PAPA: difendete la vita e la famiglia

Dal mondo

«Difendete la vita e la famiglia»


Ricevendo i vescovi di Lituania, Lettonia, ed Estonia il Papa ha sottolineato che una modernità senza autentici valori umani rischia la tirannia dell’instabilità e dello smarrimento…



La fragilità dei legami coniugali ed il secolarismo minacciano la società nei Paesi Baltici e la Chiesa ha un grande compito da svolgere per il progresso e la difesa della vita. Lo ha ribadito ieri Benedetto XVI, nel discorso rivolto ai vescovi di Lituania, Lettonia ed Estonia, ricevuti insieme al termine della loro visita «ad limina». «Accanto a nuclei familiari esemplari, ve ne sono sovente altri segnati purtroppo dalla fragilità dei legami coniugali, dalla piaga dell’aborto e dalla crisi demografica, dalla poca attenzione alla trasmissione di valori autentici ai figli, dalla precarietà del lavoro, dalla mobilità sociale che affievolisce i legami fra le generazioni, e da un crescente senso di smarrimento interiore dei giovani». Di fronte a questa analisi, Benedetto XVI ha proseguito sottolineando che «una modernità che non è radicata in autentici valori umani è destinata ad esser dominata dalla tirannia dell’instabilità e dello smarrimento». Per questo ogni comunità ecclesiale, «ricca della propria fede e sorretta dalla grazia di Dio», è chiamata «ad essere punto di riferimento e a dialogare con la società in cui è inserita». La Chiesa, «maestra di vita», ha spiegato ancora il Papa, «attinge dalla legge naturale e dalla Parola di Dio quei principi che indicano le basi irrinunciabili per edificare la famiglia secondo il disegno del Creatore».
I vescovi sono stati esortati inoltre a non mettere in secondo piano il carattere marcatamente civico di ogni azione a difesa della vita e della famiglia. «Non stancatevi di essere sempre coraggiosi difensori della vita e della famiglia; proseguite gli sforzi intrapresi per la formazione umana e religiosa dei fidanzati e delle giovani famiglie. È questa un’opera altamente meritoria, che spero sia apprezzata e sostenuta anche dalle istituzioni della società civile». Una società che porta ancora i segni, anzi le ferite dell’era comunista che «non sono del tutto rimarginate». A queste si aggiunge la crescente «influenza di un secolarismo che esalta i miraggi del consumismo e che fa dell’uomo la misura di se stesso». Una situazione sociale e culturale che «rende ancor più difficile la vostra azione pastorale, ma senza perdere la fiducia, proseguite instancabili nell’annunciare il Vangelo di Cristo, parola di salvezza per gli uomini di ogni tempo e di ogni cultura. Il Vangelo non mortifica la libertà dell’uomo e l’autentico progresso sociale; al contrario aiuta l’essere umano a realizzarsi pienamente e rinnova la società attraverso la dolce ed esigente legge dell’amore». Ai giovani in particolare va proposto «esplicitamente” l’ideale evangelico «senza compromessi», consapevoli che il Signore «non cessa di guardare con amore alla sua Chiesa e all’umanità».
Nel saluto rivolto al Papa, monsignor Sigitas Tamkevicius, Presidente della Conferenza episcopale lituana, ha sintetizzato la situazione del paese, che dei tre è l’unico a maggioranza cattolica. «Alla Chiesa in Lituania, anche in futuro spettano compiti difficili: essa non solo deve rendere più consapevoli i suoi membri, ma deve anche interagire con coloro che hanno una visione non corretta dell’annuncio salvifico di Cristo o ad esso sono indifferenti», ha osservato il presule, concludendo con l’invito al Papa a visitare il paese nel 2008 per i 400 anni dell’apparizione della Madonna a Šiluva. Parlando per la Chiesa della Lettonia, il cardinale Janis Pujats, arcivescovo di Riga, ha sottolineato che nel paese i cattolici rappresentano il 23 per cento della popolazione. Grazie all’impegno dei cristiani, la Costituzione del paese difende e tutela la famiglia, mentre tra i problemi da risolvere ci sono ancora quelli legati alla restituzione dei beni ecclesiastici e alla costruzione di nuove chiese.

Da Roma Fabrizio Mastrofini – da Avvenire.it