OMOSESSUALISMO: nuova ondata di propaganda nei mass-media

Mass media

 (Corrispondenza romana) Alla crescente offensiva europea per la legalizzazione delle “coppie di fatto”, anche omosessuali, non poteva mancare l’appoggio di una nuova ondata di trasmissioni televisive e di film. A partire da dicembre, in prima serata, “La 7” lancia la trasmissione I fantastici cinque. Essa non è altro che l’imitazione italiana del programma statunitense Queer eye for the straight guy: cinque noti omosessuali, guru dell’immagine, fanno a gara per trasformare un eterosessuale retrivo e imbranato in un polisessuale aperto e disinvolto. “Italia 1” manda in onda Cronache marziane, programma ispirato ad un format spagnolo che descrive direttamente il mondo omosessuale. Il suo conduttore Fabio Canino ha l’ambizione di sdoganare i temi omosessuali dai programmi riservati a pochi per lanciarli nella tv generalista. Il satellitare “Canale Jimmy” ha iniziato le trasmissioni della fiction Metrosexuality, che si presenta come “una storia multirazziale, multiculturale e multisessuale”. Lo stesso canale, dal 14 ottobre, sta trasmettendo in seconda serata The L.-World; si tratta di una vicenda erotica in cui l’attrice Jennifer Beals interpreta il ruolo di Bette Porter, donna in carriera ambiziosa, bella e lesbica; secondo la stampa, si tratta della prima serie televisiva dedicata al “mondo lesbico”. Sul canale satellitare “Fox Life” va già in onda La sottile linea rosa, programma in cui alcune ragazze, desiderose di trovare marito, vengono aiutate da un gruppo di esperti omosessuali guidato dal noto stilista Stefano Gabbana. Il messaggio della trasmissione è chiaro: come afferma Francesca Canetta, autrice del programma, “sono i gay a capire e ad esaudire meglio le esigenze delle donne” (cfr. Panorama, 21 ottobre 2004). Sulla stessa emittente va in onda Will e Grace, un serial americano che racconta i rapporti fra due vicini di casa, una donna e un uomo, mediati da un omosessuale.

      Più ambiziosa è l’iniziativa di “Pink TV”, rete francese che mira a diventare la prima gay-tv d’Europa. Si tratta di un canale a pagamento che verrà lanciato da azionisti di grosso calibro come “TF1”, “Canal+” e “M6”. Per rassicurare i benpensanti, questa rete verrà condotta, per quanto riguarda l’informazione, da personaggi noti e dall’apparenza normale ma conterrà anche settori dedicati specificamente al mondo omosessuale, compresi film pornografici dell’ambiente. “Pink TV” mira a realizzare una rete “culturale, aperta e spiazzante” capace di “integrare l’omosessualità nella società” (Il Manifesto, 27 ottobre 2004).

      Questa ondata di programmi espliciti è stata preparata da altre trasmissioni, mandate in onda spesso in prima serata in quanto ritenute più “morbide”, nelle quali però già erano stati inseriti personaggi o situazioni che insinuavano il valore positivo della omosessualità.

      A questo panorama aggiungiamo che il cinema non è da meno della tv. Basti qui ricordare l’ultimo film del solito Pedro Almodòvar, La mala educaciòn. Col pretesto di denunciare la formazione sessualmente repressiva e le tendenze pedofile di un ipotetico collegio religioso spagnolo, la pellicola finisce col propagandare l’omosessualità, il travestitismo e il transessualismo, peraltro senza nemmeno condannare la pedofilia in quanto, come ha detto lo stesso regista, “questo film non fa distinzione tra bene e male, giacché ognuno ha la sua morale e nessuno ha il diritto di giudicare quella altrui in base alla propria”.

      Questa apparente neutralità si rivela ben presto però solo una trovata di comodo per sfuggire alla condanna morale; poco dopo infatti Almodòvar si smaschera e rivela le proprie convinzioni precisando che i suoi personaggi, “quanto peggiori sono, quanto più brutali e orribili sono le situazioni in cui vivono, tanto più mi piacciono. Volevo indagare sulla oscurità del cuore, quella di chi, scegliendo il male, ha il coraggio di viverlo liberamente”; come se la scelta del male fosse coraggiosa, mentre magari quella del bene fosse codarda! Qui il regista dimostra di saper distinguere tra bene e male, solo che sceglie il secondo, pretendendo anche di essere elogiato.

      In Italia sta per essere proiettato Benedetto, Rado e Stella Palcic: una pellicola di Gianni Cavina ed Alessandro Benvenuti, che racconta di una coppia di conviventi omosessuali che desidera adottare un figlio e che, pur di ottenerlo, non esita ad aggirare la legge mettendosi nei guai. Anche qui il messaggio è chiaro: perché non permettere alle coppie omosessuali di adottare legalmente un minorenne, evitandole tante traversie? Anche l’ultimo film di Spike Lee, Lei mi odia, contiene un messaggio contro la “famiglia patriarcale” e in favore del riconoscimento delle coppie omosessuali. È inoltre in lavorazione un film spagnolo dedicato appositamente al “matrimonio” omosessuale, rilanciato dal governo Zapatero. Si tratta di Reinas, del regista Manuel Gomez Pereira, prodotto dalla Warner e distribuito dalla Lucky Red, recitato da attori famosi.
      Quanto alla propaganda omosessualista nel campo dell’editoria, essa è meno invadente ma quasi altrettanto capillare. Basti ricordare che recentemente la Einaudi ha pubblicato in libro, intitolato Matrimoni, in cui dieci coppie omosessuali raccontano le loro storie di vita quotidiana di coppia. (CR http://www.viewsfromrome.org/  880/01 del 27/11/04)