Peggiorano i maltrattamenti nelle carceri cubane

Socialismo

Oswaldo Payà Sardiñas :
“Nelle prigioni cubane sangue e morte.
Si aggrava sempre più la situazione dei prigionieri politici”.



Il noto leader cattolico della dissidenza cubana, soprattutto in questi ultimi giorni, rivela gli orrori che si vivono nelle prigioni del regime di Fidel Castro …E lancia un estremo appello in difesa dei prigionieri politici: «Chiedo alla coscienza di tutti coloro che hanno una sensibilità umana, fate sentire la vostra voce…»

Nella prigione Kilo 8, nella provincia di Camaguey, Josè Daniel Ferrer Garcia, responsabile del Movimiento Cristiano Liberacion di Santiago di Cuba, condannato a 26 anni di carcere, nel marzo 2003, da un mese è sottoposto, da parte delle guardie carcerarie, ad una serie di torture psicologiche, una delle quali, in pieno stile KGB, consiste nell’accensione improvvisa di un megafono, durante la notte, davanti la sua cella così da non permettere il riposo. I dolori di testa del prigioniero, sono intensi e costanti nell’arco del giorno. Gli agenti della “Seguridad”, responsabili di questo, hanno minacciato Josè Daniel Ferrer Garcia se avesse fatto parola di questa forma di pressione psicologica, altrimenti “ non potrai avere dei benefici”. Ma Josè Daniel ha denunciato questo e ora è sottoposto a forme di carcere duro.
Stessa sorte è toccata al giovane Josè Leyva Hernandez che minacciato dal direttore del carcere. Roca Morales, non è riuscito a  superare le pressioni psicologiche, come il megafono notturno e, purtroppo si è impiccato nella sua cella. Questo crimine è stato denunciato da Josè Daniel Ferrer Garcia al quale hanno applicato la tortura del “megafono”.
Il prigioniero politico Juan Carlos Herrera, per protestare contro questi maltrattamenti, si è procurato una brutta ferita alla gamba dalla quale ha perso molto sangue. C’ è voluto molto tempo prima che gli soturassero la ferita con più di trenta punti. Questa forma di protesta è la reazione disperata davanti alla crudeltà e al sadismo. Nello stesso giorno dell’accaduto, lunedì 25 aprile,  il prigioniero Idelfonso Fall Figueredo, dopo tre giorni d’isolamento, rientrato nella sua cella si è suicidato.
In questa prigione come in quella di Villa Clara, i detenuti si tagliano le dita delle mani, si evirano, s’iniettano petrolio o sangue infetto da AIDS. Nella prigione di Guantanamo, secondo informazioni ricevute dai prigionieri, alcuni di loro si lanciano dalle alture per suicidarsi.
La corruzione all’interno delle carceri dilaga. Il sadismo e l’abuso non è una indisciplina dei funzionari delle prigioni ma è il sistema diretto dagli ufficiali della “Seguridad del estrado” che controllano ogni dettaglio, dall’arresto al maltrattamento dei prigionieri politici e ricevono, direttamente, gli ordini dal governo, che è il totale responsabile di questo sistema sanguinario, crudele e macabro. Josè Daniel Ferrer ha annunciato il 28 aprile l’inizio dello sciopero della fame per far ritirare il megafono collocato davanti alla sua cella. Chiedo alla coscienza di tutti coloro che hanno l’ umana sensibilità, di alzare la loro voce in difesa per la vita di Josè Daniele e di Juan Carlos contro il sistema carcerario di crudeltà.
L’Avana 3 maggio 2005

Oswaldo Payà Sardiñas

www.oswaldopaya.net