No dell’Onu a tutte le forme di clonazione umana

Vita: politiche di bioetica


No dell’Onu a tutte le forme di clonazione umana


In pochi ci avrebbero scommesso, ma dopo tre lunghi anni di polemiche e trattative l’Onu ha approvato una dichiarazione che condanna la clonazione umana, anche quella terapeutica…


di Riccardo Cascioli


In pochi ci avrebbero scommesso, ma dopo tre lunghi anni di polemiche e trattative l’Onu ha approvato una dichiarazione che condanna la clonazione umana, anche quella terapeutica, invitando gli Stati ad adottare urgenti misure legislative per mettere fuorilegge tutte le pratiche di clonazione, “in quanto incompatibili con la dignità umana e la protezione della vita umana”.


Il testo della dichiarazione, presentato dall’Honduras, è stato adottato dalla Commissione giuridica dell’Assemblea generale con 71 voti a favore, 35 contrari e 43 astenuti, e arriva alla fine di una settimana di sessione specioale tutta dedicata a risolvere lo spinoso problema della clonazione.


La principale spaccatura fra i diversi Paesi riguardava l’oggetto della “protezione”: la “vita umana”, come volevano con forza Costa Rica, Uganda, gli Stati Uniti chiedendo quindi il bando di ogni forma di clonazione; o “l’essere umano”, come invece volevano Belgio, Gran Bretagna, Singapore, definizione che avrebbe consentito la clonazione terapeutica e messo fuorilegge soltanto la clonazione “finalizzata a far nascere esseri umani”. Da notare però che secondo alcuni documenti legali internazionali “essere umano” va inteso come “già nato”.


La dichiarazione chiede anche agli Stati membri di “prevenire lo sfruttamento delle donne”, clausola richiesta soprattutto dai Paesi in via di sviluppo, timorosi che la forte richiesta di ovuli trasformi le donne dei Paesi poveri in una sorta di “fabbrica di ovuli” a buon mercato.


“Questo è un messaggio forte a tutto il mondo per affermare che questa procedura moralmente discutibile è oltre ogni limite accettabile”, ha dichiarato Austin Ruse, presidente del Catholic family and Human Rights Institution, una delle principali organizzazioni non governative coinvonte nel negoziato. “Nell’adottare questa dichiarazione – ha proseguito Ruse – la comunità internazionale è unita nel condanare ogni forma di clonazione umana come immorale e fonte di sfruttamento. Questo deve incoraggiare interventi analoghi nelle legislazioni di tutto il mondo”.


La decisione ha infatti ricadute immediate sia negli Stati Uniti, dove ci sono in Senato tentativi di rovesciare il divieto di ricerca sulle staminali embrionali voluto dal presidente Bush, sia in Europa dove sono forti le spinte per ammettere la clonazione terapeutica e dove la Gran Bretagna ha già rilasciato due licenze per esperimenti di clonazione.


I negoziati all’ONU erano iniziati nel 2002, quando Francia e Germania proposero la creazione di una convenzione internazionale per mettere al bando la clonazione riproduttiva, ma permettendo quella terapeutica. La proposta incontrò subito l’opposizione degli Stati Uniti e della Spagna (ma con Zapatero oggi la posizione della nazione iberica è mutata), che invece chiedevano il bando di ogni forma di clonazione. Tra veti incrociati si è arrivati così all’ottobre 2004, quando è stato il Costa Rica a proporre il bando di tutte le forme di clonazione, con il Belgio che ha riproposto la vecchia posizione di Francia e Germania. Alla fine è stata lasciata cadere l’idea di approvare una Convenzione, che avrebbe avuto carattere vincolante per gli Stati, e ci si è fermati alla Dichiarazione, su cui si è andati al voto: questa non è vincolante, ma ha ovviamente un significativo valore politico.


di Riccardo CascioliAvvenire 21 febbraio 2005