Pechino spiazza l’America proprio con la guerra asimmetrica

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Acquisto a sorpresa nel mercato petrolifero Usa


Maurizio Blondet
Avvenire 25 giugno 2005



Basta scorrere le annate di Parameters, la rivista dell’alta scuola militare Usa, per vedere che il concetto di “guerra asimmetrica” vi è discusso e trattato di continuo. Da decenni il pensiero strategico americano sa che la guerra asimmetrica sarà il conflitto del futuro, ne studia le insidie, si prepara a combatterla. Perciò è con stupore che si constata il sorpreso allarme della Casa Bianca per l’ultima mossa di Pechino: l’offerta, da parte della China National Offshore Co. (la terza azienda petrolifera cinese, di proprietà statale) di acquistare la Unocal, petrolifera californiana. Perché questo non è business; è, appunto, “guerra asimmetrica”.

La Unocal non è solo la nona impresa energetica degli Usa. E’ il ferro di lancia dell’espansione petrolifera americana in Asia centrale. La Unocal guida il consorzio petrolifero che, fin dai tempi dei taleban, sta cercando di costruire attraverso l’Afghanistan un lungo e costoso oleodotto per trasportare ai mercati occidentali il greggio del Caspio. Il presidente Amid Karzai, quel signore afghano che parla un così bell’inglese, è stato un alto dirigente Unocal; Zalman Khalilzad, “special envoy” di Bush nell’area, è un altro consulente Unocal. Condoleezza Rice è stata dirigente della Chevron, che con la Unocal e l’Aramco (saudita) deve costruire il famoso oleodotto. Ed ora Pechino, 18 miliardi di dollari in mano, si compra il ferro di lancia. Secondo le buone regole del “libero mercato globale”, che gli Stati Uniti hanno dettato e di cui sono maestri. Come non cogliere l’ironia? Par di udire le parole di Sun Tzu, l’antico stratega: “Come l’acqua si adatta al terreno in cui scorre, così la formazione di un’armata si adatti al nemico, e conseguirà la vittoria”. E sì che gli strateghi del Pentagono studiano Sun Tzu da anni. Ma pare che continuino a pensare la guerra asimmetrica nel modo più elementare: quella di un esercito regolare contro guerriglieri e terroristi con le molotov. Eppure hanno letto il trattato dei colonnelli Qiao Liang e Wang Xiangsui, uscito pochi anni fa e il cui titolo suona in inglese “Unrestricted warfare” e in italiano “Guerra senza limiti”, perché si sono affrettati a tradurlo la Cia e i nostri servizi militari, per volontà del nostro migliore stratega, il generale Mini. Qui, i due colonnelli dell’Armata Popolare chiarivano che per loro tutto è arma e campo di battaglia: Internet e il software, il furto di brevetti e l’export, la Borsa e la finanza, ogni opportunità offerta da un’economia globalizzata e dalle interdipendenze che ha creato. È questa la vera guerra asimmetrica: l’attacco può venire da ogni dove, anche dalle opere di pace. Come dice Sun Tzu: “Mostrati in luoghi che il nemico, per difenderli, debba correre, e corri in luoghi dove egli meno ti aspetta”. Chi ha dato a Pechino i dollari per comprare la Unocal? Gli americani, con la loro insaziabile sete di prodotti cinesi. La Cina è in affari o già in guerra? Non sappiamo, ed è questo appunto che raccomandava Sun Tzu: “La più alta eccellenza è vincere il nemico senza battaglie. Distruggerne l’esercito è bene; ma il meglio è lasciarlo intatto”. Guerra asimmetrica, quella vera.



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