‘PILLOLE AMARE’: INDICAZIONI PER L’USO

INDICE
A) IL NORLEVO: COS’E’? SI MANGIA?
A.1 – COS’E’ E COME FUNZIONA
A.2 – GLI ASPETTI NEGATIVI DELL’USO DEL NORLEVO
B) LA CAMPAGNA ‘PILLOLE AMARE’: MA DOVE VOLETE ARRIVARE?
B.1 – PERCHE’ LA CAMPAGNA? UNA PICCOLA STORIA
B.2 – GLI OBIETTIVI DELLA CAMPAGNA
B.3 – LA DITTA ANGELINI
B.4 – IL PRIMO PASSO: L’INVIO DI CARTOLINE
B.5 – LE ASSOCIAZIONI ADERENTI
C) HO QUALCHE DUBBIO, ME LO CHIARITE?
F.A.Q. (DOMANDE PIU’ FREQUENTI) SULLA CAMPAGNA
D) NON MI BASTA, VORREI SAPERNE DI PIU’…
E) MI INTERESSA! COME FACCIO PER COLLABORARE?

A) IL NORLEVO: COS’E’? SI MANGIA?


A.1 – COS’E’ E COME FUNZIONA


COS’E’
La “pillola del giorno dopo” è un ritrovato chimico di tipo ormonale, caratterizzato dal principio attivo Levonorgestrel (un progestinico) da cui il nome commerciale di “Norlevo”,
È venduto in farmacia, su ricetta medica, in blister da due compresse di 750 mg ciascuna da assumere entro 72 ore da un rapporto sessuale cosiddetto non protetto.
La prima compressa va assunta al più presto e la seconda dopo 12-24 ore.
La vendita nelle farmacie è stata autorizzata dal Ministro della Salute Veronesi con il decreto 510 del 26/09/2000 in attuazione di una procedura comunitaria definita di “mutuo riconoscimento” in quanto il prodotto era già in commercio in Francia. Sul piano economico il costo è modesto.


COME FUNZIONA
Il  Levonorgestrel è una sostanza che appartiene al gruppo di farmaci chiamati progestinici perché hanno la stessa funzione del progesterone che è l’ormone protettivo della gravidanza. Infatti il progesterone, prodotto fisiologicamente dopo l’ovulazione, ha la capacità di bloccare cioè di impedire che si abbiano altre ovulazioni.
Il Norlevo può bloccare l’ovulazione se questa non è ancora avvenuta ed impedire quindi la fecondazione da parte degli spermatozoi presenti. Ma, nell’80% dei casi, agisce quando la fecondazione è già avvenuta, cioè è presente l’embrione e, provocando delle alterazioni a carico dell’endometrio, impedisce  l’annidamento dell’embrione nell’utero materno. Le alterazioni provocate sono biochimiche e morfologiche: le prime sono a carico delle integrine, proteine presenti nella parete dell’utero e che condizionano l’impianto, le seconde evidenziano una cospicua riduzione dello spessore dell’endometrio che, ai fini di un buon impianto dell’embrione, dovrebbe essere tra i 5 e i 13 millimetri.


PRESENTAZIONE
Purtroppo anche per il Norlevo, come per gli altri analoghi farmaci, la presentazione fatta dalla stessa scheda tecnica è molto ambigua perché, stando alla indicazione del foglietto  illustrativo si dice testualmente che “è un contraccettivo orale di emergenza che ha lo scopo di prevenire la gravidanza bloccando l’ovulazione o impedendo l’impianto. Il metodo non è più efficace una volta iniziato l’impianto”.
Da quanto scritto è palese l’ambiguità del concetto stesso di contraccezione che, stante l’etimologia della parola stessa  (antifecondante), dovrebbe essere usato solamente per indicare il mezzo finalizzato alla PREVENZIONE del concepimento. Qui invece vale anche per indicare l’impedimento dell’impianto dell’ovulo già fecondato.
I l foglietto illustrativo riporta inoltre “… in caso di insuccesso di questo metodo contraccettivo, con prosecuzione della gravidanza….” Esiste quindi, all’analisi attenta delle parole, una contraddizione palese tra la presunta azione anticoncezionale di “prevenire la gravidanza” e la “prosecuzione della gravidanza”.
Infatti come può proseguire una gravidanza se non è iniziata oppure se la gravidanza non è in atto (“prevenire la gravidanza”) come può “in caso di insuccesso” proseguire?


COSA PROVOCA
L’uso del Norlevo è limitato a sole due compresse da prendere a distanza di 12 ore una dall’altra quando si presume che l’ovulazione non sia ancora avvenuta ma stia per arrivare e non la si voglia far accadere in quel momento per evitare che il rapporto copulatorio compiuto in quel momento possa dar luogo ad un concepimento.
È necessario che il Norlevo, per essere efficace come anticoncezionale e come antiovulatorio sia preso al più presto se si vuole che il progestinico blocchi anche la penetranza o migrazione degli spermatozoi, perché questi sono rintracciabili nella tuba già pochi minuti dopo l’ovulazione.
L’assunzione della pillola è indicata preferibilmente entro le 12 ore dal coito ma potrebbe essere già tardi se l’ovulazione si fosse verificata nello stesso momento del rapporto copulatore.
Il nocciolo del problema per l’uso efficace come anticoncezionale di questo metodo è quello di sapere individuare il tempo dell’ovulazione. Cosa difficilissima e quasi impossibile per chi non usa abitualmente i metodi di accertamento del periodo fertile della donna. L’uso del Norlevo è indicato però anche in questi casi di non accertabilità del periodo ovulatorio perché sapendo che la compressa contiene un dosaggio molto alto di progestinico (finora in Italia il Levonorgestrel veniva usato con un dosaggio di solo 30 mcg mentre nel Norlevo ogni compressa ne contiene 750 mcg), indipendentemente dal blocco dell’ovulazione, il Norlevo provoca un’alterazione della mucosa dell’utero tale da ostacolare e impedire l’impianto dell’ovulo fecondato e quindi dell’embrione.
Ovviamente in questo caso non si tratta più di un’ azione contraccettiva ma chiaramente abortiva. Se in una parte dei casi (20%) il Norlevo sospende l’ovulazione dall’altra parte attacca direttamente il neo-concepito, togliendogli la possibilità di nutrirsi e di trovare un ambiente ospitale e favorevole al suo sviluppo.
Come è possibile escludere o negare l’effetto potenzialmente abortivo della pillola del giorno dopo quando si riconosce che essa è destinata essenzialmente a distruggere l’embrione nel grembo della donna?
La sostanza può realizzare:
–  un aborto precoce di natura chimico-farmacologica;
– un aborto facile e comodo quanto al metodo, e all’esecuzione;
– un aborto mascherato perché coperto dalla logica della contraccezione;
– un aborto nascosto perché non si saprà mai con certezza se è avvenuto o no.
A tutt’oggi si sa per certo che il Norlevo, se viene usato ad impianto già avvenuto, non disturba il proseguimento dello stato gravidico.


DEFINIZIONE DELLA GRAVIDANZA
Ma come può dirsi “contraccettivo” il Norlevo se distrugge un ovulo già fecondato e quindi un embrione? Questa pillola è stata introdotta come contraccettivo modificando il concetto e la definizione di gravidanza, infatti viene sostenuta la tesi per cui la gravidanza è il periodo che intercorre tra l’impianto della blastocisti nell’utero (di fatto diversi giorni dopo la fecondazione) e il parto, e non sarebbero quindi abortive le metodiche che provocano la morte dell’embrione prima dell’impianto. La definizione scientifica e ufficiale di gravidanza tuttora valida è invece che la gravidanza è “lo stato fisiologico della donna incinta che inizia con la fecondazione e termina con il parto”.
Lo slittamento dell’inizio della gravidanza al momento dell’annidamento, oltre che essere smentito dai dizionari italiani, spagnoli, inglesi,…, non trova conferma neanche nei testi di ginecologia e ostetricia (addirittura la gravidanza inizierebbe il primo giorno delle ultime mestruazioni!). È evidente che in questo modo si vuole sganciare l’uso della “pillola del giorno dopo” dalla disciplina della legge 194/78.



A.2 – GLI ASPETTI NEGATIVI DELL’USO DEL NORLEVO


NON CONSAPEVOLEZZA
Una regola di trasparenza che sembrava definitivamente acquisita è quella del consenso informato. Nessuno può essere sottoposto ad un trattamento medico senza essere messo in condizione di sapere di che cosa si tratta e quali siano i probabili effetti. Così egli può decidere liberamente. Con l’introduzione del Norlevo si assiste ad un massiccio tentativo di proporlo come qualcosa di diverso da quello che veramente è: esso produce un aborto, ma lo si nega categoricamente. Sul foglietto illustrativo è riportato “non può interrompere una gravidanza già in atto”. Ma sappiamo che si riferisce al vocabolo “gravidanza” alterato su misura per questo prodotto. In tal modo la donna viene ingannata. Anche se in coscienza fosse fermamente contraria all’aborto, può convincersi che non sta uccidendo suo figlio. Si replica che non si deve turbarla suscitando in lei degli scrupoli: ci pare un modo davvero criticabile di considerare la donna: lei è ritenuta incapace di decidere di fronte alla verità e priva della libertà di assumere decisioni coraggiose.


DANNI FISICI
L’uso del Norlevo può provocare nella donna turbe ormonali, problemi  alla circolazione, accentuazione di forme trombotiche a livello venoso, disturbi epatici. Oltre agli effetti collaterali, nel caso in cui il Norlevo agisca come anticoncezionale, viene alterato il delicato equilibrio che regola il processo ovulatorio con risultati che potrebbero essere rovinosi in eventuali successive gravidanze.
 Per l’eventuale embrione concepito il risultato è la morte, mentre non si riescono ancora a quantificare i danni a carico dell’utero sottoposto ad una stimolazione ormonale 25 volte maggiore rispetto alle pillole anticoncezionali ” classiche”, le quali provocano già un invecchiamento della mucosa uterina.


ASPETTI ETICI
Considerati gli effetti della P.D.G.D. risulta chiaramente che l’azione antinidatoria, in realtà, è un aborto realizzato con mezzi chimici. Appare abbastanza chiaro che l’azione di chi chiede o propone l’uso di detta pillola è finalizzata direttamente all’interruzione di un eventuale gravidanza in atto esattamente come nel caso dell’aborto. Siamo quindi in presenza di un’azione diretta e di una chiara intenzione finalizzata all’eliminazione di un individuo vivente appartenente alla specie umana. Il giudizio morale sull’uso della P.D.G.D. è lo stesso che si deve dare sull’aborto.
Quando anche ci fosse solo l’incertezza dell’azione antinidatoria e abortiva del Norlevo, la coscienza non è libera di usarlo, deve astenersi per non rischiare di distruggere una vita umana possibilmente iniziata.
Il problema non è solo cattolico perché i temi della vita umana, della dignità umana, del diritto alla vita sono legati in prima e principale istanza alla ragione e all’intelligenza dell’uomo, al fondamento della convivenza tra gli uomini, alla democrazia, alla giustizia, al diritto. Che cosa c’è di più “laico”, di più umano, che riconoscere la dignità umana ad ogni essere vivente appartenente alla specie umana?
Per quanto riguarda gli aspetti educativi, la diffusione della  P.D.G.D. contribuisce molto ad indebolire una visione nobile e responsabile della sessualità e a inaridire le ragioni dell’accoglienza della vita umana.


 
B) LA CAMPAGNA ‘PILLOLE AMARE’: MA DOVE VOLETE ARRIVARE?


B.1 – PERCHE’ LA CAMPAGNA? UNA PICCOLA STORIA


La campagna ‘Pillole amare’ nasce dalla volontà di un gruppo di associazioni e persone impegnate a difesa della vita nascente di fare qualcosa, a seguito della commercializzazione (avviata a fine 2000) in Italia del Norlevo, la prima ‘Pillola del giorno dopo’, commercializzata dalla ditta Angelini, nota azienda farmaceutica italiana.


Perché questo?
La diffusione delle ‘pillole del giorno dopo’ non può non muovere le nostre coscienze per lottare contro questa grave ingiustizia contro esseri umani, per di più indifesi, che vengono uccisi nel silenzio generale.
Si tratta di una lotta per la tutela e la difesa degli ultimi: in questo caso i bambini appena concepiti.
Non possiamo stare zitti di fronte a quanto sta avvenendo. “Non temo la violenza dei malvagi, ma il silenzio degli onesti”, diceva M.L. King.


L’iniziativa è nata in particolare nel corso del 2002 all’interno del Servizio Maternità Difficile della Comunità Papa Giovanni XXIII, un movimento che da sempre lotta per la tutela e la difesa degli ultimi, in questo caso i bambini appena concepiti; prima in realtà già il Movimento per la Vita di Reggio Emilia, dopo aver stilato un elenco di tutti i farmaci alternativi a quelli commercializzati dall’Angelini, aveva lanciato una proposta di boicottaggio di questi farmaci.
Dopo un’ampia riflessione interna, a fine 2002 la Comunità ha scelto di avviare un’azione di pressione graduale nei confronti dell’Angelini affinché il prodotto Norlevo venga tolto dal mercato. Perciò è stato lanciato un appello a tutte le Associazioni che si occupano della vita nascente e della sua tutela, e così nel corso della prima metà del 2003 si è raccolta l’adesione di altre 19 associazioni, arrivando così a formare un cartello che si è riunito sotto il nome della campagna.


Il passo successivo è stato quello di incontrare i vertici della ditta Angelini per verificare se esistessero spazi di trattativa diretta per raggiungere l’obiettivo della Campagna. Dopo un primo tergiversare, sotto la minaccia dell’avvio della campagna di pressione, la ditta ha accettato la proposta di incontro, che è avvenuta il 28 ottobre 2003 presso la sede della ditta a Roma, alla presenza della maggior parte del gruppo dirigente della Angelini Holding.
Tuttavia nel corso dell’incontro, come anche nei contatti telefonici successivi, è emersa chiara la volontà dell’azienda di non mettersi in discussione, nonostante le chiare dimostrazioni da parte dei rappresentanti della Campagna sull’effetto e sui danni causati dal Norlevo. E’ viceversa emerso con chiarezza che la ditta vuole proseguire con la commercializzazione del prodotto, non tanto per il profitto economico che ne ricava, quanto perché la diffusione di questo prodotto permette ad Angelini di entrare in contatto coi medici ginecologi, e quindi di farsi conoscere in un settore, quello dei prodotti ginecologici, in cui non era entrata finora.
Pertanto ogni nostra proposta, compresa quella di dare vita a un gruppo di lavoro congiunto per approfondire gli aspetti scientifici del problema (paura del confronto?), è stata respinta.
Viceversa ci sono stati tentativi, anche abbastanza grossolani, da parte i vertici della ditta, di far cessare la nostra azione di protesta in cambio di favori quali donazioni alle iniziative benefiche delle associazioni promotrici.


Di fronte a questa situazione le associazioni aderenti hanno scelto di iniziare ad attuare delle forme di lotta nonviolenta per arrivare al ritiro del prodotto dal mercato.



B.2 – GLI OBIETTIVI DELLA CAMPAGNA


La Campagna ‘Pillole amare’ è una campagna nonviolenta di pressione che ha lo scopo di giungere
alla cessazione della commercializzazione di prodotti chimici che hanno lo scopo deliberato di cercare di uccidere delle vite umane nel grembo materno, e che già oggi causano la morte di migliaia di bambine e bambini appena concepiti.
Ad oggi esistono in Italia in commercio 2 prodotti con queste caratteristiche: si tratta del Norlevo della ditta Angelini e del Levonelle della ditta Schering, entrambi preparati contenenti il levonorgestrel, e quindi facenti parte del gruppo delle cosiddette ‘pillole del giorno dopo’.
Queste pillole contengono una forte carica ormonale che è in grado di modificare l’ambiente uterino al fine di non permettere l’impianto dell’embrione umano (facendolo morire di fame) che potrebbe essersi concepito in un rapporto cosiddetto a rischio. Solo in alcuni casi (ca. 20%) sembra che questa pillola funzioni da contraccettivo, in quanto ritarda l’ovulazione di qualche giorno evitando la fecondazione, ma questo in ogni caso non è l’effetto primario del prodotto.
Grazie alla commercializzazione di questo farmaco decine di migliaia di bambine e bambini troveranno la morte nei prossimi mesi ed anni (le confezioni di prodotto vendute in un mese in Italia sono circa 10.000).


L’attenzione della Campagna si è rivolta da subito soprattutto al Norlevo, sia per non disperdere le forze, sia in quanto il Norlevo è stata la prima ‘pillola del giorno dopo’ commercializzata ed è la più nota. Pertanto è partita una prima sottocampagna intitolata: ‘Leva il Norlevo’.
Per arrivare allo scopo essa si propone l’applicazione di una serie di strumenti, di intensità crescente, quali:
· denuncia pubblica tramite conferenze stampa, incontri, ecc.
· raccolte di firme e / o invio di cartoline di protesta alla ditta
· volantinaggi davanti alle farmacie
· campagna di boicottaggio di alcuni / di tutti i prodotti della ditta.



B.3 – LA DITTA ANGELINI


Il Gruppo Angelini in realtà non è costituito da una ditta sola (lo era fino a pochi anni fa) ma da un insieme di 20 aziende, possedute al 100% o in joint venture, facenti tutte capo a una holding (= capogruppo), la Angelini Finanziaria S.p.A.
La proprietà del gruppo è della famiglia Angelini. Il presidente è Francesco Angelini, nipote dell’omonimo che nel 1919 diede vita al laboratorio farmaceutico ad Ancona, primo nucleo della ditta Angelini, che nel corso degli anni è divenuta una delle principali aziende italiane nel campo della produzione e distribuzione dei farmaci.
Nonostante le sue attività si siano molto differenziate in questi anni, il core business dell’azienda (= attività da cui deriva la parte principale del fatturato) resta ancora il settore farmaceutico (50% del fatturato attuale).
Tuttavia a partire dagli anni novanta, il gruppo ha avviato un processo di diversificazione delle proprie attività. Nel 1992, è nata la joint venture paritetica tra Gruppo Angelini e Procter&Gamble (una delle più grandi multinazionali del settore dei prodotti igienici) per la produzione di pannolini per bambini a marchio Pampers e assorbenti femminili a marchio Lines.
Inoltre ha esteso l’attività a settori molto diversi, quali catene alberghiere e produzioni vinicole (commercializza anche un tipo di Brunello di Montalcino).
Sempre nel campo delle alleanze internazionali, ha dato vita nel 1995 insieme a una delle principali aziende farmaceutiche tedesche, la Hexal, alla joint venture Hexan specializzata nella produzione e distribuzione di farmaci generici in Italia.
Attualmente le divisioni di business in cui è suddiviso il gruppo sono 3: Farmaceutica (ditte principali: ACRAF, FarmaLepori, Hexan, Adivar&Comifar), Largo Consumo (Fater, Isea, Tenimenti Angelini), Tecnologie di Produzione (specializzata nelle macchine per prodotti igienici – ditta Fameccanica).
Inoltre a partire dagli anni ’80 Angelini ha avviato un processo di internazionalizzazione aprendo stabilimenti produttivi e strutture commerciali in Spagna, Portogallo e Stati Uniti.
Oggi il Gruppo Angelini ha sedi in Italia, Spagna, Portogallo, Lussemburgo e Stati Uniti. Realizza un fatturato di circa 1.400 milioni di Euro con oltre 3.000 dipendenti.


In Italia la gestione dell’area farmaceutica è delegata alla ACRAF (Aziende Chimiche Riunite Angelini Francesco), la società che all’interno del Gruppo ha il compito di produrre e commercializzare in Italia i farmaci prodotti dal Gruppo. Le attività dell’ACRAF sono: ricerca e sviluppo di nuovi farmaci; produzione e la sintesi di principi attivi; produzione, distribuzione di prodotti etici, di automedicazione, veterinari e parafarmaceutici; distribuzione intermedia del farmaco; commercializzazione di prodotti generici; promozione dei farmaci verso il medico, il farmacista ed il consumatore.
In particolare Angelini commercializza alcuni prodotti da banco molto venduti e famosi come: Tantum verde, Amuchina, Tachipirina, Moment. Uno dei settori in cui Angelini è leader è quello degli anestetici locali.


La sede centrale del Gruppo Angelini attualmente è a Roma, in via Amelia 70.
L’ACRAF tuttavia mantiene la sede operativa ad Ancona, in via Vecchia del Pinocchio 22.
Il sito internet del Gruppo è: www.angelini.it.



B.4 – IL PRIMO PASSO: L’INVIO DI CARTOLINE


Come accennato al punto B.1, una volta esaurite le possibilità di trattativa diretta con l’Angelini, la Campagna ‘Pillole amare’ ha scelto di avviare alcune azioni di pressione per invitare la ditta a recedere dai propri comportamenti negativi.
Perché questo? Non per voler danneggiare gratuitamente l’Angelini, ma per aiutarla a rendersi conto che ha fatto una scelta sbagliata e per spingerla a rivedere i suoi comportamenti.
Per questo la campagna ha scelto di non avviare da subito delle azioni di contrapposizione forte con l’azienda, quali boicottaggi, manifestazioni, azioni di picchettaggio… ma ha scelto uno strumento abbastanza ‘morbido’, l’invio di cartoline.
Un altro motivo per cui abbiamo scelto la strada delle cartoline è quello della ricerca del maggior numero possibile di adesioni. Inviare una cartolina, infatti, è un gesto semplice e che richiede un minor coinvolgimento rispetto ad altre azioni quali il boicottaggio.
Vogliamo in sostanza sommergere di cartoline la ditta Angelini, perché sia chiaro che in Italia oggi ci sono tante persone che non condividono la scelta di distribuire il Norlevo e che chiedono all’Angelini di tornare sui suoi passi.
Avvertono inoltre l’Angelini che sono pronti ad avviare azioni anche più forti per spingerla a tornare sui suoi passi, mentre pubblicizzeranno volentieri qualunque scelta etica che l’azienda dovesse fare.
Non solo. Oltre a inviare una cartolina alla ditta (e una alla segreteria della Campagna, per sapere quante persone hanno aderito) chiediamo a chi ci appoggia di consegnare anche una cartolina al proprio farmacista di fiducia, in cui lo si informa che ha diritto ad esercitare obiezione di coscienza, cioè di rifiutarsi di vendere il Norlevo anche se chi glielo chiede gli presenta la ricetta medica. Questo diritto, come hanno evidenziato diversi esperti, discende direttamente dall’art. 9 della Legge 194/78 (per chi volesse saperne di più, si rimanda al dossier pubblicato dal Movimento per la Vita citato al punto D). Inoltre si chiede al farmacista, se condivide gli obiettivi della Campagna, di protestare presso il rappresentante dell’Angelini (quello che lo contatta per proporgli i farmaci da acquistare); anche questo è un modo per far arrivare all’Angelini la nostra voce.
In alternativa quest’ultima cartolina può essere data al proprio ginecologo (normalmente sono questi medici che prescrivono il Norlevo), per far presente anche a lui il diritto che ha di obiettare alla pillola.


L’obiettivo della Campagna è quello di inviare almeno 10.000 cartoline entro la fine del 2004.


La diffusione di queste cartoline è anche importante per diffondere una cultura nuova attorno a noi, di maggiore conoscenza e rispetto per la vita nascente, che oggi è così oppressa proprio perché non è conosciuta. Distribuire le cartoline, fare banchetti… diventa un’occasione per incontrare la gente, raccontare loro cos’è l’embrione e cosa fa nei primi giorni di vita, spiegare gli effetti del Norlevo… in modo che la gente, informata correttamente, si interroghi su questi argomenti e prenda coscienza della grande violenza che è in atto contro la vita nascente.
Anzi, la campagna di invio delle cartoline può diventare l’occasione per promuovere incontri pubblici, scrivere articoli sui giornali, organizzare convegni specialistici (per medici, ecc.). Anche questo è fare cultura, o meglio controcultura rispetto a quella dominante, in cui semplicemente non ci si ferma a pensare che cos’è l’embrione e che potrebbe essere vita.



B.5 – LE ASSOCIAZIONI ADERENTI


1) Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII – via Mameli 1 – 47900 Rimini – tel. 0541/55503 – e-mail: info@apg23.org
2) Federazione regionale dei Movimenti per la Vita e Centri di Aiuto alla Vita di Piemonte e Valle d’Aosta – e-mail: movvita@tin.it
3) Movimento per la Vita di Reggio Emilia- e-mail: g.soliani@virgilio.it
4) Centro Aiuto alla Vita di Reggio Emilia
5) Centro Aiuto alla Vita di Boretto (RE)
6) Associazione per la Famiglia e per la Vita – 41049 Sassuolo (MO) – e-mail: chilettifam@libero.it
7) BIOS-Giovani per la Vita Bologna e-mail: chiso75@inwind.it
8) Centro Aiuto alla Vita di Vicenza – Stradella dei Cappuccini, 13 – 36100 Vicenza – tel. 0444/542007 (lun-ven 9-11) – e-mail: fongaro@ordine.ingegneri.vi.it
9) Consultorio ‘La Famiglia Ambrosiana’ – e-mail: consultorio.centro@virgilio.it
10) Centro Aiuto alla Vita di Melzo (MI) – Via Martiri della Libertà 5 – 20066 Melzo (MI) – tel.: 02 95711377 – e-mail: cav.melzo@tiscalinet.it
11) Cons. Familiare Centro Assistenza alla Famiglia – Piazza Matteotti, 20 – 20063 Cernusco sul Naviglio (MI) – tel.: 02/9241342 (lun 9-11, mar-gio-sab 16-18, mer 9.30-12)
12) Consultorio familiare Diocesano Diocesi di Teramo-Atri – Via Pigliacelli, 1 – 64100 Teramo  – tel.: 0861/247628
13) Centro per la vita “Rossotto” – Pozzuoli (NA) – Via Campi Flegrei, 12 – 80078 Pozzuoli (NA) – tel.: 081/5268726 – 5265866 – e-mail: provita.pozzuoli@tin.it
14) Ass. “Puteoli pro vita” ONLUS – Pozzuoli (NA)
15) Associazione Per l’aiuto alla vita – Bellaria (RN) – e-mail: luciano.brighi@libero.it
16) Movimento per la Vita – e-mail: mpv@rm.nettuno.it
17) Centro per la Vita “Il pellicano” – Salerno – tel.: 089/226000 – e-mail: cesare.napoli1@tin.it
18) Caritas diocesana di Salerno – Campania – Acerno
19) Pro.Farma. – Via della Fiera 70 – 47900 Rimini – tel.: 0541/774974 – 0541/24840 – e-mail: a.focchi@tin.it
20) Associazione “Centro Tabor per la persona e per la famiglia” – Via G. Bruno, 1 – 47100 Forlì – tel.: 0543/35916 – e-mail: tabor@pigifo.it


 
C) HO QUALCHE DUBBIO, ME LO CHIARITE?


F.A.Q. (DOMANDE PIU’ FREQUENTI) SULLA CAMPAGNA


1) Che tipo di campagna è questa? Quali sono le sue modalità di azione?


Si tratta di una campagna di consumo etico, o critico, in cui appunto un gruppo di consumatori mette in discussione una ditta e in particolare un suo prodotto per ragioni etiche; anzi una delle più importanti, in quanto al centro della campagna c’è la difesa di un diritto umano fondamentale.
Si tratta senza dubbio di una nuova frontiera del consumo critico, in quanto interessa un ambito, quello della vita nascente, che finora non era stato toccato da campagne di questo tipo, ma che ora è necessario avviare, in quanto sta diventando sempre più un settore oggetto degli interessi economici delle ditte farmaceutiche, a danno dei più deboli.



2) La campagna ‘Pillole amare’ è una campagna cattolica?


Il nome e gli scopi della Campagna non sono legati a una particolare confessione. Questa e’ una campagna a difesa della vita, e la vita non ha colore, né bandiera.
Chi crede in Cristo ha piuttosto una motivazione in più per aderire a questa campagna, perché la sua fede lo obbliga per coerenza a lottare contro le ingiustizie, dovunque esse siano (e per questo molte delle associazioni aderenti sono cattoliche). E la vendita di prodotti che causano la morte di tanti esseri umani non e’ anche questa una grande ingiustizia?



3) Ma dal momento del concepimento c’è già una vita? O non c’è piuttosto un pre-embrione?


Sia la scienza che la legge italiana concordano nel dire che il bambino nel seno materno, fin dal suo concepimento, è vita:
– Nel momento del concepimento avviene l’ingresso dello spermatozoo nell’ovulo e, nelle ore immediatamente successive, la fusione del patrimonio genetico della madre e del padre per dare origine a un nuovo essere. Da allora lo sviluppo dell’embrione, poi feto (termini scientifici, ma da un punto di vista umano equivalenti alla parola ‘bambino’) procede con continuità, senza salti.
– Già nelle prime ore il concepito ha tutte le caratteristiche di un essere umano: ha un suo proprio patrimonio genetico, distinto da quello dei suoi genitori, e se lasciato nell’ambiente idoneo si sviluppa autonomamente; inoltre già invia messaggi biochimici per segnalare alla madre la sua esistenza perché lei si prepari ad accoglierlo.
– Per amore di verità occorre dire che ci sono alcuni gruppi di scienziati che parlano di un inizio della vita che avviene in momenti successivi, ma senza fornire prove convincenti; inoltre spesso si tratta delle stesse persone o di persone collegate a chi porta avanti sperimentazioni e/o pratiche, come la fecondazione artificiale, la clonazione… che comportano dei danni o la morte di embrioni, pertanto sorge il sospetto che le loro idee siano influenzate dalle pratiche che portano avanti.
– Dall’altra parte però si potrebbe citare uno sterminato numero di studi, appelli, pubblicazioni… di singoli scienziati o di gruppi, tra i cui i maggiori genetisti e bioeticisti, che dichiara che l’inizio della vita avviene dal concepimento. Fra tutti, però, spicca la dichiarazione del Comitato Nazionale di Bioetica che, chiamato a pronunciarsi dal Parlamento a fornire un parere riguardo alla tutela dell’embrione, nel 1995 ha stabilito che l’embrione umano deve essere trattato come una persona umana fin dal concepimento.
Nei capitoli successivi sono citati dei riferimenti bibliografici per chi volesse approfondire il tema; un testo è anche riportato in appendice.
– Anche la legge italiana su questo punto si esprime con molta chiarezza, dicendo che il bambino deve essere protetto da ogni attacco fin dal suo concepimento: ” (art. 1 Legge 40/04)
– In ogni caso, se anche non ci fosse la certezza piena che si tratti di una vita umana, nel dubbio il principio di precauzione impone di avere nei riguardi dell’embrione le stesse attenzioni e le stesse tutele che si applicano a tutti i bambini.



4) Ma la gravidanza non inizia solo con l’impianto?


Per gli aspetti tecnici il tema è già stato trattato al punto A.1.
Qui occorre sottolineare che, anche se fosse vera la definizione di gravidanza recentemente proposta (con inizio dal momento dell’impianto e non dal concepimento), in ogni caso prima dell’impianto c’è comunque già un embrione. E questo va comunque tutelato (vd. FAQ n. 3).



5) E’ giusto che alle donne sia imposta una gravidanza che non hanno cercato o, peggio, hanno subito (ad es. per una violenza)?


E’ esperienza comune che in una coppia un concepimento avvenga in un momento in cui non era stato previsto. Questo crea senz’altro problemi e sconvolgimenti nella vita di coppia, a volte anche gravi (come la perdita del lavoro), e richiede che la società intera, dalle strutture pubbliche, ai parenti e conoscenti, alle associazioni di volontariato, si diano da fare per sostenere la coppia, perché siano risolti i problemi legati al nuovo venuto.


A nessuna donna poi deve essere imposto in alcun modo di concepire un bambino, né con ricatti, né con violenze di alcun tipo; e le strutture pubbliche devono adottare tutte le necessarie forme di protezione e tutela della donna perché ciò non avvenga, e ogni concepimento sia frutto dell’incontro d’amore tra 2 persone.


Ma quando anche si verifichi un concepimento da un atto di violenza, non è facendo dei danni o uccidendo il bambino concepito che si rimedia al problema: non è giusto che subisca delle conseguenze uno che non è minimamente responsabile di quella violenza! Perché mai dovrebbe essere punito lui?
Sarebbe come se io, per vendicarmi di uno che mi ha picchiato, mi mettessi a picchiare uno che passa per la strada…



6) Perché una donna non può essere lasciata libera di decidere quali prodotti assumere?
Non è un’indebita influenza nelle scelte sessuali e riproduttive delle donne?


Ognuno è libero di assumere i prodotti che ritiene gli possano essere più utili, purché questo non danneggi altre persone. Così anche una donna non deve prendere prodotti che facciano male al bambino che porta dentro di sé: ad esempio certe medicine, alcool in eccesso, ecc.
Per quanto riguarda la scelte riproduttive, riguardano comunque le decisioni che una donna (e una coppia) prende di cercare o non cercare di generare un bambino. Quando invece il bambino è già stato generato (concepito), è un essere umano che ha gli stessi diritti di tutti gli altri esseri, il primo dei quali senz’altro è quello di poter vivere. E la donna o la coppia a quel punto non possono che accogliere questa creatura, sia che l’abbiano desiderata che avessero temuto la sua venuta, perché ora c’è già. Altre saranno le scelte che dovranno fare (ad es. di lavoro, di vita di coppia…) legate alla sua venuta, fino a quella estrema di darlo in adozione perché non ci sono le condizioni per poterlo crescere con sé. Ma almeno, anche se lontano dalla madre, il bambino avrà una speranza di vita.



7) Il problema dell’assunzione della ‘Pillola del giorno dopo’ non è un problema delle singole coscienze?


Un problema riguarda solo le singole coscienze se riguarda scelte collegate ai principi etici o religiosi di una persona, senza creare danni di alcun tipo agli altri. Ad esempio sono problemi di coscienza quelli legati all’assunzione di certi cibi (la carne, …), al praticare certi sport (la caccia, il pugilato…).
Quando invece dalla scelta di una persona deriva un danno ad altre, allora il problema non può più riguardare solo la coscienza della persona che causa il danno. Ad esempio oggi gli Stati intervengono contro chi, in nome della propria religione, vuole uccidere altre persone (gli attentatori suicidi, ad esempio). Così è per l’uso del Norlevo: il suo uso può provocare la morte di un bambino, e la tutela della vita umana non è un problema di coscienza ma un diritto fondamentale che deve essere garantito a tutti.



8) Il ‘Norlevo’ è stato autorizzato al commercio dal Ministero della Salute. Avranno già fatto loro le valutazioni etiche al riguardo! Volete forse sostituirvi a loro?


Il Ministero della Salute ha autorizzato la commercializzazione dei preparati a base di levonorgestrel in quanto obbligato dalla procedura europea di mutuo riconoscimento (visto che era già riconosciuto in uno stato, deve esserlo in tutti). Inoltre è probabile che sul Ministero abbiano agito anche le lobby (“gruppi di pressione”) dell’industria farmaceutica (che oggi ha un peso, anche economico, rilevantissimo!) e dei gruppi radicali più estremisti.
In ogni caso non è la prima volta che un Ministero, e più in generale un Ente pubblico, fa scelte immorali, per superficialità o sotto l’influenza di potentati di vario tipo, anzi forse oggi questa è più la regola che l’eccezione: basti pensare ai vari condoni edilizi e fiscali, alle leggi che impediscono alla giustizia di perseguire i potenti, a tutte le norme (sussidi, vincoli all’importazione, ecc.) che contribuiscono a perpetuare lo sfruttamento del Sud del mondo… e l’elenco potrebbe continuare molto a lungo.
Sta a noi, quando un organo statale sbaglia, protestare e agire perché ci sia più giustizia e siano rispettati i diritti dei più deboli.



9) Ci sono altre ditte che producono prodotti a base di levonorgestrel? Perché non fate qualcosa anche contro queste?


Sì, ad oggi c’è anche un’altra ditta che commercializza un prodotto a base di levonorgestrel. Si tratta della Schering, che dal 2002 ha immesso sul mercato il “Levonelle”, analogo per composizione ed effetti al Norlevo.
Tuttavia ogni campagna, per poter riuscire, ha bisogno di individuare degli obiettivi limitati e concentrarsi su di essi, per non disperdere le forze. Perciò la Campagna, in questa sua prima fase – denominata, appunto, “Leva il Norlevo” – ha deciso di individuare come bersaglio il prodotto della Angelini, in quanto il primo ad essere commercializzato e il più noto.
E’ evidente che in caso di vittoria nel confronto con l’Angelini, la nostra attenzione si rivolgerà subito alla Schering, per chiedere anche ad essa la fine della diffusione del Levonelle.



10) Siete in pochi! Come potete sperare di vincere una sfida del genere?


Non siamo in pochi, e lo sappiamo. Tanti sono gli italiani che sono contrari all’uccisione dei bambini, forse la maggioranza, ma per motivi diversi (anche per quieto vivere) non vengono allo scoperto.
La nostra sfida è quella di far sì che si mobilitino le forze che vogliono una maggiore tutela ed attenzione ai bambini, che chiedono rispetto per la vita umana, che credono al valore e alla dignità di ogni essere umano, che rifiutano una banalizzazione delle tematiche riguardanti la sessualità, la generazione e l’aborto.
Questo è possibile se ognuno decide di darci una mano, perché la riuscita di questa campagna dipende anche dall’impegno di ognuno, compreso tu che ci stai leggendo. E i modi per collaborare sono diversi (vedi punto E).



11) Ma le aziende guardano solo al profitto: a cosa possono servire delle cartoline di protesta?


Un elemento centrale per qualunque azienda oggi è l’immagine. Tante ditte oggi fanno prodotti che magari contengono porcherie di ogni genere, commettono tutti i reati possibili, sfruttano fino all’osso i lavoratori, ma curano in modo ossessivo l’immagine in modo che i consumatori non si accorgano delle malefatte che combina.
Basta ricordarsi, per fare uno degli esempi più clamorosi, il caso Benetton di qualche anno fa: una ditta che si era data un’immagine di realtà attenta ai problemi sociali (chi non ricorda le fotografie di Oliviero Toscani?) che poi si è scoperto che aveva dei fornitori che usavano manodopera minorile sottopagata, aveva occupato le terre degli indios Mapuche dell’Argentina, sfruttava fino all’osso i contoterzisti veneti che lavoravano per lei…
L’immagine ha anche una ricaduta immediata sul profitto: se hai un’immagine positiva i consumatori compreranno da te senza porsi troppi problemi; se invece la tua immagine è negativa ci saranno senz’altro alcune fasce di consumatori che se ne staranno alla larga dai tuoi prodotti.
Tra l’altro questo è particolarmente evidente nel caso dell’Angelini, che ha sempre tenuto a presentarsi come un’azienda attenta all’etica (!) e al sociale. Una delle prove che porta è che fa larghe elargizioni ad associazioni che operano nel sociale (ma che senso essere etici in campi esterni all’attività aziendale se poi si producono sostanze per uccidere le persone?).
Per questo l’invio di cartoline, unito ad altre azioni (in particolare conferenze stampa ed altre iniziative di sensibilizzazione, come banchetti, ecc.) è temuto dalle aziende perché ne incrina l’immagine. Però è necessario che le cartoline inviate siano tante, proprio perché la ditta deve aver chiaro che la conoscenza dei suoi misfatti non è limitata a un piccolo gruppo di persone, ma sta divenendo coscienza comune. Per questo l’obiettivo che si è posta la campagna è quello di inviare almeno 10.000 cartoline all’Angelini.



12) Cosa farete se l’invio di cartoline non ha successo?


Intanto bisogna chiarire cosa si intende per insuccesso della Campagna. E’ vero infatti che l’obiettivo è quello di far cessare la commercializzazione del levonorgestrel, ma questo potrà avvenire solo quando si sarà formato un movimento di opposizione forte e che produce una nuova visone culturale sul tema della vita nascente. Già il fatto di riuscire a far arrivare il nostro messaggio ad un grandissimo numero di persone e a mettere in discussione idee preconcette su questi temi sarebbe già una bella vittoria.
Ma senz’altro il nostro obiettivo principale è un altro. Perciò in caso di fallimento della campagna di invio delle cartoline, dovremo ‘alzare il tiro’ ed individuare altre azioni di disturbo nei confronti dell’Angelini che mostrino che siamo determinati a raggiungere il nostro scopo. Stiamo pensando ad es. a volantinaggi davanti alle farmacie, a campagne di denuncia pubblica… fino ad arrivare alla soluzione più estrema, che è quella del boicottaggio di tutti o di alcuni dei prodotti della ditta.



13) Ma ci sono dei farmaci alternativi a quelli della ditta?


Ogni farmaco è basato su un principio attivo e pertanto diversi farmaci contenti però lo stesso principio attivo e nella stessa percentuale sono equivalenti. Di fatto in farmacia ci sono tanti prodotti equivalenti che però hanno nomi diversi.
Così è per i farmaci dell’Angelini: è già stato elaborato un elenco dei farmaci alternativi a quelli commercializzati dalla ditta, che verrà diffuso al momento opportuno, se e quando partir à il boicottaggio. 


 
D) NON MI BASTA, VORREI SAPERNE DI PIU’…


“Norlevo: un aborto precoce, un aborto facile, un aborto mascherato, un aborto nascosto” – Dossier a cura del Movimento per la Vita italiano
C. Mantovani – “La “pillola del giorno dopo”: meccanismo di azione e problematiche etiche”
M.L. Di Pietro, M. Casini, A. Fiori, R. Minacori, L. Romano, A. Bompiani – “Norlevo e obiezione di coscienza” in “Medicina e Morale” n. 3/2003
Atti del Convegno “Norlevo: un farmaco contro la vita”


Inserire intervista a Pino Noia tratta da ‘Noi genitori e figli’ n° 1 / 2004


 
E) MI INTERESSA! COME FACCIO PER COLLABORARE?


Se sei intenzionato a collaborare alla campagna ‘pillole amare’, queste sono alcune delle cose che puoi fare per promuoverla sul tuo territorio:


1) Firmare e inviare le cartoline della Campagna


Probabilmente se stai leggendo questo opuscolo hai già in mano anche le cartoline da inviare. Se tu non le avessi, puoi richiederle a questo indirizzo:
Segreteria Campagna ‘Pillole amare’ c/o ass. ‘Comunità Papa Giovanni XXIII zona Vicenza – via ….   – tel.              – fax       – e-mail
Oppure puoi scaricarle dal sito:      
Ti ricordiamo che una cartolina va inviata all’Angelini, una alla segreteria della Campagna, una consegnata a mano al tuo farmacista di fiducia.
Ti invitiamo in particolare a parlare col farmacista per spiegargli bene i perché e gli scopi della campagna: anche lui può far molto! Se infatti si forma un gruppo di farmacisti che si rifiutano di vendere il Norlevo e/o protestano coi rappresentanti dell’Angelini perché la ditta commercializza questo prodotto, l’Angelini non potrà non tenerne conto!
Segnalaci il nome di farmacisti che hanno avviato qualche forma di protesta, li metteremo in contatto tra loro!


2) Distribuire le cartoline ad altri o organizzare dei banchetti


Non basta la testimonianza personale, occorre far conoscere la campagna e far sì che molte persone inviino le cartoline. Solo se le cartoline inviate saranno tante la Campagna potrà riuscire (vedi FAQ n° 11).
Dà perciò delle cartoline ad amici, parenti e conoscenti, di’ loro cos’è questa campagna e invitali a firmare. Mettiti in contatto con altre persone della tua città che condividono la campagna (i riferimenti te li possiamo dare noi) e organizzate insieme banchetti di sensibilizzazione nelle piazze, davanti alle parrocchie, ai centri commerciali, agli Ospedali, ecc.
Se siete disposti a sostenere anche un piccolo sforzo economico (il costo dei francobolli) durante i banchetti potete anche solo raccogliere le firme delle persone e poi pensare voi alla spedizione delle cartoline: sarete più sicuri che nessuno, dopo averle firmate, si dimentichi di inviarle.


3) Far conoscere la campagna


 Molto si può fare per far conoscere la campagna a livello locale. Ad esempio si possono contattare dei giornalisti e parlare loro della campagna, chiedendo loro di diffondere la notizia.
Si può organizzare un incontro pubblico in cui approfondire il tema, eventualmente con un contraddittorio (noi siamo disponibili a venire, se ci chiamate!).
E poi, in occasione di qualunque atto pubblico legato alla campagna (banchetti, incontri…) organizzare conferenze stampa o fare comunicati stampa, perché i mass-media parlino di noi (anche qui, se sono cose che non hai mai fatto, noi siamo disponibili a darti suggerimenti per come muoversi).
Poi provare a contattare tutte le realtà che hanno a che fare in qualche modo con la campagna: in particolare le associazioni di tutela della vita nascente (in particolare i CAV – Centri di Aiuto alla Vita), i sindacati, l’Ordine dei Medici e quello dei Farmacisti… per provare a coinvolgere anche loro nella campagna.