana (Rizzoli 2004) di Joseph H. H. Weiler. Attraverso una fitta maglia di argomenti, tra i quali l’importante “argomento costituzionale”, Weiler evince l’assurdità dell’esclusione del richiamo alle radici cristiane nel Preambolo della Costituzione Europea, “smascherando” l’erronea convinzione che omettere il richiamo alle radici cristiane della nostra tradizione sia una scelta “laica”. Siamo, infatti, abituati a pensare che l’esclusione di Dio sia un’opzione che esprime neutralità. Ma in verità essa esprime sempre una scelta ideologica e “intollerante” verso i credenti, perché nel Preambolo non solo non c’è spazio per Dio, ma c’è anche una certa riluttanza a riconoscere qualunque statuto autonomo alla sensibilità religiosa. Vero laicismo sarebbe praticare il pluralismo senza favoritismi, così come ha fatto la Polonia, che esprime nel Preambolo della sua Costituzione vero spirito di tolleranza, di rispetto reciproco, di autentico pluralismo che sarebbe desiderabile anche negli uomini impegnati a stendere la nostra Costituzione Europea. Il testo del Trattato, così com’è, rappresenta una grave censura dell’identità del continente mascherata da una neutralità che in realtà è una scelta ideologica.



La seconda, interessantissima parte del libro, cerca le ragioni che storicamente possono “giustificare” una tale grave mancanza costituzionale. Ci addentriamo nel campo della concezione di se stesso che l’uomo occidentale e che gli stessi cristiani hanno nel presente, una concezione di sé acquisita in un processo che ha richiesto tempo e il concorso di numerosi fattori. L’autore chiama questo fenomeno di rimozione di Dio e del Cristianesimo dai testi costituzionali dell’Unione europea “cristofobia”: una forma di resistenza derivante non da ragioni costituzionali di principio, bensì da motivi di tipo sociologico, psicologico, emotivo. Il lettore interessato andrà a documentarsi leggendo le penetranti pagine in cui Weiler analizza le possibili cause di questa “cristofobia”. Qui ripercorriamo brevemente soltanto due conseguenze:




  1. nei dibattiti fondamentali sull’Europa è mancata, e continua in gran parte a mancare, un’esplicita e articolata espressione del pensiero e del magistero cristiano. Nel discutere il processo decisionale europeo si parla fino alla nausea di deficit democratico. A proposito del processo intellettuale europeo, quello che dovrebbe disegnare i vari futuri possibili dell’Europa, sembra opportuno parlare di un deficit cristiano. Il pensiero cristiano fa parte del patrimonio europeo per credenti e non credenti, cristiani e non cristiani, allo stesso modo. Una voce che può essere contestata, sicuramente. Che può essere discussa, naturalmente. Che può essere rigettata, certamente: dopotutto viviamo in una democrazia. Ma la sua assenza ci impoverisce tutti.



  2. La visione cristiana della storia europea è capace di ricomprendere nella stessa prospettiva i punti di vista più disparati. Ha il vantaggio di evitare uno dei mali della modernità, cioè la compartimentalizzazione dell’esistenza. Anche per i non cristiani essa rappresenta un arricchimento, una lettura che può contribuire, accanto ad altre diverse letture degli stessi eventi, a una comprensione più completa e profonda del progetto europeo.


Nel suo opuscolo La coscienza religiosa nell’uomo moderno già don Luigi Giussani cercava di identificare la situazione culturale e sociale che impedisce una coscienza religiosa autentica. Il senso religioso – cioè la ricerca instancabile del significato delle cose, del nesso che corre tra il momento vissuto, passeggero ed effimero, e il senso eterno, ultimo di esse – viene a trovarsi sommerso dal tentativo continuo di non farlo agire come un fattore esistenzialmente vivo, operante nel dinamismo educativo, nel dinamismo dei rapporti sociali, quasi per congelarlo come un fattore obliterato. Don Giussani individuava le tappe di questo percorso storico, teso a censurare la realizzazione vera e piena dell’uomo: l’Umanesimo – con la rottura dell’unità medievale tra uomo e Dio e la parcellizzazione dell’esistenza; il Rinascimento – con la sua esaltazione panteistica della “natura” e la sottile ostilità a un Dio che cerca di “modulare” gli istinti umani; l’epoca delle scoperte scientifiche, che pone in antitesi ragione (razionalità) e fede, sottraendo legittimità a quest’ultima. Noi siamo gli eredi di una storia che ha inevitabilmente ridotto il significato e la portata di parole e atteggiamenti fondamentali per l’uomo religioso, e in quanto tale per l’uomo intero: ragione, libertà, coscienza, cultura.


Concludiamo con lo stesso post-scriptum che Giussani ha posto alla fine del suo opuscolo:


“Es verdad ya. Mas fue / tan mentira, que sigue / siendo imposible siempre. (Juan Ramón Jiménez). Ora è vero. Ma è stato / così falso, che continua / ad essere impossibile”. Commenta don Giussani: “Quando uno intuisce il Fatto cristiano come vero, gli occorre ancora il coraggio di risentirlo possibile, nonostante le immagini negative alimentate dai modi angusti in cui esso è stato tradotto nella vita propria e nella società”.


Una lezione che impariamo proprio da Joseph Weiler.



(Lauriana Sapienza)



Il libro Un’Europa cristiana verrà presentato, a cura del Centro Culturale Enrico Manfredini
Martedì 4 maggio 2004 ore 21.00
Oratorio di San Filippo Neri, via Manzoni 5 – Bologna



Partecipano
Joseph H. H. Weiler
Augusto Barbera
Luca Volontè



Joseph H. H. Weiler


Joseph Weiler è Professore di Diritto Costituzionale Europeo alla New York University (USA), Direttore del Centro Jean Monnet per il Diritto dell’Economia (New York, USA), professore al Collegio d’Europa a Bruges e a Natolin. Dal 1978 al 1985 è stato membro del Dipartimento di Legge dell’Istituto Europeo di Firenze, è stato membro del Comitato dei Giuristi del Parlamento Europeo, ha partecipato alla stesura della Dichiarazione dei Diritti e delle Libertà dell’uomo. La sua ultima fatica è rappresentata dalla pubblicazione del volume La Costituzione dell’Europa, edito da Il Mulino.



Augusto Barbera


Augusto Barbera è ordinario di Diritto costituzionale nell’Università di Bologna. La sua vasta produzione scientifica, compendiata in molte decine di saggi e in numerosi volumi, ha spaziato dal Diritto degli enti locali ai Diritti di libertà, dalle Dottrine del costituzionalismo alle Forme di governo e agli Ordinamenti federali, regionali e locali. Direttore di “Quaderni costituzionali. Rivista italiana di Diritto costituzionale” edita da “Il Mulino”, Augusto Barbera ha ricoperto numerosi incarichi pubblici e istituzionali: membro del Consiglio della Regione Emilia – Romagna, deputato per cinque legislature, presidente della Commissione parlamentare per le questioni regionali, vicepresidente della Commissione per riforme istituzionali, ministro per i rapporti con il Parlamento nel Gabinetto Ciampi.



Luca Volontè è Presidente del gruppo UDC alla Camera dei Deputati. Diviene protagonista – insieme a Rocco Buttiglione e agli altri docenti dell’Accademia del Liechtenstein: Michael Novack, Richard J. Neuhaus, Francesco Cossiga e George Weigel – della nascita dell’Istituto di Studi Giovanni Paolo II, di cui assume la Direzione, con lo scopo di diffondere la Dottrina sociale della Chiesa. Esperto dei lavori della Convenzione e delle ipotesi di “valori europei” fatte in merito al Preambolo.



 


Per informazioni:
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