ONU, Denatalità come via al benessere

Vita: politiche di bioetica

Quando scrisse il suo 1984, George Orwell aveva di mira l’Urss di Stalin: le statistiche trionfali e false sulla produzione economica, l’euforia obbligatoria della propaganda, la “neolingua” burocratica inventata apposta per celare la verità e impedire il pensiero critico (“psico-reato”).

Con moderato stupore, troviamo accenti orwelliani nel Rapporto sulla Demografia Mondiale che l’Unfpa, l’organo dell’Onu sulla Popolazione, ha stilato a dieci anni dalla Conferenza del Cairo su “Popolazione e Sviluppo”. Al Cairo, nel 1994, avvenne la rivolta dei Paesi poveri del mondo contro le politiche denatalistiche imposte dall’Onu e dalle sue agenzie in cambio degli aiuti allo sviluppo. Nella neolingua del Rapporto, l’evento viene reinterpretato così: “Dieci anni fa al Cairo, 179 Paesi hanno adottato un piano per adeguare la popolazione del mondo con le risorse mondiali”. Come accadeva ai Piani quinquennali di Stalin, anche il piano dell’Unfpa avanza di successo in successo: “La qualità dei programmi di pianificazione familiare è migliorata, la maternità senza rischi è più diffusa, e la lotta contro l’Aids è intensificata”. Anche a Mosca, nella carestia del 1936, lo slogan più ripetuto dal Partito suonava: “Compagni, la vita diventa ogni giorno più facile e felice”. Ma la neolingua dell’Onu ha una carica buonista in più. Ciò per cui combatte il Benefattore globale è “la salute riproduttiva”. Esso loda le numerose Ong “sempre più attive nel fornire servizi di salute riproduttiva” ai poveri. Commovente. Ma la riga seguente ci spiega cosa sono i “servizi sanitari riproduttivi”. Infatti “l’uso della contraccezione moderna è cresciuto dal 55 per cento delle coppie nel 1994 al 61 per cento oggi”. Insomma dietro gli eufemismi della neolingua, la sollecitudine per la povertà e l’ansia per la salute delle donne trapelano la solita politica dell’Onu: fate meno figli, voi miserabili. Non basta. Il Rapporto assicura: “I Paesi in sviluppo che hanno ridotto la fertilità e la mortalità […] godono di una produttività più alta, più risparmio e più investimenti”. È l’immutata ideologia ufficiale, malthusiana, che l’Onu pratica da mezzo secolo: la denatalità come via al benessere. Si tratta di un errore scientifico, smentito da decenni dall’Ined di Parigi, il miglior istituto di demografia nel mondo. I demografi graditi all’Onu (ossia anglo-americani) hanno teorizzato il passaggio da una demografia “pre-moderna”, dove l’alta natalità compensava l’alta mortalità, ad una demografia “post-industriale”, dove l’abbassamento della mortalità (grazie ai migliori sistemi sanitari) doveva essere compensato da una decisa riduzione della natalità. Bisognava promuovere attivamente politiche denatalistiche, fino a raggiungere la stabilità demografica post-moderna: pochi nati e pochi morti. In realtà, tali politiche hanno provocato un disastro non previsto dai malthusiani, ma additato dall’Ined: l’invecchiamento della popolazione, con il peso crescente dei costi dei vecchi e la conseguente stagnazione economica. È il problema dei Paesi sviluppati (Italia compresa), ed ora minaccia anche la Cina. Il rapporto Onu non vi dedica una sola riga. L’ideologia prima della realtà. Compagni, con la pillola la vita diventa ogni giorno più facile e felice.


Maurizio Blondet
(C) Avvenire 16/09/2004