Preghiera di una mamma al ministro Moratti

Libertà di educazione

Una mamma cattolica al primo impatto con la scuola presunta “pubblica”: scene di ordinaria follia dal colabrodo della spesa pubblica per l’istruzione.

Cogoleto (GE), 17/01/04.


Signor Ministro,

sono la mamma di un bimbo nato il 04/02/1999, che potrebbe, perciò, frequentare la prima elementare dal prossimo settembre.
Informata della scadenza al 31 gennaio per le iscrizioni, mi sono recata ad una riunione per i genitori dei bambini di I, tenutasi nell’unica scuola (statale) del paese in cui vivo, Cogoleto, l’Istituto Comprensivo di Cogoleto, Scuola elementare Giusti il 14/01/04.
Ritenevo mio diritto e dovere, come genitore, di informarmi sulla possibilità di anticipare l’ingresso scolastico di mio figlio.

A parte il fatto che i genitori dei bimbi del 1998 avevano tutti ricevuto una lettera della scuola e nessuna comunicazione era giunta a quelli di gennaio e febbraio 1999, sono stata trattata veramente in modo inaudito.
Il preside Maffezzini, con il vicario, maestro Ercole, hanno detto che, mancando i decreti attuativi della riforma, essa è come se non ci fosse e, chissà, ha affermato ammiccante, forse, salterà tutto.

Alla mia domanda sulle iscrizioni dei bimbi di gennaio e febbraio ’99, il maestro Ercole ha risposto fermamente che il termine è irrevocabile.
Sono andata a parlare con lui a quattr’occhi al termine dell’assemblea, credendo che avrebbe preso in esame il mio caso ed avrebbe mostrato disponibilità ad accogliere me ed il mio bimbo.
Niente da fare.

Ho chiesto, visto che il bimbo attualmente non ha ancora 5 anni ed io non sono, nè posso essere, del tutto certa che possa iniziare la scuola a settembre, se fosse possibile iscriverlo ma confermare l’iscrizione verso la fine dell’anno scolastico in corso.

Risposta: “Se lei iscrive suo figlio, è obbligata a mandarlo. Se non lo manda, le mandiamo i carabinieri a casa.”

“E se il bimbo inizia la scuola ed a Natale le maestre mi dicono che non ce la fa e si addormenta sul banco, lo posso ritirare?”

Risposta: “Allora lei vuole proprio rovinare suo figlio!”

In più: “La legge dice che la scelta è esclusivamente dei genitori e quindi dovete decidere voi.”

“Non potete darmi un consiglio?”

“Noi scoraggiamo sempre ad iscriverli prima del tempo. Ma dove andava all’asilo il bambino?”

“Dalle suore.”


Sguardo di disappunto e conclusione finale: “Deve vedere lei: se il bambino non ha più voglia di giocare, allora è pronto per andare a scuola.”

“Perchè,” ho risposto io, “in questa scuola i bambini di 6 anni non li fate più giocare?”
Egr. Ministro questo atteggiamento significa una cosa sola: sopruso.

Il vicario Ercole mi ha fatto chiaramente capire che, firmato il modulo d’iscrizione, il bambino, che è persona (almeno per me), diviene esclusiva proprietà dello Stato e la famiglia non ha più alcun titolo ad intervenire.
Questo è inaccettabile, ma la tecnica terroristica funziona, tanto è vero che ero l’unico genitore di bambino del 1999.
Non vogliono i bimbi più piccoli e non vogliono la riforma.

Mi sono rivolta ad una scuola paritaria cattolica e sono stata accolta in tutt’altro modo: ho potuto parlare lungamente con la maestra (che è già maestra `tutor’), ella ha parlato col bambino e gli ha fatto fare qualche gioco per sondare un po’.
Poi mi è stato detto che, se voglio, sono disponibili a rivedere me ed il piccolo a maggio, per decidere.
L’unico problema è che la scuola paritaria si trova a 25 chilometri da casa mia.

Signor Ministro, io capisco che ci sono delle regole, ma queste non prescrivono di trattare i genitori come `sudditi’, perchè la scuola non è di proprietà dei funzionari, sia pure insegnanti.
Se lo fosse, forse, dovendo far quadrare il bilancio, sarebbero venuti a cercarmi a casa!

Signor Ministro, io ho fiducia in lei e spero che saprà usare la fermezza necessaria perchè questi episodi non accadano più.
Non tutti hanno l’ardire di scrivere per riferire atteggiamenti di questo genere, ma le assicuro che tanti sono stati trattati con tale odiosa supponenza.

Non si faccia piegare da nessuno, sindacati in testa, e aiuti noi, poveri genitori alla mercè di prepotenti

Con fiducia.
Rita B.

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