Necessitiamo della franchezza di molti Mons. Maggiolini…

Famiglia: coppie di fatto

«Politici vecchi bacucchi
vogliono scardinare l’ordine stabilito da Dio»


L’anatema di mons. Maggiolini nel giorno dell’Immacolata: «Di questo passo ammetteranno i matrimoni tra uomini e bestie».  Il Vescovo riafferma il suo pensiero in un’intervista rilasciata al quotidiano Libero

«Per molti la famiglia è un ferrovecchio. Presto si ammetteranno non solo matrimoni tra omosex ma anche tra uomini e cavalli».
Così monsignor Alessandro Maggiolini ha tuonato contro la legge con la quale il governo vuole parificare le coppie di fatto alle famiglie legate dal sacro vincolo del matrimonio.
«L’altro ieri il Comune di Padova…» ha esordito il 75 enne Maggiolini (che in gennaio lascerà l’incarico di vescovo di Como per raggiunti limiti di età) nella sua omelia alla messa dell’Immacolata. Il riferimento era al riconoscimento delle coppie di fatto deciso dall’amministrazione del capoluogo veneto, che ha introdotto il primo registro anagrafico dedicato alle convivenze. Di qui l’anatema pronunciato nei confronti di quei governanti pubblici «che si sentono in grado di passare sopra ciò che Dio ha fatto, e ha fatto bene».
Riconoscere e legalizzare le coppie di fatto, comprese quelle tra gay e lesbiche, per il vescovo e teologo lombardo significa tradire «l’ordine stabilito da Dio». Spiega mons. Maggiolini: «Viviamo in una società marcia con legislatori vecchi bacucchi che vogliono scardinare il disegno della creazione incentrato sulla distinzione maschio-femmina».
Averne, di persone dalle idee così chiare e dalla parlantina così schietta…
Gli strali di Maggiolini, alla presenza di tanti fedeli che hanno stipato per l’occasione il Duomo di Como, si sono rivolti anche contro i Palazzi del potere romani. Incluso quel Parlamento «che in una notte ha cambiato parere e per tutta la nazione ha reso lecite le coppie di fatto, eterosessuali e omosessuali». Una cosa inaccettabile per la religione cattolica, ma anche per i fondamenti costituzionali del nostro Paese, dal momento che mette in pericolo «il matrimonio fondato sulla famiglia monogamica sancito dalla Costituzione».


La Padania [Data pubblicazione: 10/12/2006]



«A parole stanno col Papa, poi distruggono il matrimonio» 


Pacs, eutanasia, spinelli liberi: ma i cattolici nell’Unione che ci stanno a fare?
Monsignor Alessandro Maggiolini, per lunghi anni vescovo della diocesi di Como e noto per i suoi interventi sempre incisivi, tace un momento e poi risponde: «Già. Che ci stanno a fare i cattolici in questo marasma? Non sarebbe meglio se si facessero da parte e lasciassero che la Chiesa continuasse per la sua strada seguendo il Signore Gesù?».
I cattolici nell’Unione non fanno abbastanza?
«Decenni fa l’Unione dei cattolici era semplicemente l’Associazione di Azione Cattolica. Oggi ignoro se molti credenti si siano “venduti” per interessi politici. Certo è che diversi di essi si proclamano cattolici apostolici romani e si scostano da ciò che il Magistero afferma: soprattutto il Papa. Forse più che venduti, sono stati comprati dalle formazioni politiche e culturali che fanno opinione e assicurano i maggiori profitti economici. È avvenuta una separazione dalla Chiesa. Si pensi alla famiglia che è stata abbattuta in poco più di un’ora quando un manipolo di politici ha voluto mandare all’aria il disegno di salvezza progettato e attuato da Dio dall’eternità. Si pensi alla famiglia con annesso il divorzio: quante volte è possibile divorziare? Così si dica per i Pacs, l’eutanasia, lo spinello».
Nella sua omelia, nel giorno dell’Immacolata, ha definito i politici in generale “vecchi bacucchi”. Con chi ce l’ha?
«Non erano i politici in generale. Sono i politici che non hanno capito che la profezia non è il riprendere idee e comportamenti vecchi di secoli. Invito a leggere i più recenti libri di Pansa dove i fascisti di una volta sono diventati di botto comunisti e poi radicali e altro. Dove i comunisti di una volta sono fatti passare per fascisti. E i partigiani, tra cui v’erano pure fior di farabutti (si riprenda in mano la monografia di De Felice), sono presentati come eroi senza uno sfregio».
Ma i politici di centrodestra riescono a non tradire le attese dell’elettorato cattolico? E che ne pensa dell’idea di Pier Ferdinando Casini, ossia quella di creare un nuovo “grande centro”?
«Per Casini non so che cosa rispondere: aspetto di vederlo allineato alla forza politica che si rivelerà vincente. Non ho nessuna difficoltà a riconoscere che anche nel centrodestra vi siano incongruenze e incoerenze. Non solo tra ciò che dicono e ciò che fanno: antidivorzisti con un plotone di amanti laccate, esaltatori dell’Humanae Vitae che passano gli anni del matrimonio senza perdere d’occhio una sola volta i contraccettivi; giovani che giurano sulla bellezza dell’amore coniugale e si accatastano in convivenze che sembrano un poco orge… La contraddizione c’è anche tra ciò che alcuni politici dicono in una occasione e disdicono in un’altra occasione, secondo le opportunità. Che cosa può mai fare la volontà di guadagnare dei voti: può anche far saltare a pié pari qualsiasi lealtà e dignità».
Ma in Italia possiamo ancora dire che esistono i cattolici?
«Certamente, dal punto di vista sociologico. Sotto il profilo della coerenza tra fede e vita c’è da lavorare molto. Non credo si riesca a formare una nuova Democrazia Cristiana. Si insista, invece, sulla decisione di essere cristiani e di sforzarsi di essere democratici e autenticamente laici. Semmai da richiamare è la robustezza degli interventi del Magistero e dei sacerdoti, senza dimenticare la fierezza del credere che deve caratterizzare ogni cristiano. Il dialogo non convince nessuno se non parte da posizioni diverse mantenute e giustificate con delicatezza e con ostinazione. Altro che cercare ciò che unisce e lasciar da parte ciò che divide. Occorre identificare esattamente ciò che divide, per giungere insieme alla verità che è unica. Si osservino le fermezze islamiche sul piano teorico. Sul piano pratico i cattolici cerchino di vivere come pensano – come ha insegnato il Signore – per non finire a pensare come si vive».
Sempre nella sua ultima omelia ha definito la nostra società “marcia”. Però anche il premier dice che «l’Italia è impazzita». Non avrà la stessa opinione di Prodi?
«Prodi mi è amico. Non condividiamo affatto le stesse idee. La sua Italia impazzita si riferisce prevalentemente all’economia e alla politica estera. Italia impazzita: e chi l’ha portata alla follia? Quando parlo di società marcia mi riferisco ai valori dottrinali e morali. Neghi chi vuole. A prendere in mano Machiavelli e Petronio sembra di leggere libretti di collegiali rispetto alle porcherie che si diffondono oggi».


di Caterina Maniaci
LIBERO 10 dicembre 06