Presidente dell’U.C.F.I.: obiezione di coscienza anche per i farmacist

Vita: politiche di bioetica

di Paolo Viana – (C) AVVENIRE – 14 ottobre 2006





da Milano
«Spero proprio di veder riconosciuto il mio diritto prima di venire incriminato perché mi sono rifiutato di vendere la pillola del giorno dopo». Per Piero Uroda non è casuale la circolare con cui la Regione Umbria ha “vietato” l’obiezione di coscienza, ribadendo l’obbligo di vendere Norlevo e Levonelle. Il presidente dell’Unione Cattolica Farmacisti Italiani, titolare di una farmacia a Fiumicino, è convinto che si tratti di uno dei tanti “assaggi” di una politica tesa a mettere in discussione la legge 40 e i diritti del concepito.

Lei è obiettore?
Certo. Se un cliente mi chiede quei prodotti io non li ho. Se chiede di procurarglieli non lo faccio. Ovviamente può denunciarmi, ma nel caso in cui fossi incriminato mi aspetterei che il mio Ordine professionale mi difendesse, invece di limitarsi a “comunicarmi” scelte eticamente non condivisibili…


Lo Stato italiano le nega la libertà di tener fede ai valori in cui crede?
Francamente sì. Nel senso che lo Stato ha una Costituzione che riconosce i nostri diritti, e una legge, la legge 40, che tutela il concepito, ma le autorità sanitarie considerano questi prodotti, che sono degli strumenti abortivi, solo dei contraccettivi e come tali li autorizzano, chiedendo a noi di commercializzarli e negandoci il diritto di scegliere.


I farmacisti italiani subiscono delle pressioni a vendere la pillola del giorno dopo?
Il fatto stesso che non sia consentita l’obiezione di coscienza del farmacista è un modo per tenerti sotto tiro. E non tutti riescono a resistere. Peraltro, se dovessero riconoscere questo diritto al solo farmacista non si risolverebbe il problema»


In che senso?
Se il diritto all’obiezione di coscienza non fosse riconosciuto anche alla farmacia, dovrei assumere solo dipendenti obiettori per poterlo esercitare effettivamente. Al contrario, se dovessero imporre la presenza di farmacisti non obiettori alle farmacie di cui è titolare un obiettore di coscienza, molti farmacisti, che lavorano da soli perché il bilancio dell’azienda non consente di avere dei collaboratori, sarebbero costretti a vendere la pillola o a chiudere la baracca.


Cosa propone di fare?
Bisogna fare chiarezza e la normativa deve recepire la tutela del concepito stabilita dalla legge 40. Invece sembra che il governo voglia muoversi nella direzione opposta.