Nostri massacri quotidiani

Politiche per la donna

LA LEGGE NON FERMERÀ IL MASSACRO DELLE DONNE


D’estate la violenza fa più notizia, ma stupri e assassini sono un fenomeno costante della nostra società. La politica tenta di rimediare a colpi di direttive, ma mancano i maestri…


di ANTONIO SOCCI

Appena la calura estiva ha spazzato via la politica e le altre scemenze che hanno sostituito la realtà con i reality, sulle pagine dei giornali appare orrida la nostra nuda umanità. E specialmente – dobbiamo dirlo – la violenza bestiale di noi maschi. Anche negli ultimi dieci giorni è stata una mattanza quotidiana, dal Trentino alla Sicilia, esercitata nei modi più “fantasiosi”: c’è quello che sgozza per strada la sua ex e quello che gli spara e la uccide (ferendo il bambino). C’è quello che l’accoltella, quello che la fa abortire a furia di pugni e calci, quello che picchia a sangue la convivente, l’altro che ferisce la fidanzata quindicenne incinta. Penserete che l’affollamento di crimini sia solo casuale e la loro evidenza sia dovuta solo alla carenza estiva di altre notizie. Nient’affatto. La macellazione è quotidiana: si calcola un uxoricidio ogni tre giorni in Italia (cento all’anno). La realtà è così tutto l’anno, solo che negli altri mesi non se ne parla, non si guarda in faccia la verità, la si censura e fingiamo che le notizie importanti siano le dichiarazioni dei politici, le idiozie dei vip o il gossip su tante nullità. Non vogliamo vedere l’evidenza: la natura violenta del nostro essere maschi. Che deriverà in parte da un’aggressività genetica, ma molto più è dovuta al clima in cui cresciamo e siamo (non) educati. E alla nostra personale (ir)responsabilità. A un fondo oscuro di bestialità, di Male, che sta nascosto nel profondo e che in certe situazioni scateniamo come una belva. Secondo le statistiche, un bambino italiano vede in media in televisione 8 mila omicidi (ottomila!) e 100 mila atti di violenza (centomila!) prima di aver terminato la scuola elementare. Come se fosse normale. Come se questa anestetizzazione all’assassinio e al sangue fosse senza conseguenze. Ma tutti se ne fregano. E così ci teniamo una società dove la violenza è abituale, endemica, dilagante. E – bisogna ripeterlo – è soprattutto violenza maschile. Non perché le donne siano tutte sante e martiri, ma semplicemente perché non sono violente e sanguinarie come i maschi. Sono tendenzialmente le loro vittime. Se non bastasse l’assassinio, la furia bestiale maschile sa far notizia anche in altri modi: innanzitutto con le violenze e gli stupri. In questi giorni si è scritto di donne violentate addirittura in un ospedale (vedremo ciò che dirà il magistrato). Altri due titoli: “Giovane abusa di un’anziana mentre va in spiaggia”; oppure: “Violenta un bambino: era appena stato scarcerato per abusi”. Le dimensioni del fenomeno sono mostruose. Dal recente Rapporto del Ministero degli Interni, per la verità un po’ confuso e contraddittorio, estraiamo qualche dato.


I NUMERI


Nell’anno 2006 hanno subito violenza in Italia 1 milione e 150 mila donne. Sembra già una cifra colossale, che fa ammutolire. Ma sentite quest’altra. Le donne tra i 16 e i 70 anni che hanno subito almeno una violenza fisica o sessuale nel corso della vita sono 6 milioni 743 mila. Molte hanno subito violenze nei periodi di gravidanza. Inoltre 1 milione e 400 mila donne hanno subìto violenza sessuale e fisica prima dei 16 anni in famiglia. Sono cifre agghiaccianti. Ma vista la bassissima percentuale di denunce (il 4 per cento), c’è da temere che la piaga sia ancora più grande (del resto la percentuale di condanne è scoraggiante). Andiamo avanti. La violenza psicologica ha colpito più di 7 milioni e 134 mila donne nel corso della vita. E non si tratta di una forma di violenza secondaria, perché spesso comporta umiliazioni degradanti, minacce, limitazione della libertà, isolamento, costrizione grave che, per esempio, può indurre a fare scelte non volute (come un matrimonio o un aborto, che altrimenti non sarebbero stati fatti) o a lasciare gli studi o il lavoro. Si potrebbe continuare, ma fermiamoci a un solo dato. Che più di un terzo delle donne, in Italia, abbia subito violenza fisica o sessuale è semplicemente mostruoso. Pensiamoci un attimo: una su tre. E forse anche di più. Come si può accettare – nell’Italia del 2007 una situazione simile? C’è da inorridire e sprofondare. Davanti alle proprie figlie c’è da vergognarsi di appartenere al genere maschile, viene voglia di dimettersi da “maschio” anche perché appartenere al genere maschile ormai sembra dover significare essere cafoni o violenti, untuosamente lascivi, squallidi e cinici. È difficile chiamarsi fuori, tutti viviamo immersi in quest’aria ammorbata.


UOMINI SENZA QUALITÀ


Stiamo diventando uomini senza qualità, senza più nobiltà, senza onore e affidabilità, senza gentilezza, senza bellezza interiore, senza ideali che vadano un centimetro al di là del proprio ventre? E le donne devono pagare sulla loro pelle il conto di questa mutazione antropologica? Bisogna smettere di infischiarsene, magari appaltando questa tragedia alle donne stesse, come se la questione riguardasse loro, ché poi tutto finisce per essere agitato solo come argomento di propaganda da qualche politicante. Invece riguarda noi. Noi uomini, i nostri figli e le nostre figlie. È infatti delle nostre figlie che stiamo parlando. E dei nostri figli. Che razza di uomini siamo? E che società siamo? Certi ministri in questi giorni tuonano, minacciando come al solito nuove leggi. Magari va anche bene, ma temo che saranno grida manzoniane perché il problema, questo disastroso degrado morale ed educativo, questa violenza di massa, è la conseguenza di un colossale crollo nichilista delle nostre società. Possibile che la modernità debba per forza significare spazzar via ogni intima nobiltà, ogni carità, ogni purezza? Non voglio generalizzare. Non tutti i maschi, per fortuna, sono dei violenti o dei pervertiti tali da perdere i tratti umani, non tutti trattano le donne come pezzi di carne da umiliare, da violentare, addirittura da torturare. Ma le dimensioni del fenomeno sono troppo grandi. Quando la più nobile delle parole umane, “amore”, per milioni di donne, ha ormai finito per assumere i connotati satanici della violenza, dello stupro e perfino dell’assassinio, la malattia è collettiva, grave e profonda. È paradossale che l’epoca più politically correct, quella che più fa retorica sulla “parità” fra uomo e donna, sulla non discriminazione, sia poi così feroce. Paradossale, ma emblematico. Scuola, televisione e giornali riempiono la testa ai ragazzi e ai giovani con i luoghi comuni della cultura “democratica”, ma non è questa che cambia il cuore, spesso rende solo ipocriti. Specialmente se poi insegna a pretendere tutto e subito come un diritto. Specialmente se deride il sacrificio, la nobiltà morale, la dedizione e perfino la santità. A Sinistra come a Destra è difficile sentir parlare di Doveri e di Divieti. Chi e come può plasmare uomini veri, nobili e giusti? Chi lo fece in altre epoche oscure e barbare? Nell’antichità e nell’alto medioevo furono i monaci e i grandi santi che insegnarono a popolazioni abbrutite e feroci a diventare uomini. E a costruire grandi civiltà. Ma oggi? Il ministro Amato? Viene da ridere. O da piangere.

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LIBERO 17 agosto 2007