Mons. Negri: Storia, maestra di vita

I diversi islam

LA “RECIPROCITÀ” SAREBBE SEGNO DI CIVILTÀ


I cristiani fanno bene a lavorare per il bene e la giustizia della società, anche se quelli per cui lavorano non dimostrano un minimo di reciprocità. Ma noi non viviamo fuori dalla storia, e forse vale la pena ricordare che da secoli i cristiani vivono senza nessuna “reciprocità” islamica.


di Mons. Luigi Negri
Vescovo di San Marino-Montefeltro

I cristiani fanno bene a lavorare per il bene e la giustizia della società, anche se quelli per cui lavorano non dimostrano un minimo di reciprocità. Perché il bene e la verità non dipendono dalla reciprocità ma dalla forza stessa della loro identità. Pertanto i cristiani fanno bene a prodigarsi perché le minoranze islamiche nel nostro paese si vedano riconosciuti i diritti a costruire propri luoghi di culto: perché questo è un diritto fondamentale della persona. Ma noi non viviamo fuori dalla storia, e forse vale la pena ricordare che da secoli i cristiani vivono senza nessuna “reciprocità” islamica.
Non è una vergogna insopportabile per tutta la comunità civile del mondo che un islamico convertito al cristianesimo (diritto fondamentale di ogni persona è la scelta della religione che desidera) sia sfuggito alla morte decretata dalle autorità islamiche sono perché una commissione medica lo ha definito “clinicamente pazzo?”. Come ai tempi di Stalin nell’Urss quando milioni di credenti erano definiti da psichiatri di regime “malati mentali”.
E tanto per non dimenticare la storia: perché la storia è maestra di vita, ricordiamo che questo nostro Bel Paese che si protende deliziosamente in tre mari ha lungo le sue coste dei paesi costruiti a due e fino a tre livelli. Perché molte volte, mentre sulla riva del mare si lavorava, si soffriva, ci si sposava, si mettevano al mondo figli, improvvisamente risuonava il luttuoso allarme: “Arrivano i Turchi”!. Allora c’era la “mattanza”, di uomini, donne, bambini che non erano riusciti a fuggire più in alto. Quante donne, giovani e madri, sono sparite negli Harem di quelli che, con molto ottimismo, si potrebbero definire signorotti islamici? E quanti giovani, in età di lavoro, sono finiti schiavi e sono morti a migliaia di chilometri da casa sono perché erano cristiani?. Gli storici ne hanno contati decine di migliaia.
La storia non autorizza certamente l’odio, ma favorisce una criticità, senza la quale, come ricorda giustamente il presidente Pera, una civiltà è destinata a morire.
Come dimenticare gli ottocento martiri di Otranto, impallati dai turchi, solo per la loro fedeltà a Gesù Cristo?.
E perché dimenticare quel episodio terribile, che la stupida complicità dell’Occidente ha eliminato dalla storia?. Quando la piazzaforte cristiana di Candia, si arrese ai Turchi il nobile Veneziano che la presiedeva Marco Antonio Bragadin, chiese un salvacondotto per sé e per i suoi ufficiali e l’assicurazione che tutta la popolazione civile e cristiana, avrebbe avuta salva la vita.
Gli fu promesso con il sigillo del sultano. Immediatamente dopo gli fu mozzata la lingua, il naso e le orecchie; fu scuoiato vivo, la sua carne gettata ai cani e ai porci e la sua pelle riempita di segatura, e questo pupazzo, a dorso di un asinello, fu portato in giro per tutta l’isola di Candia.
Questa è la storia: noi lavoriamo anche per chi ci perseguita, ma nessuno potrà mai convincerci a dire che non ci hanno perseguitato e che, con altissima probabilità, continueranno a farlo.
In una certa diocesi si afferma che una delle priorità pastorali è quella di aiutare la costruzione delle moschee. È anche per questi “operatori pastorali” che ho scritto queste cose.
A me, personalmente, la storia mi riempie solo di amore a Gesù Cristo ed alla Sua Chiesa.


31 marzo 2006
http://www.diocesi-sanmarino-montefeltro.it/System/2284/art.%2010%20-%20La%20reciprocità%20sarebbe%20segno%20di%20civiltà%20-%2031.03.2005.pdf