Parte da Roma la pista che porta agli ostaggi

Terrorismo

La pista che porta ai rapitori degli ostaggi italiani in Irak passa per la Turchia, dove sono stati arrestati lunedì sedici terroristi di Ansar al-Islam, trovati in possesso di progetti di attentati, armi, esplosivi e migliaia di cd con discorsi di Osama bin Laden.

Appartengono ad Ansar al-Islam anche i terroristi in carcere nel Kurdistan irakeno di cui i rapitori dei nostri ostaggi reclamano la liberazione. E, secondo la polizia turca, Ansar al-Islam pratica la «dottrina Carlos», la strategia delineata dal super-terrorista degli anni 70 ora in carcere in Francia che prevede la collaborazione fra terroristi ultra-fondamentalisti islamici, separatisti etnici e comunisti. In questa chiave con Ansar al-Islam collaborano in Turchia i terroristi comunisti dell’ala della Sinistra rivoluzionaria (Devrimci Sol) ospitati e foraggiati a Perugia dai dirigenti del Campo antiimperialista italiano, arrestati all’inizio di aprile e ora scarcerati dai tolleranti giudici del Tribunale del Riesame.


Gli stessi «anti-imperialisti» – con in testa il loro leader Moreno Pasquinelli – figurano tra i dirigenti di quei Comitati per la resistenza del popolo irakeno che a Roma hanno sfilato con le bandiere del regime di Saddam Hussein, e si sono auto-candidati a fungere da mediatori e a ricevere eventualmente in consegna gli ostaggi italiani. Lo schema secondo cui chi progetta il rapimento o indica i soggetti da rapire è la stessa persona che si presenta poi a mediare per liberarli non sarebbe di per sé nuovo: è un classico dei rapimenti terroristici o criminali, dalla Sardegna alla Cecenia.


Proprio grazie alla sua capacità di interagire con terroristi non fondamentalisti, Ansar al-Islam è oggi la punta di diamante dell’organizzazione internazionale di Osama bin Laden. Il ruolo di Ansar al-Islam e del giordano Abu Musab Zarqawi, «ufficiale di collegamento» fra Ansar e Al Qaida, sembra sempre più cruciale nella vicenda di Madrid, il cui «cervello», il marocchino Jamal Zougam, aveva incontrato ripetutamente Zarqawi prima dell’attentato.


Ansar al-Islam è nato il 1° settembre 2001 (dapprima con il nome di Jund al-Islam) dalla fusione fra diversi gruppi curdi ultra-fondamentalisti che lottavano per un Kurdistan islamico contro i partiti nazionalisti e filo-americani Kdp e Puk. Armi ed esplosivi usati da Ansar al-Islam prima della guerra in Iraq provenivano chiaramente dall’esercito di Saddam, e ci sono prove che lo stesso al-Zarqawi, ferito, sia stato curato e ospitato a Baghdad per otto mesi. Il laicista arabo Saddam non poteva avere simpatie ideologiche per i curdi fondamentalisti di Ansar al-Islam, ma li usava per destabilizzare quel Kurdistan che di fatto era sottratto alla sua autorità. Sfuggito in buona parte alla guerra (forse con qualche aiuto iraniano) Ansar al-Islam opera oggi in Iraq come organizzazione terroristica, responsabile fra l’altro dell’attacco all’ambasciata giordana del 7 agosto 2003 (17 morti).


Bush aveva ragione: Saddam c’entrava – e come – con un terrorismo legato ad Al Qaida. Ma soprattutto Ansar al-Islam, interprete disinvolto della «dottrina Carlos», riesce a mettere insieme gli ultra-fondamentalisti di Bin Laden, i nostalgici di Saddam e il terrorismo rosso della sinistra antagonista. È da questa miscela esplosiva che sono nati sia il sequestro degli italiani sia le trappole e gli inganni di cui è disseminata la strada che porta alla loro liberazione.


Massimo Introvigne


(il Giornale, 4 maggio 2004)