Ospedali sicuri… per chi ama il brivido

Dal mondo

L’inchiesta de L’espresso. L’espianto clandestino di cornee. La decisione di dare una scorta armata ai cadaveri. La testimonianza-choc del direttore generale del Policlinico Umberto I di Roma. E ancora: le omissioni dei politici, i controlli mancati…

QUI RUBAVANO GLI OCCHI AI MORTI


Ma dopo queste «belle notizie», dopo la morte provocata di Welby e dopo aver ascoltato le storie dei medici «misericordiosi» che praticano la «dolce morte», come possiamo stare tranquilli se ci toccasse di doverci far curare?…

Il lenzuolo copre il volto dell’ultimo paziente andato all’altro mondo. Dietro di lui, un portantino spinge senza più fretta la lettiga. Accanto a loro, cammina un vigilante armato con la pistola nella fondina. Al Policlinico Inferno di Roma anche la gente comune a volte è trattata da Vip. Prima però bisogna morire. Perché qui l’ultimo percorso i morti lo fanno con la scorta al seguito. Succede ogni volta che un malato o un ferito o un neonato se ne va dalla porta sbagliata. I cadaveri vengono sorvegliati come fossero statue d’oro. Per evitare che qualcuno li porti nei sotterranei dell’ospedale e rubi i loro occhi. Bastano un oculista senza scrupoli e pochi minuti per espiantare le cornee. Due protesi di vetro e palpebre abbassate possono mascherare la profanazione. Al massimo, c’è sempre la scusa per i parenti dell’autopsia necessaria. Così, un anno fa, la direzione dell’Umberto I ha dovuto ingaggiare le scorte armate. L’ennesimo esempio, il più spietato dopo l’inchiesta de ‘L’espresso‘ sul numero scorso, di un’Italia da buttare e votata al malaffare. E una grana in più sulla scrivania di Ubaldo Montaguti, 59 anni, bolognese, dal primo agosto 2005 direttore generale dell’ospedale tra i più grandi d’Europa, che dal suo ufficio ammette il degrado, la sporcizia, la battaglia contro il rischio di infezioni, la politica vigliacca che distrae i finanziamenti e le sue proteste che, dice, sono rimaste senza ascolto.
Direttore, come avete saputo del furto di cornee?
“Dalla Procura ci è arrivata una indicazione riservata di stare molto attenti perché qualche rischio che si verificassero eventi di questo tipo c’era”.
Quando avete avuto la segnalazione?
“Circa un anno fa. Non ci sono stati rivelati dettagli. Visto che le salme sono sotto la nostra giurisdizione fino alla partenza del corteo funebre, noi abbiamo l’obbligo di stare particolarmente attenti. Anche se non ci saremmo aspettati di dover affrontare questo tipo di problemi”.
Cosa avete fatto dopo la comunicazione della Procura?
“Intanto abbiamo cercato di mettere una guardia armata del nostro servizio di vigilanza per accompagnare le salme quando vanno portate dal reparto alla camera mortuaria. Questo è il tragitto più rischioso rispetto a possibili manomissioni della salma”.
Avete avuto altre segnalazioni?
“Sì, abbiamo messo la vigilanza anche perché abbiamo avuto segnalazioni di altre cose molto meno gravi, anche se del tutto inaccettabili. Tipo la sottrazione di beni o indumenti ai cadaveri. Per cui siamo stati costretti a provvedere”.
Quali organi possono essere espiantati in modo approssimativo, poiché probabilmente queste operazioni non avvengono in sala operatoria?
“Da medico posso dire che l’organo più facilmente asportabile e in maggior sicurezza è la cornea. È difficile poter intervenire su altri organi perché a distanza dal decesso, solo la cornea può ancora conservare una trapiantabilità adeguata”.
Oltre alle scorte armate, avete preso altri provvedimenti?
“Non per questo motivo, ma dato che avevamo problemi per inadempienze contrattuali e per le cattive condizioni ambientali della camera mortuaria, abbiamo deciso di rescindere il contratto con la società esterna e arrangiarci da soli facendo riferimento alla camera mortuaria dell’Istituto di medicina legale in attesa di ristrutturare la nostra, che al momento è chiusa”.
Gli espianti sarebbero avvenuti nei corridoi sotterranei?
“Non è necessario molto spazio, basta togliere l’occhio e mettere una protesi. Credo che se qualche cosa si è verificato, è avvenuto durante il percorso. È difficile nella camera mortuaria, in cui sono presenti più persone. Non di notte, certo, ma di notte le salme vengono messe praticamente in cassaforte. È atroce la malattia, ancora più atroce è pensare che qualcosa venga fatto a danno dei defunti”.
Chi trasporta le salme fino all’Istituto di medicina legale?
“Il servizio è ora assicurato da nostro personale, acquisito appositamente. Non è più in mani estranee. Dal reparto la salma viene scortata fino all’auto. E in auto il personale interno dell’ospedale la porta fino all’istituto di Medicina legale”.
Chi potrebbe aver fatto gli espianti?
“Se si tratta dell’asportazione della cornea è assolutamente necessario un oculista, cioè uno che se ne intende. Se si tratta di scucchiaiare l’occhio e sostituirlo con una protesi, basta personale meno importante. Però il rischio che poi non vengano osservate certe misure per conservare gli organi è alto”.
A cosa sarebbero serviti questi occhi rubati?
“Penso a trapianti di cornea”.
Quindi ci sarebbero équipe complici da qualche parte in Italia che fanno il trapianto.
“Se non ci fosse qualcuno che compra non ci sarebbe neanche il commercio”.
Avete sentore di personale sanitario interno o esterno?
“No, nessuno ci ha mai detto di badare al personale interno. È sempre stato un discorso rivolto all’esterno”.
Quindi personale esterno che si intrometteva nell’ospedale?
“Esatto. Io penso di sì. Ribadisco, non ho altri elementi”.
A parte il furto di cornee, dopo l’inchiesta de ‘L’espresso’ lei ha detto pubblicamente che sapevate di situazioni anche più gravi di quelle documentate. Quali?
“I trasudamenti di feci, le feci che colano dai muri. Lei non le ha viste”.
I muri non li ho annusati, per la verità. Lei ha parlato anche di vostre fotografie: chi le ha viste?
“Le foto sulle feci le ho fatte vedere al sindaco Veltroni, al presidente della Regione Marrazzo, all’assessore regionale della Sanità Battaglia. E quelle feci sono più pericolose di tutto il resto”.
E cosa ha fatto la direzione del Policlinico per denunciare questo pericolo?
“Abbiamo parlato con tutti quanti e presentato i progetti di ristrutturazione già un anno fa. Io ero arrivato da cinque o sei mesi. Abbiamo mostrato queste cose alle istituzioni di riferimento. Forse le mie fotografie e le mie parole non sono state altrettanto convincenti come quelle pubblicate da ‘L’espresso‘. Prima di Natale, io in persona ho fatto un tour di tutti i ministeri per riuscire a convincerli che non possiamo andare avanti in queste condizioni”.
Chi ha incontrato?
“Sono andato da Micheli che è il sottosegretario di Prodi. Sono andato dal senatore Mazzucchelli che è sottosegretario del ministro della Salute, Livia Turco. Ho fatto informare il ministro Padoa-Schioppa e ho parlato con il suo capo di gabinetto. Abbiamo parlato con il capo di gabinetto del ministro dell’Università Mussi. Anche l’assessore Battaglia ha sollecitato l’attenzione di tutti. Io ho parlato con Veltroni il quale, anche lui ne sono sicuro, ha preso contatti con altri ministeri. Dal 2003 una legge dello Stato prevede che il Demanio trasferisca la proprietà dei policlinici all’Università la quale avrebbe ceduto la gestione della struttura all’azienda ospedaliera. Ma il demanio non ha ancora consegnato la proprietà del nostro Policlinico. Così io non riesco a utilizzare gli strumenti finanziari, come le forme di leasing sui lavori pubblici, perché non ho il diritto di superficie. Questo abbiamo cercato di smuovere. Le dico un’altra cosa”.
Prego.
“Se voi vedeste i denari che sono stati spesi in questo ospedale per ricoprire in boiserie di legno pregiato gli studi dei vari primari. Ne abbiamo inaugurato uno ai primi di novembre da un milione e mezzo di euro con un dispendio di parquet, legni aromatici, eccetera. Lavori eseguiti e pagati dal ministero dei Lavori pubblici il quale ha sempre fatto queste cose. E non ha mai svolto, nonostante le richieste, interventi di manutenzione importanti. Bisognerebbe chiedere al ministero dei Lavori pubblici quanti denari hanno speso per queste cose”.
Nel nuovo dipartimento di Clinica e terapia medica applicata fondato e diretto dal professor Antonino Musca, da poco in pensione, una targa in ottone loda l’ingegner Angelo Balducci, dirigente generale del ministero delle Infrastrutture ‘per la generosa concessione del finanziamento della progettazione e della esecuzione di questa struttura istituita quale sede dei laboratori di ricerca’. Quasi fosse una donazione privata. Dottor Montaguti, si riferisce a episodi come questi?
“Io non faccio nomi di nessuno. I primari fanno la loro gara al prestigio. Il problema è chi, al ministero, glielo concede. La mia personale ipotesi è che se noi continuiamo a pensare di dover gestire l’ospedale tenendo conto dell’impatto che esercita il potere accademico dell’Università sull’ospedale, non ce la caviamo più. Ogni barone, ogni professore universitario ritiene di essere al centro del mondo. Ma nella sanità vige la regola assolutamente dimostrata dell’interdipendenza nell’organizzazione, della collegialità. Il personale per me è tutto uguale. La regola delle elezioni accademiche, dei rapporti di forza tra componenti di professori, rende tutto più difficile”.
Quanto è l’ammontare complessivo degli stanziamenti?
“È una cifra che ho sentito dire, ma io ancora non c’ero. Nel giro di cinque anni sono stati stanziati 300 milioni di euro o 300 miliardi di lire, comunque una grossa cifra. E di questi soldi statali, per attività di manutenzione ordinaria e straordinaria sono arrivate poche lire”.
Dice che dei soldi stanziati non è arrivato quasi nulla?
“No, niente”.
Cioè ci sono soldi che partono dal ministero dei Lavori pubblici e qui non arrivano?
“Oppure arrivano, ma su cose veramente di scarsa rilevanza come le boiserie. Rilevanza sul piano della sicurezza dei pazienti, intendo. Io non ho la mania di fare il commissario Basettoni. Anzi, ho anche cercato di nascondere cose che non condividevo. Perché a me non piace sollevare polveroni. Nell’ospedale sono state costruite aree bellissime, aree direzionali, cose di questo genere e si è dato preferenza a quello. Il provveditorato dei Lavori pubblici cinque anni fa ha avuto 3 milioni e mezzo di euro per fare la nuova terapia intensiva post operatoria di Cardiochirurgia. Sono cinque anni che di questi denari non è arrivato niente. Se li avessero dati a me, l’avrei fatta tre volte la terapia intensiva post operatoria. Così quello è un reparto pregiato abbandonato a se stesso, in cui ci son solo delle mezze macerie. Ci sono i barboni che di notte vanno a dormirci. Ma adesso l’abbiamo chiuso e spero non ci vadano più”.
Lo Stato ripiana puntualmente i conti dell’altro Policlinico, il Gemelli dell’Università Cattolica. Ma a voi non arrivano nemmeno gli stanziamenti…
“Il Policlinico Gemelli è l’ospedale del papa. Non so se questo vuol dire qualcosa. Che so, tutte le volte che il papa va a visitare il Bambin Gesù, dallo Stato arrivano 50 milioni di euro. Adesso speriamo che anche da noi succedano queste cose”.
In attesa dei soldi per la ristrutturazione, però, basterebbe controllare meglio le pulizie, l’igiene ed evitare la promiscuità tra immondizia e pazienti. Perché nessuno l’ha fatto?
“Io penso che sia un problema di priorità. I controlli sono una funzione debole nell’ospedale. È un lavoro noioso, non stimolante. Per cui coloro che dovrebbero fare i controlli vengono assorbiti prevalentemente dai problemi contingenti”.
Qualche esempio?
“Il 40 per cento dei bagni di questo ospedale ha il water senza tavoletta, che per me è la cosa più schifosa che possa esistere”.
Non li ripara nessuno?
“Sì, sostituiscono le tavolette e spariscono. Altro esempio, la mancanza di personale nei reparti: un terzo è preso da cooperative esterne. È perfino difficile imporre comportamenti rigorosi sul piano delle pulizie. Vedo che vengono fatte spazzando, quindi a secco. Mentre in ospedale la pulitura a secco non va fatta. La polvere si solleva dai pavimenti e vola nell’aria”.
Basterebbe multare i fornitori o rifare le gare d’appalto.
“Prima di tutto dovremmo avere un gruppo ispettivo in incognito. Vestito da personale, irriconoscibile, che va in giro e riesce a fare repressione. Non è possibile, chi lavora qui è riconosciuto. Per questo, dopo la vostra inchiesta, preferisco sensibilizzare il personale all’autocontrollo: rispetto della persona, rispetto della cosa pubblica e sicurezza”.
Lei è conosciuto come allievo di Mario Zanetti, accademico bolognese e massone. Professionalmente è cresciuto in Emilia Romagna. Come mai Luigi Frati, potente preside di Medicina a Roma, ha scelto lei al Policlinico?
“Io non sono massone. Ero direttore generale a Ferrara. Frati aveva bisogno, uso le sue parole, di una persona particolarmente competente”.
Lei ha annunciato di aver ridotto il deficit del Policlinico nel 2006 del 25 per cento, portandolo a 110 milioni di euro. Le condizioni dell’ospedale però lei stesso le ha denunciate a vari ministeri. Come mai il rettore dell’Università la Sapienza le ha appena riconosciuto un incentivo sugli obiettivi di 62 mila euro?
“Io prendo come il direttore generale di Tor Vergata, 207 mila euro lordi l’anno. Mia moglie, medico di direzione sanitaria, come consulente del Policlinico per il controllo della gestione dell’ospedale guadagna 107 mila euro lordi. Per questo incarico ci siamo trasferiti apposta da Bologna. Lavoro con lei dal 1974 e si sapeva che chi compera Montaguti compera anche Daniela Celin. Il mio contratto prevede la possibilità di un incentivo del 30 per cento sullo stipendio ogni sei mesi. Ho rinunciato ai primi due incentivi. Dopo 17 mesi di incarico ho presentato una relazione all’organo di indirizzo e i componenti, tra cui il preside di Medicina Luigi Frati, il professor Mirabelli ex vicepresidente della Corte Costituzionale, il professor Baravelli della Bocconi, hanno stabilito che ho raggiunto obiettivi assolutamente adeguati per il periodo a cui si riferiscono”.
Secondo lei è un giusto compenso?
“Io l’ho anche chiesto al rettore della Sapienza, Renato Guarini, se riteneva che avessi raggiunto gli obiettivi. Lui ha detto di sì”.


di Fabrizio Gatti
L’espresso 11 gennaio 2007


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