Possibile una “tirannia della maggioranza”?

Socialismo

QUESTA MAGGIORANZA MI FA PAURA


L’avvio della maggioranza dell’Unione dà preoccupazioni. Non sarà per caso che molti esponenti del centrosinistra abbiano scelto quel nome, Unione come l’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche (URSS). C’è un aspetto della realtà: l’attuale maggioranza governa anche il 90% di comuni, provincie, oltrechè i 4/5 delle regioni…


di Luca Volontè


 

Un tempo, non troppo tempo fa, nell’Europa dell’Est, sotto il regime comunista c’erano uomini liberi che andavano nei gulag, venivano espulsi dalla società “perfetta” e migliore per essere “rieducati”. L’avvio della maggioranza dell’Unione dà preoccupazioni. Non sarà per caso che molti esponenti del centrosinistra abbiano scelto quel nome, Unione come l’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche (URSS). C’è un aspetto della realtà: l’attuale maggioranza governa il 90% di comuni, provincie, oltrechè i 4/5 delle regioni. Come governi il Paese e le due Camere lo vedremo, però le uscite buffe di Prodi, la composizione stessa del Governo e l’aumento del numero di ministri, viceministri e sottosegretari, preoccupano. Non credo al totalitarismo di ritorno, ma è troppo chiedere alla attuale Unione di preoccuparsi sulla possibilità della stessa “tirannia della maggioranza”? La tentazione cioè di non aver contrappesi e scivolare verso l’autoconvinzione di esser “una parte” che rappresenta il tutto? Non pare però che la foga ingorda di queste prime mosse, vada nella direzione del bene comune, né del Governo del Paese, piuttosto molti segnali indicano una strada diversa, quella del compiacersi e godersi un po’ di potere, addirittura aggiungere posti e allungare la tavola per mangiare meglio. Intanto anche Bertinotti, in piena sintonia con il Premier, con un colpo di mano gravissimo e senza precedenti negli ultimi 50 anni, ha aumentato il numero dei Capigruppo dell’Unione. Povero Berty, nessuno gli ha spiegato che la Camera non è la Casa del Popolo. Un’altra cattiva pratica si rafforza vieppiù.
Sono amareggiato delle affermazioni di Bertinotti sul Papa, tuttavia nel suo discorso di insediamento alla camera il 29 aprile, aveva già tratteggiato quale era il suo stile. Ancor di più, ha sintetizzato un vero e proprio manifesto ideologico di guida per il suo mandato. Cosa ci ha spiegato, l’allora compagno Fausto? Non la famiglia ma la «scuola è una parte fondamentale della costruzione della nuova convivenza». L’educazione alla responsabilità e alla libertà, alla solidarietà e gratuità, alla libertà è demandata a quella uova “agenzia educativa nazionale e pubblica”, che è appunto la scuola, con Mussi poi… Questa affermazione la dice lunga. Andiamo avanti, non avete ancora visto niente. «C’è una fatica del vivere… una perdita di senso… per battere (queste esperienze)… il Parlamento può inscrivere la sua iniziativa nell’impegno a costruire popolo, appartenenza, comunità». Queste parole non vi ricordano quelle dei tanti, troppi utopisti e ideologi dei secoli precedenti che confidavano nella politica, nella loro maggioranza cioè, come motore della felicità popolare. In queste parole non c’è puzza di leninismo e gramscianesimo, nemmeno aggiornati o raffinati? Ancora da dove scaturisce la nuova progettualità artificiale, non il riconoscimento sussidiario, del mitico Bertinotti? Nasce dalla Resistenza, come crogiuolo e scaturigine del nuovo popolo italiano. Il suo invito al pellegrinaggio a Marzabotto, è l’incitamento a una nuova memoria storica del popolo. La Resistenza e il Primo maggio, abbiamo visto come viene intesa dai suoi nelle manifestazioni di Milano e Torino. La volontà tirannica di voler creare un nuovo popolo, migliore, moderno. È da qui che nascono le parole del Presidente della Camera, contro il Papa e la morale cattolica, trascinando e infangando le istituzioni repubblicane. Unione in silenzio. Prodi, con Bertinotti «ci siamo trovati d’accordo su tutto». Infatti lo stesso Prodi invita allo «sforzo etico del governo nei prossimi anni». La mia libertà e felicità nasce dall’incontro con Cristo e dalla compagnia dei miei amici, mica dallo Stato Etico dei Prodinotti.


Libero 20 maggio 2006