Prete querelato perché scrive che Gesú esiste!

Libertà religiosa

Prete a processo perché dice che Gesù è esistito


ROMA – Lui, da buon pastore delle sue anime, predica bene. «Gesù esiste, è figlio di Maria e Giuseppe, è nato a Betlemme e vissuto a Nazaret» . E con zelo di parroco, nell’aprile del 2002, lo scrive sul bollettino della chiesa di San Bonaventura a Bagnoregio, a Viterbo. Ma poi ci si mette di mezzo il “diavolo”.

 E così, un bel giorno, Luigi Cascioli, ateo militante, decide di contestate il suo amico parroco, lo stesso con cui divideva, da ragazzo, i banchi e i sermoni del seminario di Bagnoregio. Anzi, querela don Enrico. Motivazione? L’ateo, forte del suo libro “La favola di Cristo”, ritiene che « i fatti presentati come sacre scritture sono solo dei falsi » . A cominciare dalla figura di Gesù Cristo « costruita sulla persona di Giovanni Gamala, figlio di Giuda il Galileo, della casta degli Asmonei, sedicenti discendenti della stirpe di Davide » . Don Righi viene iscritto nel registro degli indagati. E ancor più singolare è il fatto che, ora, sarà un giudice a dover stabilire se Gesù esiste o no. L’accusa, per il prete, è di abuso di credulità popolare e sostituzione di persona per aver scritto, sul bollettino parrocchiale, Gesù è esistito » . L’ 8 maggio del 2003, circa otto mesi dopo la presentazione della denuncia, il pm Renzo Petrosilli, ne chiede l’archiviazione perché «palesemente infondata » . Il gup, il 28 novembre, accoglie la richiesta del pm ed archivia il caso. Ma Cascioli non demorde. Denuncia il pm alla procura della Repubblica di Perugia per non aver indicato le ragioni del provvedimento e presenta un nuovo esposto contro don Enrico. Lo stesso pm prima iscrive don Enrico nel registro degli indagati e poi chiede l’archiviazione, perché l’esposto è una riproduzione di quello presentato il 13 settembre 2002 e già archiviato. Epilogo: stamattina, a Viterbo, don Enrico, sessantacinque anni, comparirà davanti al giudice per l’udienza preliminare. E chissà come finirà. Ora le carte sono nelle mani del gup Gaetano Mautone, che dovrà decidere se accogliere l’ulteriore richiesta di archiviazione o se rinviare a giudizio il sacerdote. Quando si conobbero, il sacerdote era studente in primo ginnasio, Cascioli, invece, di qualche anno più giovane, frequentava la prima media. Un idillio che si rompe subito, perché il blasfemo Cascioli, ora pensionato di più di settanta anni, comincia subito a dare segni di intemperanza alla tonaca. Il vice rettore del seminario lo ribattezzò Lutero. Abbandonò la tonaca e scoprì l’ateismo. Che secondo lui « è un modo di essere, uno stato naturale » . Al contrario della religiosità, «una condizione acquisita». Don Enrico non sembra dar molto peso alla vicenda, non si scompone: « Ho incontrato Cascioli due anni fa », racconta, « mi venne a trovare e mi regalò una copia del suo libro, all’epoca mi aveva già denunciato, ma non gli porto alcun rancore, anche se finire in tribunale per una querela infondata mi dà un po’ fastidio ». E ora saranno gli avvocati a dover sfoderare la loro arte per difendere le due opposte tesi. Da una parte il sacro, dall’altra il profano. Per un processo che si preannuncia storico.


di Alessandra Mori



Libero 29 aprile 05