Nuovi progressi con le staminali adulte

Vita: politiche di bioetica


Di Marina Corradi  – (C) Avvenire 18/03/2005
Tratto da www.avvenire.it


Recentissime acquisizioni scientifiche aprono nel lungo termine prospettive terapeutiche che non hanno bisogno della distruzione di embrioni. «Ma l’informazione trascura tutte le scoperte che vanno in questa direzione»


«Si è capito il modo in cui il gene Pax3 può mantenere le staminali allo stato indifferenziato, fornendone riserva»«Nel liquido amniotico, a fine gravidanza, vi sono cellule pluripotenti, con alta capacità di differenziazione»

È appena tornato dalla Germania, il genetista Bruno Dallapiccola, e non trattiene l’entusiasmo per i giorni di convegno della Società genetica tedesca, snodo della più avanzata ricerca occidentale sulle cellule staminali. «Mi ha colpito soprattutto – dice il professore – il lavoro di un gruppo di ricercatori di Vienna, che ha dimostrato come nel liquido amniotico, al termine della gravidanza, siano presenti cellule staminali embrionali pluripotenti. Cellule, cioè, con una capacità ancora molto alta di differenziazione, e portatrici di marcatori neuronali tali da renderle potenzialmente neurogenetiche, cioè produttrici di tessuti nervosi».


Dunque, nel liquido amniotico vi sarebbe una possibile risorsa di cellule staminali utilizzabili contro le malattie neurologiche, simili a quelle ottenibili forse un giorno dall’embrione?
Esatto. Ma l’altra novità, non minore, pubblicata anche su Nature (24 febbraio), riguarda un gene, il Pax3. Esso regola lo sviluppo della staminale adulta. Diciamo che è stato scoperto il modo in cui il gene Pax3 può mantenere la cellula staminale allo stato indifferenziato, quello cioè in cui è in grado di svilupparsi in ogni direzione. La grandissima utilità di questa sorta di “stand by” sta nella possibilità di costituire delle riserve di staminali, destinabili poi secondo le necessità. Una sorta di “materia prima” da stoccare per darle un giorno forma definita.


Altre ragioni di speranza nelle staminali adulte?
L’estrazione delle staminali dal cordone ombelicale. Oggi che queste cellule sono amplificabili in vitro dopo la sperimentazione svolta a Pavia, questa è diventata un’autentica “banca” di staminali per l’individuo, per tutta la vita.


Lei privilegia la ricerca sulle staminali adulte, mentre uno dei temi più forti della campagna dei promotori del referendum è la “necessità” della ricerca sugli embrioni per ottenere staminali embrionali, indispensabili per vincere l’Alzheimer o il Parkinson.
Questa è propaganda. In realtà, le staminali adulte hanno 30 anni di ricerca alle spalle; si sa con certezza che hanno la facoltà di ricostruire midollo, muscolo cardiaco e pelle. Esiste una logica nella biologia: se in tutti gli organi queste cellule sono selezionate e presenti, vuol dire che hanno un vantaggio selettivo, cioè che qualche ragione funzionale ne giustifica la sopravvivenza. Non possiamo affermare lo stesso invece delle staminali embrionali, la cui stabilità e plasticità è tutta da verificare. Ora, che in presenza di una ricerca molto più avanzata si debbano invece sacrificare gli embrioni per ricerche dagli esiti assolutamente incerti, appare almeno discutibile.


Che cos’è un embrione secondo lei, professore?
È, fin dall’unione dei gameti, il portatore di un programma biologico unico e irripetibile. Non è una questione di fede, ma di biologia. E non c’entra, come ho sentito vergognosamente affermare da Giovanni Sartori a “Otto e mezzo”, se ha o no il cervello funzionante – allora gli handicappati e i malati di Alzheimer non sarebbero degni di vivere. Con i fondamenti biologici del medico dunque, e non del politologo, mi permetto di dire che l’embrione è quel programma biologico unico, che prosegue per tutta la vita dell’uomo che nascerà.


Il 75% degli italiani però, secondo un sondaggio del Sole 24 Ore, ritiene «utile usare embrioni umani nel tentativo di curare malattie come l’Alzheimer».
Bisogna vedere come sono formulate le domande. Se dici semplicemente alla gente: volete che si curino le più gravi malattie della vecchiaia, diranno quasi tutti di sì. Se però spieghi che la strada delle staminali embrionali è a tutt’oggi utopistica, e che piuttosto è più prossima quella delle staminali adulte, per le quali già si parla di prospettive di trials – secondo il professor Angelo Vescovi – su tessuti nervosi, quelle stesse persone cambieranno idea.


Il 52,4% di coloro che rispondono al sondaggio dice però che «non sa cosa siano le biotecnologie in campo medico». Su una batteria di domande, un terzo dà 1 risposta esatta su 5, e l’11% nemmeno una.
Il che conferma un mio piccolo test. Durante i week end a Ferrara ho provato, fra amici con tanto di laurea, a verificare cosa sanno di staminali, eterologa, diagnosi preimpianto. Niente, zero o quasi, non uno che avesse un’idea chiara. Questo è il motivo per cui io ho aderito al Comitato per l’astensione, e ritengo giusto non votare al referendum. Non si può chiedere al cittadino di esprimere un voto competente su temi di questa complessità. Andrà a votare guidato da sentimenti politici, senza capire quello che va veramente a decidere. Non si tratta di dare dell’ignorante all’italiano medio, ma di riconoscere che il referendum è uno strumento inappropriato, nella rudimentalità dei suoi quesiti, per ridisegnare una legge delicata come quella sulla procreazione assistita.


Alcuni giornali riferiscono di esodi di coppie sterili all’estero – benché nessuno abbia cifre dimostrate.
Ho letto anch’io di dottoresse operanti in centri che hanno perso qualche cliente, che si lamentano: «Adesso le pazienti vanno in Croazia, senza garanzie sanitarie». Perché, in Italia, in tanti centri, prima della legge, che garanzie c’erano? La legge 40 è stata fatta anche per fermare abusi e sfruttamenti ai danni delle coppie. È stata fatta per regolamentare i problemi della sterilità, e non quelli della ereditarietà: la confusione fatta in questo senso è impropria. È stata fatta per non creare altri embrioni sovrannumerari oltre ai 30 mila esistenti, e per impedire la donazione eterologa, nel momento in cui anche la Gran Bretagna rimuove l’anonimato e restituisce ai figli il diritto di conoscere il nome del padre. Ma tutto questo i giornali non lo dicono.


Perché non dicono delle prospettive della ricerca sulle staminali adulte? Come mai questa preferenza per le embrionali?
È una battaglia ideologica, e economica . La terapia genica, su cui si era tanto fatto affidamento, non sta mantenendo le aspettative: resterà comunque un fatto elitario, e bisognoso di adattamento a ciascun paziente. La grande prospettiva ora è la terapia cellulare, cioè derivata da staminali. Se queste fossero embrionali, però, lo spazio per il brevetto delle tecniche di applicazione terapeutica sarebbe in buona parte ancora vergine, con grandi possibilità di guadagno.


Così dice un grande genetista, vox clamans in deserto insieme al professor Angelo Vescovi e a pochi altri studiosi italiani. Sui giornali invece raccontano: volete curare l’Alzheimer? O con gli embrioni, o niente.