P. Jerzy: non ti dimenticheremo!

Dal mondo

Popieluszko
“Non si può uccidere la speranza”

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Il prossimo 19 ottobre verrà presentato al festival di Roma il film “Popieluszko”, sulla vita del “cappellano di Solidarnosc”, barbaramente ucciso il 19 ottobre 1984. Il film, che ha già riscosso un ampio successo in Polonia, verrà distribuito a fine mese nelle sale italiane.

Di seguito riportiamo una recensione del film ed una breve biografia del “Servo di Dio” P. Jerzy Popieluszko…

Il cappellano di Solidarnosc
Al Festival di Roma l\’Evento Speciale sarà Popieluszko: storia di un martire che ispirò Walesa e guidò la Polonia alla libertà
 
Il corpo di Padre Jerzy Popieluszko venne ritrovato il 30 ottobre 1984 nelle acque della Vistola. Aveva 37 anni ed era considerato da tutti il cappellano di Solidarnosc. Dimenticata per anni, la sua storia – che testimonia ad un tempo il sacrificio individuale per la verità, la dignitosa fermezza di un popolo vessato da anni di totalitarismo e il volto criminale del regime comunista polacco – riemerge precisa e tragica in Popieluszko, il film che sarà presentato come Evento Speciale al festival di Roma il prossimo 19 ottobre, esattamente 25 anni dopo il suo rapimento a Torun e la barbara uccisione per mano di tre funzionari dei servizi segreti (più un complice). E\’ allora che la vita di Padre Jerzy entra di diritto nella rosa delle biografie straordinarie del novecento, piccole onde che si allungano nelle paludi della storia come maremoti, travolgendo argini e regimi. La sua vicenda ricorda da vicino quella del nostro Padre Puglisi, l\’uno e l\’altro martiri della libertà contro la sopraffazione organizzata. Il film di Rafal Wieczynski – che sul "Servo di Dio" (titolo che la Chiesa cattolica assegna dopo la morte a persone che si sono distinte per «santità di vita» o «eroicità delle virtù») aveva già realizzato il documentario I vincitori non muoiono. Documento su padre Popieluszko, inedito in Italia – ripercorre passo dopo passo la vita del cappellano, dall\’infanzia nelle campagne di Okopy (dove Popieluszko, figlio di contadini, era nato nel 1947) al servizio militare obbligatorio presso l\’unità di Bartoszyce, riservata ai seminaristi, dal trasferimento a Varsavia sotto le cure spirituali di Padre Teofil Bocucki all\’attività pastorale in seno al neonato sindacato libero degli operai polacchi (Solidarnosc), con cui condivise speranze e scoramento, aneliti e lotte, divenendone alla fine simbolo di libertà e rettitudine. Troppo scomodo per il regime, che già nel 1981 aveva introdotto nel Paese la legge marziale e finito per praticare l\’eliminazione sistematica di tutti gli avversari: padre Jerzy non fu né il primo né l\’ultimo, ma era considerato tra i più pericolosi. "Senza per questo aver mai oltrepassato le sue competenze di sacerdote – sottolinea Padre Kazimierz Nycz, Arcivescovo di Varsavia – o aver ridotto la Chiesa e il suo messaggio a strumento di lotta politica. Il suo era davvero il vangelo dell\’amore, incentrato sulla salvaguardia della dignità umana. Infondeva coraggio ai fedeli, non sobillava rivoluzioni". Quasi mezzo milione di persone parteciparono al funerale di padre Jerzy il 3 novembre 1984, presso la chiesa di San Stanislao Kostka di Varsavia, dove il cappellano aveva operato dal 1980. Tra questi c\’era anche il regista del film, allora sedicenne: "A dispetto dei divieti – ricorda Rafal Wieczynski – mi assentai da scuola per partecipare alle esequie. Fu un\’esperienza nuova, di libertà e comunione. Tornando a casa, attraversando le strade di Varsavia, ricordo che pensai molto a Padre Jerzy. Mi chiedevo se sarei stato capace come lui di sacrificare la mia vita per la Verità. Mi appariva come un grande eroe, un extraterrestre. Oggi invece, che ho quasi la stessa età che aveva lui quando venne ucciso, vedo in Padre Jerzy un uomo come noi che, messo alla prova, fece le sue scelte con grande fatica". Il corpo di Popieluszko venne seppellito nel giardino della chiesa di San Stanislao. La sua tomba da allora è stata luogo di pellegrinaggio per 18 milioni di persone, ma qui a Varsavia ricordano soprattutto la visita di Giovanni Paolo II del 14 giugno 1987, e la commossa preghiera sulla sua lapide. Accanto alla Chiesa è nato una decina d\’anni fa anche un museo dedicato a Padre Jerzy, messo su da una delle più strette collaboratrici, Caterina Sobora. Il percorso del Museo è una sorta di Via Crucis nella vita del sacerdote e della Nazione, uno scrigno aperto di foto, filmati e oggetti personali a restituirci la tragica normalità degli eroi dinnanzi alle sciagure della storia. "Eppure le generazioni più giovani – sottolinea Wieczynski – non conoscono quelle lotte, non immaginano nemmeno cosa hanno significato per noi polacchi quei mutamenti radicali. Perciò desideravo che l\’avventura di questo testimone di Cristo, che combatteva senza violenza contro la falsità, diventasse anche per loro memoria condivisa: volevo che Popieluszko fosse la storia vera, e insieme romantica, delle radici di libertà di cui oggi gode tutta l\’Europa Centrale". Diversamente dal cinema politico di Wajda – che ha raccontato il regime e le lotte di Solidarnosc con L\’uomo di marmo (1977) e L\’uomo di ferro (Palma d\’oro a Cannes nel 1981) – e di Agnieszka Holland (che aveva già affrontato la vicenda del cappellano di Solidarnosc nel malriuscito Un prete da uccidere, con Christopher Lambert), Popieluszko di Wieczynski privilegia un approccio intimista nel tentativo di svelare "come un cammino spirituale diventi anche un percorso di liberazione politico e civile". La controparte comunista nel film non ha tentennamenti né dubbi, umanamente non esiste: "Nel mio Paese troppi film hanno speculato sui comunisti buoni e pentiti, elevandoli al rango di eroi. Io volevo fornire invece una rappresentazione astratta del regime, svelarne il meccanismo implacabile e oppressivo. Gli eroi erano altri. Erano i preti che sostenevano, sfamavano e curavano le sofferenze dei perseguitati, fino a morire per loro". "La figura di Popieluszko – racconta Adam Woronowicz, l\’attore che interpreta il cappellano nel film e che vanta con lui una somiglianza fisica impressionante – continua a interrogarmi e a mettere in discussione le mie qualità di padre, marito, amico. Spero che le domande che ancora oggi mi tormentano, nonostante abbia interpretato nel frattempo diversi altri ruoli, scuotano anche il pubblico in sala". Un auspicio che ha trovato finora riscontri positivi in Polonia, dove più di un milione di persone ha già visto il film. Il battesimo internazionale, come detto, sarà invece in Italia, al Festiva di Roma, dove la pellicola sarà accompagnata da Lech Walesa, leader di Solidarnosc, e Jozef Glemp, Primate di Varsavia, amico di Padre Jerzy e interprete del film nel ruolo di se stesso. Sempre in Italia Popieluszko sarà distribuito a fine ottobre da Rainieri Made srl, mentre la RAI ha già acquistato i diritti dei futuri passaggi televisivi. L\’attenzione del cinema e della cultura verso la figura di Padre Jerzy va di pari passo con il processo di beatificazione (per martirio) del presbitero, iniziato l\’8 febbraio 1997 e non ancora concluso. Nonostante la comunità internazionale abbia riconosciuto a Popieluszko un ruolo decisivo nei cambiamenti politici che interessarono la Polonia nella seconda metà degli anni \’80, il suo sacrificio non ha ancora ottenuto la giustizia dei tribunali: Grzegor Piotrowski, Adam Pietruszka, Leszek Pekala e Waldemar Chmielewski, esecutori materiali del delitto, non si sono mai pentiti e hanno già lasciato il carcere. Hanno cambiato nome, residenza e aspetto fisico. I mandanti invece – tra i quali figurerebbero gli alti apparati dello Stato (Jaruzelski nega però ogni coinvolgimento) e alcune spie russe di stanza in Polonia – restano ancora nell\’ombra.
di Gianluca Arnone
Libero News 12 ottobre 2009
 
 
Padre Jerzy Popieluszko (Polonia)
(1947 – 1984)
Il Servo di Dio Padre Jerzy Popieluszko nasce nella regione di Bialystok da genitori contadini. È un ragazzino molto religioso e solitario. Entra in seminario a Varsavia nel 1965. Durante il servizio militare (1966 – 1968) viene più volte punito per “atteggiamento ribelle”. È ordinato sacerdote nel 1972. Presta la sua opera in diverse chiese di Varsavia, fra cui la chiesa di sant’Anna, sede della pastorale accademica da cui ogni anno parte il pellegrinaggio a Czestochowa degli studenti universitari e centro di numerose attività dell’opposizione. Alla fine degli anni Settanta ha seri problemi di salute, per cui deve limitare i suoi impegni.
Nel giugno 1980 viene assegnato come sacerdote residente alla parrocchia di san Stanislao Kostka, sul cui territorio si trova la grande acciaieria “Huta Warszawa”. Il 28 agosto è inviato dal primate di Polonia, cardinal Stefan Wyszynski, dagli operai della Huta in sciopero che chiedono un sacerdote per dire la Messa: diventa così il cappellano di Solidarnosc della Huta. Dopo l’introduzione dello stato di guerra è uno degli organizzatori del Comitato del Primate di Aiuto ai Perseguitati e alle loro famiglie, che coordina i comitati locali e nel gennaio 1982 assiste al processo contro gli operai della Huta. Insieme al parroco della chiesa di san Stanislao Kostka organizza ogni mese una Messa per la Patria, che raccoglie migliaia di persone: operai, intellettuali, artisti, e anche persone lontane dalla fede. Nelle sue omelie chiede il ripristino delle libertà civili e di Solidarnosc. Svolge un’ampia opera di sostegno materiale e spirituale e si mantiene in stretto contatto con gli intellettuali dell’opposizione e con le strutture clandestine di Solidarnosc. Le autorità temono la sua influenza e si fanno sempre più frequenti le proteste alla Curia di Varsavia in cui lo si accusa di attività anti statale. Viene strettamente controllato dai Servizi di Sicurezza, anche con la collaborazione di agenti segreti, fra cui una sacerdote e almeno quattro laici che fanno parte del gruppo dei suoi più stretti collaboratori (come è emerso dai dossier dei Servizi di Sicurezza), ed è continuamente convocato dalla polizia. Durante le Messe per la Patria la chiesa viene spesso circondata da un cordone di automezzi della polizia e fanno la loro comparsa dei gruppi di provocatori. Il 14 dicembre 1982 ignoti gettano nella sua stanza un mattone con una carica esplosiva. Da quel momento gli operai della Huta Warszawa decidono di garantirgli una scorta giorno e notte. Nel maggio 1983 organizza i funerali di Grzegorz Przemyk, il figlio della poetessa Barbara Sadowska, esponente di spicco dell’opposizione, ucciso dalla polizia. Nel settembre 1983 padre Popielusko organizza per la prima volta un pellegrinaggio di operai a Czestochowa, divenuto una tradizione che resiste ancora, e nell’autunno organizza presso la sua chiesa un’università parrocchiale per gli operai.
Il 12 dicembre 1983 è convocato per un interrogatorio durante il quale viene fermato come indagato per “aver abusato della libertà di coscienza e di confessione, sia durante gli uffici religiosi, che nelle sue omelie”. Rischia 10 anni di carcere e solo l’intervento dell’arcivescovo di Varsavia presso il Ministro degli Interni lo riporta in libertà senza che si arrivi al processo. I servizi di sicurezza, comunque, continuano a tenerlo sotto controllo, e il Primate Glemp gli propone di andare a studiare a Roma, ma rifiuta. Il 1 maggio 1984 celebra la Messa per gli operai, durante la quale parla della dignità del lavoro e al termine della funzione la polizia chiude le strade attorno alla chiesa e attacca la folla degli operai con gli idranti. Nello stesso periodo i mass media conducono una feroce campagna denigratoria contro di lui, definito dal portavoce del governo: “un fanatico politico, un Savonarola dell’anticomunismo, mentre le sue Messe non sono altro che rappresentazioni intrise di odio”.
Il 13 ottobre 1984 tre ufficiali dei Servizi di Sicurezza cercano di provocare un incidente automobilistico mentre si trova sulla strada per Danzica. Il 19 ottobre, durante la recita serale del Rosario in una chiesa di Bydgoszcz, il sacerdote ripete ancora una volta: “Chiediamo di essere liberi dalla paura, dal terrore, ma soprattutto dal desiderio di vendetta. Dobbiamo vincere il male con il bene e mantenere intatta la nostra dignità di uomini, per questo non possiamo fare uso della violenza”. Mentre rientra a Varsavia viene rapito da quegli stessi tre ufficiali. Il suo autista, Waldemar Chrostowski, riesce a fuggire e racconta l’accaduto: immediatamente a Varsavia cominciano le veglie di preghiera in un clima di grande apprensione. Il 30 ottobre il suo corpo viene ritrovato nel lago di Wloclawek. L’autopsia rivela che prima di morire è stato torturato e seviziato. Il processo contro gli esecutori del delitto si svolge dal 27 dicembre 1984 al 7 febbraio 1985. Nonostante l’accusa chieda per due degli imputati la pena di morte, le condanne vanno da 25 a 14 anni di carcere, mentre i mandanti restano ignoti. Gli autori materiali torneranno presto in libertà a seguito di riduzioni della pena.
I funerali, che si svolgono il 3 novembre, a cui partecipano decine di migliaia di persone, si trasformano in una grande manifestazione popolare. La salma viene tumulata nel cortile della chiesa di san Stanislao Kostka e ben presto la sua tomba diviene meta di pellegrinaggi e di visite ufficiali di uomini politici stranieri. Si stima che in dieci anni sia stata visitata da 18 milioni di persone. L’8 febbraio 1997 è stato ufficialmente aperto il processo di beatificazione diocesano, che si è concluso quattro anni dopo. Il 3 maggio 2001 sono iniziati i lavori per il processo di canonizzazione.
 
 
Testi di Padre Popieluszko:Il cammino della mia croce. Messe a Varsavia,
Queriniana, Brescia, 1985
 
La mia vita per la verità. Diario, altri scritti, testimonianze,
Ed. M, Padova, 1988
 
Omelie per la Patria
La Nuova Agape, Forlì, 1985