Parigi e Pechino, un mondo multipolare dimentico dei diritti umani

Dal mondo


Francia, commerciare con la Cina, senza principi morali, di Bernardo Cervellera. Bilancio della visita di Hu Jintao in Francia nell’intervista a Cai Chongguo, sindacalista cinese in esilio. http://www.asianews.it/view.php?l=it&art=312 [29 Gennaio 2004 ]

Parigi (AsiaNews) – Cai Chongguo, 48 anni, un dissidente cinese di Wuhan, che lavora a Parigi, è allibito dall’accoglienza che il presidente Chirac ha fatto a Hu Jintao: “Chirac è rimasto succube della Cina e ha ubbidito a tutto quello che Pechino gli ha chiesto. È la vittoria del cinismo del mercato su qualunque principio morale”. Cai Chongguo è arrivato in Francia, fuggendo dalla Cina dopo il massacro di Tiananmen nel 1989. A Pechino aveva studiato filosofia e si era impegnato, assieme al sindacalista Han Dongfan a far nascere il primo sindacato libero (in Cina tutti i sindacati sono controllati dal partito e dal governo). Per lui la Francia è la patria della libertà e dei diritti dell’uomo. A Parigi lavora per il China Labour Bulletin, un sito on-line sulla situazione dei lavoratori in Cina. Nell’intervista che ha rilasciato per telefono ad AsiaNews , Cai Chongguo conclude con amarezza: “Non avere principi morali [da parte della Francia – ndr] non serve nemmeno al mercato”.



Ecco l’intervista integrale.





Sig. Cai, qual è la sua impressione sulla visita di Hu Jintao in Francia?



Mi ha impressionato l’accoglienza calorosa e regale fatta da Chirac a Hu Jintao. E questo è strano perché Hu Jintao è il presidente di una dittatura. Chirac gli ha dato un enorme spazio, fino a farlo parlare all’Assemblea Nazionale. Proprio lì dove per la prima volta sono stati promulgati i diritti dell’Uomo e la democrazia, hanno fatto parlare uno che opprime i diritti dell’uomo. E’ una vera contraddizione.



In Cina i diritti umani sono ancora violati: vi sono decine di persone arrestate solo perché scrivono opinioni su internet; vi sono cristiani, protestanti e cattolici, che sono in prigione; lavoratori che chiedono d’essere pagati e vengono arrestati. Io non sono contrario a ricercare il rapporto economico, ma occorre affrontare le cose in un modo più globale. In questa visita i diritti umani erano assenti.



 


Ma non pensa che la nuova leadership stia cambiando il volto della Cina?



Hu Jintao e Wen Jiabao sembrano più vicini al popolo: sono andati a visitare i contadini, i malati; dicono che bisogna essere attenti ai poveri, che i lavoratori devono essere pagati. Ma nello stesso tempo non permettono la nascita di sindacati liberi. Hanno varato una squadra di 50 mila poliziotti solo per controllare le comunicazioni via internet. Nelle stesse compagnie di provider sono impiegati dei poliziotti in borghese. Molti operai che manifestano vengono messi in prigione. Vi è solo un imbellettamento della leadership, ma senza cambiare nulla.



Nella storia del partito comunista è sempre così: all’inizio il nuovo leader si mostra vicino alla popolazione, poi la schiaccia. E’ successo con Mao e con Deng. Deng Xiaoping aveva perfino promesso la democrazia. Ma dopo qualche anno ha cominciato a imprigionare intellettuali e attivisti democratici




Era preparato a questo ricevimento di Hu da parte di Chirac?



Mi aspettavo che Chirac avrebbe fatto di tutto per ingraziarsi Hu e conquistare nuove fette di mercato in Cina. Ma pensavo che in ogni modo Chirac avrebbe accennato ai diritti umani. E invece non ne ha parlato. Anzi, è stato succube della Cina. Ha copiato i discorsi dei leader cinesi. Ad esempio ha criticato Taiwan usando le stesse espressioni che il governo di Pechino usa contro l’isola ribelle. Eppure a Taiwan vi è un esperimento di democrazia importante anche per la Cina. Va bene preoccuparsi dell’economia, ma occorre anche premere per i diritti umani e la democrazia: questo è importante anche per la Cina e il suo sviluppo. Quello che manca alla Cina è il rispetto per la dignità dei contadini e degli operai, considerati come schiavi, proprietà dei padroni; e la libertà di religione, necessaria alla Cina perché c’è un vuoto morale e di ideali.



 


Lei ha potuto almeno vedere Hu Jintao?



Il 24 gennaio c’è stata una sfilata sui Campi Elisei per il capodanno cinese organizzata dal governo francese e dalle associazioni governative di Pechino. A tutte le associazioni non allineate con Pechino era proibito parteciparvi. Anche qui il governo di Parigi ha seguito l’indicazione di Pechino. Vi sono state proteste e manifestazioni, ma erano tutte disperse dalla polizia. Attorno all’hotel di Hu Jintao vi era un cordone larghissimo che non permetteva di avvicinarsi. Uno di Reporters sans frontières è stato arrestato perché si è avvicinato troppo alla sede dell’Assemblea nazionale, dove Hu stava parlando…



 


E’ la fine dell’occidente e della difesa dell’uomo?



E’ la vittoria del cinismo che in nome del commercio dimentica un minimo di principio morale. Chirac ha ubbidito a quanto gli ha chiesto il governo cinese: condannare Taiwan, parlare all’Assemblea Nazionale. E tutto per l’acquolina in gola che suscita il mercato cinese. Ma non avere principi morali non è utile nemmeno al commercio.