Pacs e democrazia totalitaria

Libertà religiosa

Religione Labour

Cristiani messi al bando e “rieducati” alla tolleranza,
cattolici arrestati perché diffondono idee “minacciose” .
È l’ultimo scorcio dell’era Blair, dove il relativismo è un
dogma…



Qual è quel paese dove la libertà di parola può portare in prigione, dove è obbligatorio pensare e agire come decide il governo, dove si viene arrestati se si esprime un parere difforme dalla legge vigente, le associazioni studentesche cristiane vengono espulse dalle università e per i cattolici vengono proposti corsi di rieducazione? La Corea del Nord o forse la Cina? Sbagliato. Il paese in questione è niente meno che il Regno Unito nelle ultime luci del tramonto politico di Tony Blair.
NON È UN’ESAGERAZIONE.

La vicenda del negato riconoscimento dell’obiezione di coscienza alle agenzie cattoliche che si occupano di adozioni, e che dal 1° gennaio 2009 saranno obbligate ad accettare le coppie omosessuali che dovessero rivolgersi al loro servizio oppure rinunciare ai fondi pubblici che ricevono, è solo la punta di un iceberg. Gli episodi che fanno pensare a una dittatura relativista strisciante si sono moltiplicati in modo preoccupante negli ultimi due anni. Anche se la vicenda delle 12 agenzie cattoliche britanniche per le adozioni è sintomatica. Il primate cattolico, il cardinale Cormac Murphy-O’Connor, non chiedeva la luna. Niente battaglie in stile Cei contro il diritto all’adozione riconosciuto alle coppie omosex dalla legge britannica. Monsignore chiedeva semplicemente che agli enti cattolici fosse concessa l’esenzione da alcune norme dell’Equality Act, che proibisce ogni discriminazione basata sull’orientamento sessuale nella fornitura di servizi e che sarà approvato ad aprile dal Parlamento. In fondo si tratta delle migliori agenzie di adozioni di tutte le isole britanniche: registrano il più basso tasso di fallimento dell’adozione e la più alta percentuale di casi risolti di bambini problematici (disabili, vittime di abusi fisici o sessuali, ecc. rappresentano un terzo dei bambini a cui gli enti cattolici trovano una famiglia). E il loro comportamento nei confronti delle coppie omosessuali, fino ad oggi, è stato estremamente rispettoso: le agenzie cattoliche «forniscono un servizio informativo, empatico e utile a tutti coloro che domandano circa le adozioni, anche quando non rispondono ai criteri dell’agenzia per l’accettazione della richiesta. Le coppie omosessuali vengono riferite ad altre agenzie dove la loro domanda di adozione può essere presa in considerazione» , ha spiegato il cardinale in una lettera ai membri del governo. Insomma, sarebbe un vero peccato se dovessero chiudere i battenti per quella che ha tutto il sapore di un’impuntatura ideologica. Niente da fare: «Non c’è posto per la discriminazione nella nostra società», ha sentenziato Tony Blair. «E in questo senso non ci possono essere esenzioni dai regolamenti che prevengono la discriminazione per le agenzie confessionali per le adozioni che offrono servizi con finanziamenti pubblici». Il volto del premier però era tirato quando diceva questo, perché in realtà la sua decisione è stata il frutto di una sottomissione alla maggioranza dei suoi ministri, decisissimi a mettere in riga i cattolici. «Respingiamo la discriminazione in tutte le sue forme, particolarmente quando priva i nostri bambini più vulnerabili di una dimora stabile, amorosa e sicura», ha bacchettato con grande sprezzo del ridicolo Alan Johnson, ministro dell’educazione. Ben Summerskill, direttore esecutivo della Ong Stonewall che milita per i diritti degli omosessuali, ha proposto di risolvere il problema con un programma di rieducazione degli educatori e degli operatori sociali cattolici: «Siamo completamente convinti che con 20 mesi di tempo per riaddestrare il loro staff, nessuna agenzia dovrà chiudere». Dicevamo che questa è solo la punta di un iceberg. È arrivato in questi giorni alla Corte suprema il caso di Veronica Connolly, una donna cattolica esponente del Movimento per la vita condannata a un anno di prigione con la condizionale dal tribunale di Solihull per violazione del Malicious communications Act, che punisce chi invia lettere indecenti e offensive per causare stress e ansia nel destinatario. La signora, una nonna di 53 anni costretta su una sedia a rotelle, fra il 2004 e il 2005 ha inviato ai farmacisti della sua contea lettere per dissuaderli dalla vendita della pillola del giorno dopo, alcune delle quali contenevano immagini di feti abortiti. Tali immagini arrivavano solo a chi aveva esplicitamente autorizzato l’invio. Tuttavia il 10 febbraio 2005 un farmacista ha sporto denuncia e il 13 febbraio la polizia di Solihull ha prelevato la signora Connolly a casa sua, l’ha portata al commissariato e qui, sotto gli occhi della figlia e di una nipotina di 5 anni, l’ha posta in stato di arresto per una durata di sette ore. Processata e condannata in primo grado e in appello, la signora si è ora rivolta alla Corte suprema per vedere riconosciuta la sua libertà di religione e di espressione, affermate negli articoli 9 e 10 della Convenzione europea sui diritti umani. Abbastanza simile è il caso di Stephen Green, un evangelico direttore del gruppo Christian Voice arrestato a Cardiff il 2 settembre 2006 per essersi rifiutato di smettere di distribuire volantini dal titolo “Amore fra persone dello stesso sesso – Sesso fra persone dello stesso sesso: cosa dice la Bibbia?” in un parco pubblico dove si svolgeva una festa di omosessuali. Green è stato condotto alla centrale di polizia di Cardiff e qui chiuso in cella per quattro ore prima di essere rilasciato. Ad arrestarlo è stato un ispettore con una veste fluorescente recante la scritta Minorities Support Unit, che lo ha incolpato della violazione degli articoli 5 e 6 del Public order Act: «Uso di parole minacciose, abusive o insultanti, o comportamento tale da causare molestia, allarme o stress in quanto visibile o udibile da una persona nelle vicinanze». Un mese dopo il giudice istruttore di Cardiff ha prosciolto Green in istruttoria, ma in un comunicato la polizia del Galles meridionale ha rivendicato la correttezza del proprio operato affermando di essere orgogliosa «della nostra presa di posizione a sostegno e protezione dei più vulnerabili nelle nostre comunità, specialmente coloro che sono le vittime del pregiudizio e della discriminazione, di molestie e persino di odio».

L’EGUALITARISMO PRIMA DI TUTTO

Ma il fenomeno apparentemente più preoccupante è quello delle espulsioni in serie delle associazioni cristiane (Christian unions) dalle università britanniche. All’università di Exeter alla Christian Union sono state negate l’uso delle aule e l’accesso a finanziamenti universitari perché l’Associazione degli studenti ha giudicato la sua dichiarazione di princìpi «troppo escludente». A Birmingham la Christian Union è stata sospesa perché si è rifiutata di modificare il proprio statuto in modo da permettere ai non cristiani di dirigere i suoi incontri e di correggere i propri documenti in modo da includere riferimenti ai diritti di gay, lesbiche, bisessuali e transgender. All’università di Edinburgo, dove qualche tempo fa una protesta studentesca ha ottenuto la rimozione delle copie della Bibbia che si trovavano da sempre presso le residenze studentesche, alla Christian Union è stato imposto di sospendere un corso di educazione sessuale perché i suoi contenuti sono stati giudicati «omofobi». Alla Heriot-Watt, altra università di Edimburgo, la Christian Union non è stata ammessa all’associazione degli studenti perché i suoi princìpi discriminerebbero i non cristiani e le altre fedi religiose. Le associazioni studentesche cristiane hanno deciso di portare in tribunale le università che le hanno discriminate. La stessa cosa ha fatto col ministro della Giustizia il giudice Andrew McClintock – ed è la prima volta che succede nella storia dell’Inghilterra. Il 62enne magistrato di Sheffield denuncia di essere stato costretto alle dimissioni dal suo incarico nel tribunale minorile della medesima città perché i responsabili dello stesso hanno respinto la sua richiesta di essere esentato dalle cause in cui i bambini potevano essere rimossi dalle famiglie naturali per essere affidati a coppie omosessuali. L’obiezione di coscienza non è stata accettata e a McClintock è stato imposto di giudicare in tutti i casi oppure di dimettersi. Lui si è dimesso e ha fatto causa. In tribunale ha dichiarato che è sua convinzione che l’affidamento di un bambino ad una coppia omosessuale «è incompatibile con il benessere del bambino, che sta diventando una cavia in un esperimento di scienza sociale». Quando sarà stato approvato l’Equality Act, per una frase del genere potrebbe finire dritto in prigione.

P>di Rodolfo Casadei – da Tempi.it


Pubblicata su Bioetica e Famiglia

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