Non esiste una fivet “buona”…

La cappa ideologica

Se il primario cattolico promuove la fivet “buona”

All’ospedale di Cantù arriva la fecondazione in vitro in nome della legge 40…

 

La stampa locale ha salutato la notizia con squilli di tromba e toni celebrativi: finalmente a Cantù (Como) la prima gravidanza ottenuta con la fecondazione artificiale. La gravidanza – dicono le cronache – è ancora in corso, ma già si respira aria di successo perché – finalmente – le tecniche in provetta sono approdate nel nosocomio in provincia di Como. Già da due anni a Cantù si operavano inseminazioni intrauterine che, com’è noto, non prevedono la produzione di embrioni fuori dal corpo della madre. Ma secondo qualcuno occorreva fare “un salto di qualità”, e ottenere dalla Regione Lombardia l’accreditamento come struttura di “secondo livello”; cioè, iniziare a fare fecondazione artificiale extracorporea.
Ovviamente, come precisa la stampa locale, “nel rispetto della vigente legge 40: al massimo tre embrioni impiantati”.
Le cronache non raccontano, però, alcuni piccoli dettagli; come il fatto che la fecondazione è operata da un tecnico e non dall’abbraccio dei genitori; che queste tecniche implicano la morte di decine e decine di embrioni che non nasceranno mai; che l’essere umano è trattato come un oggetto del desiderio; che le percentuali di successo sono modeste; che l’iperstimolazione ovarica cui si deve sottoporre la donna ha serie controindicazioni per la sua salute. Eccetera eccetera. E che la Chiesa dice ai cattolici di girare alla larga da queste porcherie. Insomma: quisquilie.
Verità scomode, ignote alla gran parte dell’opinione pubblica, ma che non sfuggono certo alle competenze dei medici. Verità che non possono essere ignote a quel medico, primario dell’unità di ostetricia e ginecologia di Cantù – che è un professionista serio e stimato, cattolico, molto vicino a Comunione e Liberazione, formatosi al San Raffaele di Milano; questo stesso medico che in questi anni ha partecipato a più di un’iniziativa pubblica organizzata da Scienza e Vita e da un’associazione seria come Medicina e Persona.
Questo primario – come scrive il sito “Cercounbimbo”, favorevole alla fivet – si è dato un gran daffare per ottenere che si facessero figli in provetta a Cantù. Tanto ha fatto, che c’è riuscito. In fondo, che male faceva: doveva applicare la legge 40, quella della “fivet buona”. Quella che – anche in casa cattolica – non si può criticare, sennò guai, la peggiorano. Quella che prevede l’obiezione di coscienza per i medici che non vogliono fare la fivet (in primis dovrebbero farla tutti i medici cattolici), ma di questa obiezione nessuno parla, nessuno l’ha chiesta, anche da scranni autorevoli.
Il caso-Cantù è una vicenda esemplare dei frutti della legge 40 del 2004: doveva funzionare come argine alla provetta selvaggia; si è trasformata in legittimazione della fecondazione artificiale omologa, che medici cattolici sentono il dovere di promuovere nei reparti di propria competenza.
Come certe vignette, una storia senza parole. Che si commenta benissimo da sé.
Qualcuno parla per denunciare il fattaccio? La Chiesa locale dice qualche cosa? I movimenti ecclesiali scrivono un volantino per censurare? Macchè. Peccato che ci sia Verità e Vita a denunciare la cosa. Peccato davvero: altrimenti, tutti avrebbero potuto continuare a dormire sonni tranquilli. Evviva la legge 40. Evviva il male minore. Massì: continuiamo a farci del male.
Comitato Verità e Vita – Comunicato Stampa N. 60 10 Dicembre 2008

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