Nomine: Massimo Cacciari in Vaticano…

Dal mondo

BASTA PREDICHE
DA CACCIARI L’ANTICRISTO

Incredibile: il filosofo ed esponente di punta della Margherita veneta, Massimo Cacciari, che da sempre pretende di insegnare la fede ai cattolici, è stato chiamato a far parte della «terna» che il prossimo 13 aprile in Vaticano presenterà il libro su Gesù del Papa …


di ANTONIO SOCCI



 

C’è un famoso detto attribuito a un Papa che recita: «Chi sa fa, chi non sa insegna, chi non sa insegnare dirige. Chi non sa neanche dirigere, fa il politico e governa». In effetti Massimo Cacciari non sa cosa sia il cristianesimo, non avendolo praticato e sperimentato, tuttavia da anni lo insegna sui giornali e cerca di dirigere il Papa e la Chiesa, facendo il politico. Ora il sindaco di Venezia ha un’occasione straordinaria per insegnare al Pontefice il suo mestiere: è stato chiamato a presentare il libro di Ratzinger, “Gesù di Nazaret“, il 13 aprile prossimo, nell’Aula del Sinodo, in Vaticano, insieme col cardinale di Vienna Schönborn e con il valdese professor Garrone. Il tutto coordinato dal direttore della Sala stampa vaticana, padre Lombardi. Cacciari potrà spiegare per esempio un fondamentale dogma della fede cattolica che Benedetto XVI ignora di sicuro. È vero che Ratzinger è un raffinatissimo teologo, è vero che è stato per venti anni il “custode” dell’ortodossia cattolica (all’ex S. Uffizio) ed è vero che è perfino Papa e quindi nessuno più di lui conosce le verità della dottrina cattolica, eppure il Santo Padre ignora che fra i “dogmi” della sua fede c’è quello della “reincarnazione”. A dire il vero lo ignorano tutti da duemila anni. Ma lo scoop si deve appunto a Cacciari che in una memorabile intervista alla Repubblica dell’11 settembre 2006 pare aver dichiarato: «Secondo la teologia islamica l’ateismo è insito nella rivelazione della cristianità. Dipende dal dogma della reincarnazione».
LA “REINCARNAZIONE”
La reincarnazione? È l’opposto del cristianesimo, ma non è male come battuta di spirito. Sarà stato un lapsus o un errore del giornalista, ma è divertente che sia capitato a uno che si picca di impartire sempre lezioni a tutti. Innanzitutto al Papa. A bacchettare Ratzinger, come fosse uno scolaretto, il sindaco di Venezia cominciò già alla vigilia della sua elezione, quando bocciò l’espressione «dittatura del relativismo». Poi, subito dopo quella stessa elezione, protestò perché i cardinali non avevano seguito le sue tassative indicazioni di eleggere il cardinal Martini che era amico suo e nel quale egli avvertiva il travaglio di essere cattolico, mentre in Ratzinger – lamentava il barbuto pensatore – il dogma è certezza. Dopo il discorso di Ratisbona Cacciari ha di nuovo bacchettato il Pontefice: «Ratzinger è incorso in una gaffe», «è stata un’imprudenza, bene avrebbe fatto ad argomentare meglio le sue idee». Insomma bocciato. E bocciato pure Ruini e bocciata Oriana Fallaci che – a suo dire – avrebbe «parlato a vanvera, senza usare minimamente la ratio». Infatti la “ratio” è una esclusiva del sindaco di Venezia. Che la sfoggia sempre. Come quando insegna che la religione che «si è imposta agli altri con la violenza» è quella cristiana, mentre «l’islam al contrario, non ha mai usato il “modello assimilazionistico”». Fantastico. Questa fa il paio con la trovata della “reincarnazione”. Il mese scorso, quando il Papa tornò sul tema delle “radici cristiane” dell’Europa, Cacciari riprese a tuonare dalla Repubblica: «concezione reazionaria». Intimò poi al pontefice di non fare più «predicozze» e bocciò la critica all’intolleranza laicista: «un’accusa priva di fondatezza». Infine, quando Ruini – su indicazione del Papa – annunciò la Nota della Cei sui Dico, scagliò l’ennesimo anatema: «atteggiamento teocratico», «la Chiesa tradisce se stessa».
LEZIONI ALLA SANTA SEDE
Ora va a discettare in Vaticano. Non sapendo risolvere da sindaco il problema dell’acqua alta, prova a risolvere da filosofo le domande sull’Altissimo. C’è stato un tempo in cui il pensatore della laguna aveva fatto innamorare vescovi e preti per aver scritto “L’Angelo necessario” (Adelphi). Molti, fermandosi al titolo, o leggendolo senza comprenderlo a fondo, lo considerarono un trattato di angelologia cattolica e videro Cacciari quasi come un convertito. Poi la New Age ha cominciato a diffondere una certa moda degli angeli in salsa gnostica, Cacciari è stato letto più attentamente e si è capito che il suo libro è tutt’altro che cattolico. La rivista dei gesuiti, Civiltà Cattolica, l’ha ironicamente definito «filosofo ombrosamente pensoso» e in ambiente cattolico sono cominciate a circolare addirittura “demonizzazioni” di Cacciari. Maurizio Blondet, all’epoca giornalista di Avvenire, iniziava un suo libro sul “potere iniziatico” (titolo: “Gli ‘Adelphi’ della dissoluzione”) proprio riportando un’inquietante frase che Cacciari gli rivolse durante un’intervista: «Il Papa deve smettere di fare il katéchon!». E poi spiegò la “parolaccia”, si tratta di «ciò che trattiene l’Anticristo dal manifestarsi pienamente». Ne parla San Paolo nell’inquietante sua profezia sull’Anticristo. Blondet la prese male: «Come si può chiedere al Papa di non opporsi al Male? Mi domandai anche: perché Cacciari desidera accelerare l’avvento dell’Anticristo?». Chissà, forse non si capirono. Fatto sta che Cacciari ammalia alcuni cattolici e ne fa inorridire altri. Nel sito dell’Azione cattolica un lungo argomentato articolo del 2004 illustra i contenuti pericolosi del pensiero di Cacciari che cirolano acriticamente nelle sacrestie. Torna l’accento sullo “gnosticismo”, l’antico nemico della Chiesa, l’origine di tutte le eresie anticristiane, soprattutto per il suo dualismo che finisce per identificare il Bene e il Male, Dio e Satana, in un inaccettabile Uno. L’antropologa Cecilia Gatto Trocchi – studiosa del mondo occulto e magico – nel 1996 dedica “a Massimo” il suo libro “Il risorgimento esoterico”, scritto in risposta al volume di Cacciari “Dell’Inizio”. La Gatto Trocchi confronta “L’Angelo necessario” di Cacciari con un libro di Giovanni Papini che contiene questo capitolo: “Il Diavolo è necessario?”. Papini riprendeva antiche teorie gnostiche, condannate dalla Chiesa, secondo cui Satana svolgerebbe un ruolo affidatogli da Dio e alla fine anche lui sarebbe stato salvato.
PASSIONE PER LA GNOSI
«Massimo Cacciari aderisce appassionatamente alla tesi fondamentale del pensiero gnostico», afferma la studiosa. Secondo la quale infine il filosofo veneziano sarebbe molto vicino ai temi della New Age. Formulati però in modo colto. Egli arriverebbe a identificare «il nuovo Messia con il Filius perditionis…». Letture allarmate che si trovano riprese da un recente volume sui movimenti esoterici di Roberta Grillo, presidente del Gris della diocesi di Milano. Probabilmente è un eccesso di allarmismo e di complottismo. Bisogna capire che Cacciari usa le categorie teologiche e le dottrine antiche, ma se ne infischia dello “spirito”, è sempre di storia e di politica che parla: deve spiegare a se stesso com’è possibile che una persona intelligente sia stata comunista e come si “giustifica” l’orrore che è stato il comunismo. Affronta dunque da filosofo il problema del male e lo risolve all’opposto di Ratzinger che in “Fede, verità, tolleranza” demoliva proprio la tesi della “necessità” del Male. Ecco cosa scriveva il cardinale: «Il male non è affatto – come reputava Hegel, e Goethe vuole mostrarci nel Faust una parte del tutto di cui abbiamo bisogno, bensì la distruzione dell’Essere. Non lo si può rappresentare, come fa il Mefistofele del Faust, con le parole: “io sono una parte di quella forza che perennemente vuole il male e perennemente crea il bene”. Il bene avrebbe bisogno del male e il male non sarebbe affatto realmente male, bensì proprio una parte necessaria della dialettica del mondo. Con questa filosofia sono state giustificate le stragi del comunismo, che era edificato sulla dialettica di Hegel, vòlta in prassi politica da Marx. No, il male non appartiene alla “dialettica” dell’Essere, ma lo attacca alla radice». In pratica: il comunismo non è stato un «male necessario», ma solo un Male devastante.
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GRANDE ATTESA
L’USCITA
“Gesù di Nazaret” (Rizzoli, 446 pagine, 19,50 Euro) uscirà in libreria il 16 aprile, giorno dell’80esimo compleanno di Joseph Ratzinger. Il Pontefice è nato a Marktl am Inn, in Baviera, nel 1927.
LA PRESENTAZIONE
Il libro sarà presentato il prossimo 13 aprile dall’arcivescovo di Vienna, cardinale Christoph Schönborn, dal professor Daniele Garrone, decano della facoltà valdese di teologia di Roma e da Massimo Cacciari, filosofo e sindaco di Venezia. A coordinare l’incontro, che si svolgerà alle ore 16 nella città del Vaticano, nell’Aula del Sinodo presso la Sala Paolo VI, sarà padre Federico Lombardi, direttore della sala stampa della Santa Sede.
I LIBRI DEL PAPA
Edito da Rizzoli, come i numerosi libri del predecessore Giovanni Paolo II, “Gesù di Nazaret” sarà disponibile in contemporanea in tedesco (editore Herder) e in polacco (editore Wydawnictwo). Si tratta del primo libro di Benedetto XVI dopo l’ascesa al soglio di Pietro, anche se sono stati pubblicati numerose raccolte di suoi discorsi e interventi dal 19 aprile 2005, data della fumata bianca, oltre all’enciclica “Deus Caritas est” (2006)
TRE ANNI DI LAVORO
Il libro del Papa è un saggio piuttosto corposo, frutto di oltre tre anni di lavoro. Ratzinger ha scritto le prime pagine durante l’estate del 2003, in uno dei brevi periodi di vacanza (allora era prefetto per la Congregazione della Dottrina della fede). Una volta eletto Papa, ha dedicato al testo «tutti i momenti liberi» fino al settembre 2006, data in cui ha completato le bozze. Si tratta di un volume diviso in 10 capitoli dedicati alla figura umana di Gesù, dal battesimo fino alla trasfigurazione. La parte relativa all’infanzia è stata “rimandata” dall’autore alla seconda parte del libro, di cui non è nota la data di uscita. Il Papa ha preferito quindi concentrarsi sull’attività “pubblica” di Cristo.
NELL’AGONE LAICO
È stato lo stesso Benedetto XVI, nell’annunciare l’uscita del libro durante lo scorso autunno, a invitare a un pubblico dibattito culturale e storiografico sul suo testo. Il Pontefice ha chiarito che il volume potrà essere discusso liberamente da chiunque poiché non vincola l’infallibilità pontificia, non trattandosi di un testo inserito nel magistero papale né in atti ufficiali del mandato petrino.


LIBERO 5 aprile 2007